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  • Musica live in isolamento da casa

    Bob Sinclar, Instagram live dal suo studio [Screenshot]

    “Today I was supposed to be playing with Coldplay, the band I come from, but we are all stuck in different Countries, and we can’t play together. So I thought what would be nice would be to check in with some of you out there, see how you are doing, where you are and what I could do for you. Had an idea that we could call this thing: “Together at Home”, and who knows? Maybe tomorrow someone else will take it over”

    Chris Martin *

    La possibilità data da Facebook e Instagram di trasmettere live, semplicemente utilizzando il proprio smartphone, viene messa a frutto da quasi ogni artista e personaggio pubblico per mantenere un contatto con il proprio pubblico, per contribuire ad intrattenere milioni di persone chiuse in casa e per esprimere una sorta di vicinanza nel comune disagio.

    Nel caso dei musicisti, questo risulta in una serie di DJ sets e live musicali casalinghi, spesso trasmessi a cadenza regolare, come appuntamenti fissi, in alcuni casi addirittura quotidiani, che punteggiano le giornate di marzo aprile e maggio.

    Sempre messi insieme con modalità fai da te, è divertente andare a vedere gli spazi privati dei musicisti e come ognuno abbia deciso di impostare l’ambientazione dei propri set.

    Tra i più prestigiosi, in termini di qualità musicale, gli appuntamenti della rete  Boiler Room, intitolati: “Streaming from Isolation” 

    Boiler Room organizza con gli artisti con cui abitualmente collabora – tutti DJ e musicisti di grandissima fama – la trasmissione in live streaming di interi DJset, ognuno da casa propria e in totale autarchia di mezzi; con la messa in onda si intende anche raccogliere fondi per Il Global Food Bank.

    Moltissimi artisti si organizzano, comunque, anche autonomamente, per trasmettere dei DJset da casa propria.

    Tra i più spontanei e un po’ deliranti, quelli dei francesi Bob Sinclar, Dj e produttore House e del musicista e produttore electro-pop Dombrance.

    Bob Sinclar trasmette per due mesi filati, ogni pomeriggio alle 17.00, dei DJ sets in cui seleziona musica  ogni giorno di uno specifico periodo o genere musicale e in qualche caso regalando soprattutto qualche anteprima di brani propri o ancora inediti, nuove produzioni per conto di altri artisti e remix approntati per le trasmissioni.

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    Va in onda dal proprio studio, coloratissimo e strapieno di vinili e di gadgets super kitsch e lui stesso si veste e si traveste in spirito feelgood.

    La più vista raggiunge 10.000.000 di contatti in diretta.

    Dombrance trasmette dalla propria cucina, dei veri e propri live di elettronica, godibilissimi, avendo stabilito che il piano di lavoro della cucina è la superficie che meglio riproduce quella della consolle per musica elettronica.

    Tra le altre mille follie musicali in isolamento, ancora meno rigorose dei live set da casa, spiccano per particolare originalità le trasmissioni in versione Karaoke di Robbie Williams e quelle organizzate dalla ONG Global Citizen, con varie star mondiali e intitolate #TogetherAtHome, con l’obiettivo di raccogliere fondi per l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (questa iniziativa sfocerà in un mega concerto, curato da Lady Gaga, che ha visti coinvolti tra i più di 100 artisti anche Paul McCartney, Billie Eilish, Annie Lennox e i Rolling Stones che si sono esibiti in simultanea, ognuno da casa propria). 

    Dombrance, “Live dans ma cuisine”, Facebook live, marzo 2020

    Il primo episodio di #TogetherAtHome viene registrato da Chris Martin dei Coldplay, dal suo studio, dove esegue per i fan in versione acustica molto informale, al piano e alla chitarra, pezzi dei brani dei Coldplay.

    Chris Martin, Youtube live dal suo studio, per “#TogetherAtHome

    Robbie Williams, costretto a rispettare la vera quarantena di rientro in volo dall’Australia ai primi di marzo, trasmette dal proprio salotto, spesso impegnato a lavorare su un album da colorare, eseguendo in modalità karaoke i brani di qualsiasi tipo, che i fans gli richiedono. Robbie intitolerà la trasmissione “Coronaoke”.

    Robbie Williams, “Coronaoke” su Instagram live, da casa

    Dall’Italia, tra gli episodi più popolari, il cantante dei Subsonica Samuel Romano, trasmette in dal proprio studio nuovo e di nuova concezione, Golfo Mistico Club, attrezzato come un piccolo club, con tanto di bar, dove in prospettiva intende ospitare musicisti e produttori per future collaborazioni.

    Samuel inaugura lo studio proprio in corrispondenza del lockdown e quindi in modalità streaming, trasmettendo il martedì e il sabato sera, quando un barman esegue anche dei cocktail in diretta, svelandone le ricette al pubblico collegato.

    E come lui, Jo Squillo trasmette dal proprio terrazzo e  Nicola Savino, DJ e speaker radiofonico, dal proprio salotto, in un appuntamento addirittura quotidiano per 3 mesi filati.

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    Niente star, invece per il progetto “The Viral Jukebox – for self isolaters and social distancers”, nato il 21 marzo 2020, su Facebook, dall’idea di un duo di musicisti inglesi e attualmente amministrato da 7 persone:

    “A page for those social distancing or self-isolating because of coronavirus to request performances of music (songs, instrumentals, whatever) by musicians who may be short of gigs owing to the pandemic. All styles and eras are welcome”.

    Si propone di postare la propria richiesta musicale – indicando, per ragioni di esotismo, anche dove ci si trovi – e aspettare che qualche musicista costretto a casa raccolga la richiesta ed esegua da casa propria il brano, dedicandolo (leggi: taggando) al richiedente.

    Un Jukebox umano, insomma.

    Nei mesi, una serie di musicisti e amateurs, son diventati degli esecutori fissi; tra questi anche mamme super musicali, aiutate dai figli incaricati delle coreografie o dei cori, maestri di canto e di musica, band smembrate dal lockdown che registrano le proprie parti e poi le montano (come abbiamo visto fanno anche le orchestre in tutto il mondo).

    Mentre scriviamo, la pagina è giunta alla ventunesima settimana di attività: 1086 sono le richieste evase (di cui si tiene il conto con un sistema piuttosto complicato di threads e hashtags) ed è stato istituito anche un premio settimanale per la migliore esibizione.

    Gruppo Facebook: “The Viral Jukebox – for self isolaters and social distancers”, il poster
    Gruppo Facebook: “The Viral Jukebox – for self isolaters and social distancers”: un’esibizione

    C’è chi canta a cappella, chi si accompagna o si fa accompagnare con strumenti musicali, chi ha un piccolo studio di registrazione a casa ed esegue registrazioni semi-professionali, chi si esibisce in duo o trio con i familiari, chi coreografa le proprie esibizioni o costruisce dei setup, chi registra se stesso più volte per eseguire canto e controcanti, o per suonare diverse parti musicali su diversi strumenti e poi monta brani polifonici o multi strumentali…

    * il leader dei Coldplay, in diretta su Youtube dal suo studio

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    22 agosto 2020

  • United We Stream

    © Julian Nelken

    “Enter the biggest Club in the World”

    Club Commission Berlin *

    L’ordinanza che chiudeva tutti i teatri, cinema e luoghi di spettacolo in genere è stata emanata a Berlino il 12 marzo 2020. 

    Due giorni dopo, la Club Commission della città-stato Berlino – ente che regola e tutela i club e la club culture cittadina – lancia l’iniziativa “United We Stream”, aprendo un sito internet dedicato e un account su Facebook, Instagram e Twitter.

    Il 17 marzo viene annunciato alla stampa che verranno trasmessi ogni giorno alle 19.00 i set di vari DJ basati a Berlino, in streaming dai club della città, a porte chiuse.

    L’operazione viene messa istantaneamente in piedi in collaborazione con “ARTE concert”, il dipartimento musica dal vivo del canale televisivo franco-tedesco e con la piattaforma di crowdfunding betteplace.org.

    Si aggiungeranno in seguito molti altri streaming partner e media partner.

    L’idea di fondo – oltre a non disperdere il valore della scena musicale e della nightlife che caratterizzano fortemente la città e a non abbandonare la grande fetta di cittadini che frequentano intensamente o che sono protagonisti della vita notturna vivacissima, alcuni dei quali addirittura risiedono a Berlino, proprio per poterne beneficiare – consiste nel lanciare una campagna di raccolta fondi in sostegno dei locali chiusi, per aiutarli a coprire le spese fisse e a sopravvivere fino al momento della riapertura.

    Lo slogan prescelto è: “Die Party geht online weiter!” [La festa prosegue online  ndt] e il 18 marzo alle ore 19.00, viene trasmesso il primo set live dal Watergate, uno dei club più noti della città; nella line up, Monika Kruse, cult lady DJ berlinese doc e amatissima a Berlino.

    “United We Stream”, primo live in streaming, Monika Kruse DJ set, Club Watergate, Berlino, marzo 2020

    L’intuizione immediata, come si evince dal primo comunicato stampa diffuso il 17 marzo, è che svolgendosi online tanto la programmazione quanto la raccolta fondi, l’operazione possa essere seguita e sostenuta da partecipanti in tutto il mondo; moltissimi sono infatti, oltre ai turisti, i pellegrini del clubbing che frequentano Berlino regolarmente per frequentarne i locali notturni.

    Recita il primo comunicato: “I club di Berlino avviano una raccolta fondi mondiale intitolata: “Die Party geht online weiter!”.

    I club, gli organizzatori e gli artisti di Berlino dimostrano la propria unione di intenti e reciproca solidarietà avviando la piattaforma di streaming congiunta unitedwestream.berlin che aprirà mercoledì 18 marzo, per attirare l’attenzione su una campagna di raccolta fondi. 

    “United We Stream”, live in streaming, Vera DJ set – OYE Records, club Badeschiff, Berlino, maggio 2020

    Nelle settimane successive, i club di Berlino apriranno le loro porte virtuali ogni giorno in collaborazione con “ARTE concert”: la programmazione andrà in onda online ogni giorno dalle 19:00. 

    Oltre a una trasmissione in diretta di dj set, musica dal vivo e spettacoli, la piattaforma offrirà anche tavole rotonde, conferenze e film su tutti gli aspetti della club culture”.

    Sul canale Youtube dell’iniziativa, sono stati raccolti, oltre a tutti i set, anche la serie di incontri “United We Talk” e le riprese del festival virtuale andato in onda il 25 e 26 luglio, a porte chiuse dall’hangar dell’ex aeroporto cittadino Tempelhof, al costo di un soli-ticket [biglietto solidale]

    A partire da Aprile, la programmazione si estenderà anche nei club di altre città in Germania e poi  del resto d’Europa.

    La campagna di crowdfunding è stata chiusa il 14 giugno.

    In tre mesi di attività sono stati raccolti più di 1.5 milioni di Euro, cifra piuttosto consistente, se si considera che quasi tutti i locali della città hanno parallelamente anche avviato delle proprie campagne di crowdfunding individuali.

    Sono state contate oltre 35 milioni di visualizzazioni e coinvolto 39 città partner; oltre 1550 artisti si sono esibiti in più di 370 club, grandi e piccoli, emergenti e conosciuti a livello mondiale. 

    “United We Stream”, live in streaming, PHOTON – Sterac DJ set, luglio 2020

    Da giugno in poi l’iniziativa prosegue con una struttura molto più complessa che include ora molti nuovi partner, un online store di merchandising solidale e prosegue le trasmissioni e la raccolta fondi su vari canali differenziati.

    Un sodalizio è stato avviato anche con la ONG “SeaWatch” che si occupa di salvare i migranti in viaggio nel mediterraneo, cui vengono destinati parte dei fondi raccolti. 

    * Commissione regionale per la regolamentazione dei club di Berlino

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    21 agosto 2020

  • Grandi concerti in streaming e in digitale

    Travis Scott “Astronomical”, live in streaming su Fortnite © Epic Games [Screenshot]

    “I know times are weird for us, but for one moment to be able to have the ragers to rage wherever you are, is amazing.”

    Travis Scott

    Il concerto di Travis Scott, trasmesso gratuito in streaming e intitolato “Astronomical” viene presentato in tre repliche sulla piattaforma di videogiochi Fortnite, il 24, 25 e 26 aprile 2020, con il mondo ancora in pieno lockdown, ottenendo il World Guinness Record per aver realizzato più di 12 milioni di contatti unici in 10 minuti di spettacolo e un totale di 27 milioni di spettatori in tre serate.

    Fortnite, una delle più note e avanzate piattaforme di videogiochi, non era nuova a questo tipo di spettacolo; nel febbraio 2019 aveva già organizzato un simile evento per il DJ set del musicista e produttore Marshmello.

    Travis Scott “Astronomical”, live in streaming su Fortnite

    Questa volta però, anziché come un concerto trasposto nel mondo dei videogiochi, l’evento è stato progettato e trattato come un vero e proprio prodotto da videogame, in una transizione che lascia intravedere quali siano le diverse potenzialità delle piattaforme di gaming, rispetto alla trasmissione di eventi musicali.

    Si parla di gamification, per intendere l’utilizzo di elementi mutuati dai giochi e dalle tecniche di game design in contesti esterni ai giochi stessi e con questo esperimento ci si muove effettivamente in un terreno simile: quella che potrebbe essere solo una ripresa video di un’esibizione, diventa in questo caso un’esperienza nuova e molto più stupefacente.

    Se il DJ set di Marshmello, era stato ambientato su un palco da concerto, con un’esibizione statica del personaggio cartoon, come ad un festival, infatti, nel caso di Travis Scott l’esibizione (pre-registrata e riprodotta in streaming sulla piattaforma nelle tre serate) prevedeva una gigante versione cartoon del rapper, in giro per il mondo di Fortnite ad interagire con altri personaggi e muoversi in diverse ambientazioni, con le modalità di un personaggio di quel mondo e sfruttando molto maggiormente le potenzialità di spettacolarità della piattaforma.

    Dall’esibizione è stato inoltre tratto il video musicale del brano “The Scotts” a due voci con  Kid Cudi ed è stata anche utilizzata come opportunità per promuovere i capi della linea di abbigliamento di Travis Scott.

    La possibilità di combinare più intenti e più collaborazioni, al momento di progettare questi prodotti, ottenendo tra l’altro effetti che sarebbe molto complesso e costoso (quando non impossibile) ottenere in video, darà spazio certamente al proliferare di eventi in digitale sempre più complessi e sempre più diffusi, che offriranno anche il vantaggio di raggiungere pubblici sterminati in un tempo minimo, cosa che un evento dal vivo non potrebbe mai permettere.

    Altro evento musicale in streaming da record, è stato il concerto “Bang Bang Con The Live” delle star sudcoreane del K-pop, i BTS, che hanno totalizzato 756.000 contatti unici, battendo il record mondiale tra i concerti live in streaming a pagamento.

    Il concerto è stato organizzato per sopperire ai 7 concerti previsti nel tour del 2020 e cancellati in febbraio.

    Un numero di presenze come quello registrato in questo unico evento online, è però equivalente a 15 concerti in un’arena da 50.000 posti, senza i costi di logistica e allestimento che un tour mondiale comporta. 

    BTS, “Bang Bang Con The Live” live in streaming

    “Bang Bang Con The Live” è stato prodotto dalla società sudcoreana Big Hit Entertainment, che rappresenta anche l’etichetta musicale del gruppo e dall’americana Kiswe Mobile, specializzata in produzioni di streaming video.

    Il concerto era fruibile tramite Youtube o tramite Weverse, un’app creata ad hoc dalla Big Hit Entertainment.

    Con il biglietto – al costo di 35$ o 26$ per i membri del fanclub, cioè un quarto circa del normale costo di un loro concerto – il pubblico riceveva anche un light stick virtuale, da innalzare, al posto di un accendino acceso, durante l’esibizione.

    Lo spettacolo anche questa volta non era ambientato in una grande sala o spazio da concerto tradizionale, ma bensì in varie ambientazioni più raccolte e diverse tra loro.

    BTS, “Bang Bang Con The Live”, live in streaming [Screenshots]

    Mente i cantanti si esibivano live e ripresi in video, le ambientazioni erano in parte costruite in studio, in parte immagini digitali proiettate su green screen tridimensionali. Lo scenario era costituito da diverse stanze tra le quali i ragazzi si spostavano in atmosfere sempre diverse. Una di queste, che riprendeva l’immagine del soggiorno di una sitcom americana, ha permesso ai cantanti di avere un momento di pausa in cui indirizzare brevi discorsi ai fans, leggere alcuni dei messaggi della chat e rispondere a qualche domanda.

    In altri momenti, i ragazzi, dotati di uno smartphone montato su selfie stick, potevano riprendere se stessi in primissimo piano e grazie alla multi regia, il pubblico poteva naturalmente scegliere quale dei beniamini privilegiare. 

    La Big Hit Entertainment, ha poi comunicato alla stampa che lo streaming ha raggiunto i fan dei BTS – conosciuti come ARMY [esercito  ndt] – in un totale di 107 regioni in tutto il mondo, per un incasso totale di 20 milioni di dollari.

    Lo streaming di un concerto live non era certo una novità e anche il fatto dell’esclusività della replica, era cosa già vista. 

    La novità, nel concerto dei BTS, a parte il fatto di prevedere un biglietto, stava negli elementi di interazione con il pubblico e nell’uso intenso del mezzo digitale, che, di nuovo, non si limita alla sola ripresa del live, ma sfrutta il più possibile le potenzialità del mezzo stesso.

    Ciò detto, è corretto notare come anche molti altri gruppi musicali viaggino, con altro passo, verso un’esplorazione dei mezzi avanzati, nella rappresentazione di se stessi e della propria comunicazione, in alcuni casi cercando piuttosto dei compromessi tra analogico e digitale, per non dover rinunciare del tutto al calore di elementi più naturali. 

    Nella gestione di questa mediazione sta un altro grosso tema di dibattito.

    E’ il caso questo per esempio del concerto di presentazione del nuovo album dei Coldplay, che si è svolto in due parti, uno all’alba e uno al tramonto, organizzato in tempi non sospetti, nel 22 novembre 2019, in live streaming su Youtube, da Amman (Giordania). 

    Il calore e la suggestione delle riprese dei concerti suonati live su una collina al centro di Amman, tra le rovine romane in una luce crepuscolare, hanno un fascino di altro tipo, rispetto a quello della spettacolarità offerta dal setting totalmente digitale delle piattaforme di gaming, ma certo non indifferente. 

    Coldplay, “Everyday Life Live in Jordan” – Sunrise Performance
    Coldplay, “Everyday Life Live in Jordan” – Sunset Performance

    In questa situazione, a cavallo tra digitale e fisico, grande uso e sfoggio è stato impiegato di mezzi tecnici potenti, sia per le riprese, sia nella ricerca di interazione con il pubblico a distanza (incluso, per esempio, un momento in cui, tramite lo schermo di un tablet, un collage di persone si unisce al coro collegandosi da casa propria tramite Zoom: allora, operazione quasi inedita e quasi un presagio di ciò che solo 3 mesi dopo sarebbe diventata l’immagine più consueta del quotidiano), cosa che rappresentava in quel momento una piccola innovazione, considerando che normalmente le band internazionali fanno dell’evento di lancio di un nuovo album, un evento spettacolare, costoso in spazi come palazzetti, stadi o grandi teatri.

    Inciso nell’inciso e in tema di presagi, nel video pubblicato sempre al momento del lancio del disco, che rappresenta una finta conferenza stampa delirante e divertentissima, in cui il pubblico in sala è rappresentato da cartonati e pupazzi. Anche qui, involontariamente una preveggenza sul futuro, dal momento che, di lì a poco, vedremo comparire lo stesso escamotage dei cartonati, negli stadi e negli studi televisivi del mondo in lockdown.

    FUN FACTS

    In tema di record negli eventi musicali simili a quelli esaminati, rimangono comunque imbattuti, e di larga misura, i record assoluti raggiunti in Italia e con modalità analogiche.

    Il concerto dei Pink Floyd nel 1989 a Venezia sul Canal Grande venne trasmesso dalla Rai in mondovisione raggiungendo in una sera un pubblico di circa 100 milioni di telespettatori, mentre il record assoluto di maggior incasso con un concerto singolo a pagamento rimane quello di Vasco Rossi nel luglio 2017 a Modena, che ha venduto 225.173 biglietti (inclusi 5.000 omaggi), incassando in un unico colpo 36 milioni di Euro.

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    20 agosto 2020

  • Il mondo della musica e dello spettacolo durante il lockdown

    Berlino, maggio 2020 © Elisabetta Rapetti

    “Die Party geht online weiter!”

    Club Commission Berlin *

    Volendo parlare della scena musicale, è impossibile non notare immediatamente come le vicende intorno a questa categoria si distinguano purtroppo per un primato negativo.

    Gli eventi musicali dal vivo sono stati tra primi ad essere fermati e tra gli ultimissimi ad essere nuovamente autorizzati e comunque in una forma di frequentazione molto contingentata e molto poco spontanea.

    Con il decreto del 1 marzo 2020 che sospende qualsiasi tipo di manifestazione in Italia, le performance musicali subiscono lo stesso destino di ogni altro evento con pubblico dal vivo, cosa che poco dopo accadrà anche negli altri Paesi d’Europa e del mondo. 

    Se su altri tipi di situazioni di compresenza, ci sono dubbi in merito a come agire o differenze di reazione da parte dei diversi Paesi – scuole e  luoghi di culto, per esempio – sul tema spettacolo si ha, invece, l’unanimità di parere e azione. 

    La maggior parte delle sale e delle organizzazioni cancellano immediatamente i propri eventi in programma, ma un’intuizione balena altrettanto velocemente in alcune altre: grazie alla possibilità di andare live sui propri account di Facebook e Instagram, o ad alcune piattaforme dedicate, alcuni di questi eventi possono svolgersi comunque a porte chiuse e in streaming.

    Da questo momento in poi si perderà il conto della quantità di appuntamenti che andranno live in streaming, gratuiti per la maggior parte e spesso accompagnati  dalla richiesta di donare ad organizzazioni benefiche o di categoria.

    Non è solo il tema degli spettacoli cancellati, in se stessi, a preoccupare, infatti e dei biglietti che sarà necessario rimborsare o smettere di vendere, ma anche la sopravvivenza stessa delle strutture che di questi eventi vivono e hanno personale impiegato ed enormi costi fissi.

    A cascata, il problema va a toccare immediatamente anche i lavoratori – per esempio del settore tecnico e della comunicazione – che lavorano a chiamata e nel mondo dello spettacolo rappresentano un numero molto consistente e quindi degli artisti stessi che, escludendo i più noti che possono contare su un proprio patrimonio sufficiente a potersi permettere lunghi periodi di inattività, in molti casi vivono soprattutto delle esibizioni dal vivo.

    Prim’ancora che alcune strutture riescano a mettere insieme delle produzioni-lampo per garantire lo svolgimento in streaming di almeno alcuni degli spettacoli previsti e cancellati, molti musicisti, molti DJ e personaggi dello spettacolo in senso esteso, con il passare dei giorni, si organizzano anche autonomamente per trasmettere live dai luoghi dove si trovano in isolamento, ovvero, da casa propria o dal proprio studio di registrazione.

    Questo, sia con l’intento di non sparire improvvisamente agli occhi del pubblico – data la valanga di concerti, spettacoli e incontri saltati a migliaia tra febbraio e marzo – sia nell’ottica di intrattenere il proprio pubblico, bloccato in casa dalle ordinanze che man mano in quasi tutti i Paesi imporranno ai propri cittadini di restare in casa in regime di lockdown totale o almeno parziale. 

    La creazione di un filo quasi diretto tra artisti e pubblico bloccato in casa, verrà anche molto sollecitato e incoraggiato dai governi locali e nazionali, proprio data la necessità di convincere  le persone, in modo rapido ed efficace, a restare a casa con la presunta consolazione di vedere anche i propri beniamini nella stessa condizione, ma soprattutto di avere sufficienti fonti di intrattenimento e di averne di nuove, anche inattese, addirittura in una forma di contatto quasi personale con i propri favoriti.

    Hashtags quali #iorestoacasa, #stayhome #istayhomefor e simili, vengono utilizzati nei post che proliferano su ogni piattaforma, anche sui profili di personaggi notissimi, nell’urgenza di esprimere la vicinanza ai propri fans e di dare il buon esempio e vengono elevati a slogan, a filtri e stickers per Instagram e per la personalizzazione dei profili dei social media, o diventeranno il nome di portali generati a effetto immediato, per radunare i link alle principali iniziative nate in conseguenza del lockdown.

    Data l’impossibilità di muoversi da casa e di avere aiuto o materiale tecnico per realizzare queste performance, che vengono trasmesse spessissimo in diretta, molte saranno le soluzioni casalinghe e quindi estremamente semplici adottate dagli artisti; ma proprio questo carattere casalingo ed arrangiato, che in alcuni casi viene impreziosito da piccole idee creative soprattutto in tema di setup, darà in molti casi a queste trasmissioni un flare che in qualche modo diventerà caratteristico di questa breve intensissima epoca.  

    Molti artisti creano degli appuntamenti fissi o addirittura quotidiani, o un piccolo palinsesto e alcuni arriveranno a mettere insieme in poche settimane, anche dei piccoli programmi televisivi.

    Nascono, dalle performance casalinghe, anche progetti collaborativi: brani eseguiti a casa dai musicisti di orchestre, bande, cori e filarmoniche, ognuno individualmente per la propria partitura, ripresi con il proprio telefono e poi montati in studio, a comporre i brani interi; tra queste, La Filarmonica della Scala di Milano, per esempio, che esegue per festeggiare la Pasqua, il Canone di Pachelbel.

    Con questa modalità, vengono organizzati anche giganteschi  concerti modello Live Aid, dove ogni cantante si esibisce da casa propria e i contributi vengono presentati e diretti da una regia di tipo televisivo – è il caso questo di “One World: Together At Home”, concerto di beneficenza organizzato da Global Citizen e curato dalla cantante Lady Gaga, a sostegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha visti coinvolti, tra i più di 100 artisti, anche Paul McCartney, Billie Eilish, Annie Lennox e i Rolling Stones che si sono esibiti in simultanea, suonando il proprio strumento ognuno da casa propria. 

    The Rolling Stones, “One World: Together At Home”, concerto in live streaming organizzato da Global Citizen e curato da Lady Gaga [Screenshot]

    In Italia, con questa stessa modalità, la RAI organizza: “Musica che unisce”, in sostegno alla Protezione Civile, mentre il Concerto del Primo Maggio, organizzato tradizionalmente dai sindacati, per la prima volta anziché svolgersi dal vivo in Piazza San Giovanni, a Roma, si svolgerà live da diverse sale da concerto, dove gli artisti si esibiscono a porte chiuse.

    Nelle stesse settimane alcune agenzie e organizzazioni del settore musicale mettono a regime formati di carattere più professionale per trasformare in versione digitale le serate e i festival che sarebbero stati previsti per i mesi successivi o per permettere ai propri artisti di raggiungere il pubblico, smanioso di evasione. 

    Live di musica elettronica in solitaria e Dj sets vengono trasmessi, oltre che dagli appartamenti degli artisti, anche da sale attrezzate per suonare deserte, da club a porte chiuse o da locations spettacolari nel rigore della solitudine e seguiti in diretta da casa, dai fan che in molti casi si radunano idealmente in feste digitali ballando simultaneamente sulla stessa musica.

    Feste e veri rave online, che durano in alcuni casi notti intere, si organizzano sia da parte di gruppi spontanei, sia a livello professionale.

    Festa su Zoom, intitolata “Social Disdance” [Screenshot: Ani Taj / The Dance Cartel]

    Con questi spettacoli si raccolgono cifre in alcuni casi anche consistenti: è il caso per esempio della serie di Dj sets “United We Stream”, organizzato dalla Club Commission di Berlino che raccoglie in 4 mesi di attività più di 1.5 milioni di Euro per donazioni dirette del pubblico. 

    United We Stream, Subjected DJ set, in streaming dal club Heimathafen di Berlino, 29 maggio 2020 [Screenshot]

    Se fin qui si è parlato di operazioni a titolo gratuito o mirate a raccogliere donazioni per beneficenza, altri episodi rimandano invece a operazioni commerciali di grande portata.

    Tra aprile e maggio vanno online, tramite piattaforme di gaming, alcuni esperimenti di grandi concerti a pagamento, per un numero limitato di contatti simultanei, quindi con una logica simile a quella di un vero concerto con capienza limitata.

    Tra i più clamorosi esperimenti, il concerto gratuito di Travis Scott su Fortnite che sfondano il World Guinness Record con 27 milioni di spettatori in tre serate e il concerto delle star del pop sudcoreane, i BTS, che totalizzano 757.000 contatti simultanei, determinando il record tra i concerti in streaming a pagamento.

    Travis Scott “Asronomical”, concerto in streaming su Fortnite [Screenshot] © Epic Games

    * [“La festa continua online!” ndt] Commissione regionale per la gestione dei club di Berlino

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    19 agosto 2020

  • Museo MADRE

    Still dal video”Vela Scampia” di Luciano Romano (2020). Courtesy: Museo MADRE

    “In questi giorni il nuovo ‘Metro di zucchero’ che ho in studio è fermo, i bar sono chiusi, niente caffè, niente bustine, niente opera; nel frattempo un metro è diventato anche un’ulteriore unità di misura, quella della distanza tra persona e persona. Quando questo metro di distanza tornerà ad accorciarsi e scomparire, allora il metro del Metro di zucchero tornerà ad allungarsi e l’opera sarà”.

    Francesco Arena *

    Alla chiusura delle sedi pubbliche, varie istituzioni culturali, rendendosi conto di dover mettere a punto un’idea per non interrompere la propria attività di produzione di cultura, hanno deciso di provare a coinvolgere, a volte nell’ideazione, a volte nella realizzazione di un’idea progettuale, la rete di attori costruita in anni di attività.

    Così, il MADRE, Museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli, che in seguito alla chiusura straordinaria iniziata a marzo, ha invitato artisti e creativi, tra quelli legati storicamente al museo e altri, coinvolti tramite una call, a reinterpretare alcune parole e temi chiave legati al tema della pandemia e al momento di incertezza in cui è precipitata l’umanità: vicinanza, distanza, casa, isolamento, comunità, quarantena, famiglia, relazioni, trasmissione, solidarietà, contagio, spazio, confine, corpo, regole, abitudini, limite, contatto, mutazione, emergenza, abbraccio, opportunità.

    “Metro di zucchero. 78 giorni tra parentesi“, Francesco Arena (2018). Courtesy of the artist

    L’iniziativa è stata intitolata “#iorestoacasa con…”, riprendendo l’hashtag della campagna nazionale che invita a restare il più possibile isolati nelle proprie abitazioni. 

    La call to action aveva titolo: “How to change the world from your living room” ed è stata raccolta da un gruppo molto eterogeneo di artisti con espressività e pratica molto differente.

    Alcuni hanno prodotto dei lavori ad hoc, altri hanno proposto lavori precedenti legati ai temi proposti.

    Tutti i materiali in formato digitale – video d’arte, fotografie, videodocumentazioni di performances, brevi racconti – sono disponibili e visionabili sul sito del museo.

    “Madre”, Marzia Migliora (2020). Courtesy of the artist and Galleria Lia Rumma, Milano Napoli

    * Artista; figura tra gli artisti quelli coinvolti nel progetto

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    18 agosto 2020

  • Le Gallerie degli Uffizi diventano virali

    “Tik Tok può essere accusato di essere di basso livello, ma nei musei facciamo attività intellettuali e serie tutto il tempo e abbiamo pensato che se avesse funzionato, avrebbe potuto essere un’esca per invitare all’apprendimento“

    Carnegie Museum of Natural History in Pittsburgh *

    Le Gallerie degli Uffizi, a Firenze diventano inaspettatamente un caso, durante il lockdown.

    In conseguenza della chiusura del museo e non potendo prevedere quanto questo stop sarebbe durato, il direttore Eike Schmidt, come molti altri direttori di grandi musei intuisce la necessità di intensificare la comunicazione con il pubblico tramite i canali dei Social Media che in quei giorni sembrano essere gli unici efficaci nel sopperire all’impossibilità della maggior parte dei cittadini, di muoversi e frequentarsi di persona.

    Il museo già dispone di un account Instagram e di uno Twitter, ma clamorosamente non di uno su Facebook e il tema della comunicazione con il proprio pubblico via Social Media non era mai veramente stato affrontato fino a questo momento: “Eravamo praticamente nell’età della pietra”, ammette Eike Schmidt, parlando del precedente rapporto del museo con i social media.

    In marzo viene dunque aperto un account Facebook che il direttore decide di lanciare personalmente con un breve video in cui esprime l’intenzione di avviare un lavoro quotidiano sulla pagina – anch’egli riprendendo il tema del Decamerone. 

    Parallelamente, si decide per l’apertura di un account anche su Tik Tok, Social Media utilizzato quasi esclusivamente dai giovanissimi, che nei giorni di lockdown sembra essere prediletto come mezzo per superare i lunghi momenti di noia.

    Racconta il New York Times, in un grande articolo dedicato a questa vicenda, che incaricata di aprire e gestire questo account sia stata una delle impiegate dell’ufficio amministrazione, Ilde Forgione, che ha dato la sua disponibilità ad occuparsene, poiché molto appassionata di Social Media. 

    @uffizigalleries

    Quanto manca al 2021?? #boredinthehouse #bored #quarantine #boredathome #weekend #uffizi

    ♬ suono originale – uffizisocial
    Una delle Stories di TikTok dell’account @uffizigalleries – “Quanto manca al 2021?”

    Particolarmente brillante effettivamente l’intuizione di aprire l’account su Tik Tok, dal momento che il Social Media aveva annunciato proprio in aprile di voler investire sulla presenza delle istituzioni di cultura ed educative, offrendo a quelle già presenti collaborazioni con influencers e mettendo  a disposizione un fondo di cinquanta milioni di dollari per dare sovvenzioni a questi utenti, perché realizzino contenuti di questo tipo (mentre in maggio ha annunciato una partnership con Bill Nye e Neil deGrasse Tyson – i Piero e Alberto Angela d’America – perché mettano a punto una serie di post educational).

    Immagini tratte da una delle Stories di TikTok dell’account @uffizigalleries – “Medusa VS Coronavirus”

    Certamente questo ha fatto sì che il contenuto proposto dal museo venisse esposto agli utenti, da parte della casa madre, in modo particolare.

    Bisogna dire, però, che gran merito ha avuto l’incaricata di gestire l’account, che – con l’aiuto, pare, di due giovanissimi cugini e dei figli adolescenti dei colleghi – ha saputo incontrare il giusto tone of voice e il linguaggio che più autenticamente domina su Tik Tok, nonché un brillante accompagnamento dei video con brani musicali molto in voga in Italia e celebri citazioni da dialoghi cinematografici, abbinati magnificamente alle gag spesso proposte dai brevi video. Questo approccio, tranne rari casi, non è certo quello tipico dei musei sulle piattaforme dei Social Media e ciò ha contribuito a determinare un successo incredibile dei piccoli video proposti dagli Uffizi: alcuni di questi son diventati in breve virali, facendo crescere rapidissimamente il numero di follower. Aperto il 28 aprile, l’account contava a fine giugno 22.000 followers e a fine agosto 53.000 followers. 

    * Sloan MacRae, direttore marketing del museo

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    17 agosto 2020

  • Castello di Rivoli, “Digital Cosmos” e “Glass-Nost”

    Il Castello di Rivoli. Courtesy: Museo d’Arte Contemporanea Castello di Rivoli

    “Nell’emergenza pandemica l’arte svolge un ruolo fondamentale, essendo la natura dell’arte fondata sull’incertezza”

    William Kentridge *

    La direttrice del Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli, Carolyn Christov-Bakargiev, in collaborazione con Gianluigi Ricuperati – autore torinese e consulente del museo – avvia in marzo un progetto intitolato “Digital Cosmos / Cosmo Digitale”, curato nel suo insieme da Giulia Colletti, che la direttrice definisce: “Una nuova sede del museo, che contiene opere d’arte create appositamente per il mondo digitale”.

    Si tratta di una sorta di archivio curato, che si propone di raccogliere episodi di diverso genere, provenienza e natura: da filmati di repertorio provenienti dall’archivio del museo, a lavori di artisti, in digitale, a testi, video documentazione di lavori artistici di diversa natura, o video commissionati per arricchire questo progetto…

    Castello di Rivoli con FAUST e libreria Luxemburg, poster per “Glass-Nost”

    Questo progetto germogliava già prima dell’inizio del lockdown, ma certamente l’urgenza di dotarsi della possibilità di offrire al pubblico del materiale e una connessione, anche al di là della frequentazione fisica del museo, ha costretto a guardare a questa sezione con una prospettiva diversa, che non sia limitata alla raccolta di materiale, ma sia integrata dalla produzione di nuovi contenuti e virtual experiences. 

    Una prima conseguenza è l’ideazione, in aprile, di un prodotto digitale ad hoc: una serie di cinque videointerviste registrate fisicamente a cavallo tra gli spazi esterni ed interni della Libreria Luxemburg di Torino, in maggio, a ridosso della fine del periodo di lockdown e intitolata Glass-Nost – social reality digital club. 

    La serie  – ideata sempre dalla direttrice del Castello di Rivoli insieme a Gianluigi Ricuperati, in collaborazione con la Libreria Luxemburg e con Faust –  gioca col formato ormai consueto delle interviste via Instagram live, innestando un elemento di presenza fisica, che da più di due mesi si era perso: Carolyn Christov-Bakargiev e Gianluigi Ricuperati siedono tra strada e vetrina e si collegano via Instagram con gli intervistati, dando modo così di ascoltare le interviste anche ad un pubblico “in presenza”.

    Castello di Rivoli con FAUST e libreria Luxemburg, serie “Glass-Nost” su Instagram live

    Così è descritto il progetto da Gianluigi Ricuperati: “Nei singoli episodi, due persone fisicamente a Torino, una all’interno e l’altra all’esterno della vetrina della libreria, comunicano attraverso il vetro con una terza persona collegata in remoto, che non si trova nella stessa città, attorno alla questione della separazione dei corpi durante il lockdown dovuto all’emergenza sanitaria in corso. Il progetto, da un punto di vista dell’allestimento, spazializza la riflessione sull’isolamento nelle relazioni umane”.

    * William Kentridge in conversazione con Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice del Castello di Rivoli

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    16 agosto 2020

  • Art Escapes: Flash Art Magazine, Artribune ed exibart

    “Museums Are Now” by Nathan Keay © MCA Chicago

    “Very simply: viruses come, but viruses go. Art is long” 

    Jerry Saltz *

    La Triennale di Milano ha aperto i giochi, come abbiamo visto. A seguire, molte istituzioni culturali, musei, riviste, portali del mondo dell’arte propongono in marzo aprile e maggio  delle programmazioni di interviste via Instagram live.

    Abbastanza semplicemente, possiamo dire che lo scarto di interesse si giochi sulla qualità degli ospiti e del tono delle interviste.

    Abbiamo dato spazio all’esperienza della GAMeC di Bergamo, a quella della Serpentine Gallery a Londra e qualche parola vale ancora spendere sulle programmazioni di Flash Art Magazine, Artribune ed exibart.

    Il formato è sostanzialmente equivalente e vede intervistati direttori di musei, curatori, galleristi, artisti, critici, collezionisti, esperti di comunicazione soprattutto in ambito digitale, con i quali si cerca di esaminare la situazione anomala e i nuovi fenomeni che si registrano nel loro ambito di riferimento, le loro visioni, proiezioni e progetti, oltre alle preoccupazioni contingenti, nel momento dell’emergenza mondiale e sulle scommesse per il futuro del dopo emergenza.

    Si rivela questa un’opportunità eccezionale e molto rara, per esprimere con sincerità anche i propri dubbi su diverse pratiche affermate e accettate dal mondo dell’arte e della cultura, fino al momento prima del lockdown, che hanno esasperato certi sistemi e, guardandosi indietro, risultano autoreferenziali e in molti casi non sostenibili per un tempo tanto più lungo.

    Com’è stato per il mondo della moda, la possibilità di muovere critiche anche molto dure, è permessa dall’enormità del pericolo percepito e dall’emergenza sanitaria, che mettono improvvisamente in valore assoluto certi principi e certi rapporti e liberano la possibilità di essere critici e più sinceri su alcuni nodi di difficoltà e di sproporzione cui ci si è in molti casi adattati, proprio malgrado, per non essere lasciati indietro dal sistema generale.

    Flashart, serie “Mental Escapes” su Instagram live [Screenshot]

    Nel caso di Flash Art Magazine, Alexandre Stipanovich, contributing editor della rivista, conduce a partire dal 6 aprile una programmazione quotidiana intitolata “Mental Escapes”.

    “Mental Escape” si definisce come: “Una serie di interviste dal vivo che esplorano come il mondo dell’arte risponde alle sfide odierne. In diretta streaming dall’account Instagram di Flash Art, Alexandre Stipanovich intervista artisti, curatori, galleristi, critici e collezionisti sulle loro speranze, paure, dubbi, visioni e progetti su cui scommettono per il momento in cui sarà passata l’emergenza”.

    Artribune, serie “10 alle 10” su Instagram live

    Artribune organizza una serie intitolata “10 alle 10” che va in diretta via Instagram live due volte alla settimana, alle ore 22.00. Il direttore Massimiliano Tonelli, che cura direttamente le interviste, così la definisce: “10 alle 10 è il nuovo format di interviste che vi fa conoscere i protagonisti del sistema dell’arte, chi sono e cosa stanno facendo per tenere viva l’arte e la cultura in Italia durante questo periodo di quarantena”. 

    exibart, serie “exibart.livetalks” su Instagram live [Screenshot]

    Infine, la programmazione messa a punto da exibart, intitolata “exibart.livetalks” cha va in onda sempre via Instagram live tre volte alla settimana, con una serie di interviste condotte dal direttore Matteo Bergamini; motto: “Interviste face to face con i protagonisti e le protagoniste del mondo dell’arte e della cultura”.

    Questa serie svetta per essere una delle più complete, per la varietà di ospiti, di temi e di spunti emersi.

    Particolarmente interessanti l’intervista con la collezionista d’arte Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e con Paola Manfredi di PCM Comunicazione, grande agenzia specializzata nella comunicazione per l’arte.

    * Critico d’arte, premio Pulitzer per la categoria “Critica” nel 2018

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    15 agosto 2020

  • Serpentine Gallery

    Formafantasma, serie “Antenna fantasma” su Instagram live

    “Quando pensiamo al legno, pensiamo istintivamente ad un materiale di per sé sostenibile, ma non dobbiamo dimenticare che qualunque cosa facciamo nel mondo, ha un impatto. Il titolo “Cambio” è un augurio di cambiamento nel modo in cui il design e la produzione vengono affrontati oggi“

    Formafantasma *

    Come sempre accade, in coincidenza di grandi eventi devastanti, si rilevano alcune coincidenze sorprendenti in vari ambiti, tra cui naturalmente anche quello culturale. 

    Nel mondo della cultura europea di matrice italiana, tre coincidenze vengono messe in luce come particolarmente significative, all’esplodere della pandemia: la pubblicazione, nel novembre 2019, del volume “Metamorphoses” del filosofo Emanuele Coccia che evidenzia come tutta la vita sulla terra sia un fatto metamorfico dove ogni elemento è strettamente interconnesso e come ciò riguardi anche i virus, le cui mutazioni possono innescare reazioni i cui effetti non sono del tutto prevedibili –  l’esperienza appena conclusa, nel settembre 2019 della Triennale di Milano XIII intitolata “Broken Nature: Design Takes on Human Survival”  curata da Paola Antonelli – che intendeva evidenziare il concetto di progettazione restaurativa e analizzare lo stato dei fili che collegano gli esseri umani ai loro ambienti naturali, alcuni dei quali del tutto recisi – e l’apertura a Londra della mostra “Cambio” del duo di artisti Formafantasma.

    Quest’ultima è stata concepita intorno al tema della governance dell’estrazione del legname dalle foreste – diventata una delle più grandi industrie del mondo sia in termini di entrate che genera, sia per l’impatto che ha sulla biosfera del pianeta – proponendosi di rappresentare un’indagine attraverso il mondo della scienza, della conservazione, dell’ingegneria e del policy making, per mettere in luce il ruolo che il design può svolgere nel plasmare un futuro migliore e più sostenibile.

    Formafantasma, “Val di Fiemme, Italy” 2019. Dalla mostra “Cambio”, Serpentine Gallery, 2020. Courtesy: Formafantasma

    I Formafantasma (Andrea Trimarchi e Simone Farresin) sono designer che hanno dato  sempre spazio, nella propria pratica, all’analisi delle responsabilità ecologiche e politiche imputabili alla loro disciplina. 

    In questo caso, “Cambio”, dal latino medievale cambium, ‘cambio, scambio’, fa riferimento all’utilizzo del legno da parte degli esseri umani, per le catene di approvvigionamento atte a supportare la sopravvivenza dell’umanità, all’evoluzione del suo utilizzo e al futuro della sopravvivenza di quel materiale in relazione al consumo umano.

    Inoltre, “Cambio” si riferisce allo strato cambiale, una membrana che corre attorno al tronco degli alberi, producendo legno all’interno, una registrazione del passato dell’albero e della corteccia all’esterno, permettendogli di continuare a crescere.

    Formafantasma, video presentazione della mostra “Cambio”, Serpentine Gallery, 2020 [Screenshot]

    Nel video di presentazione della mostra, Andrea Trimarchi e Simone Farresin si augurano che la mostra generi l’opportunità di avviare delle conversazioni sul tema, anche al di là della mostra stessa. 

    Ed effettivamente l’approccio olistico di questo lavoro, così presente in tanti dei dibattiti che si scatenano alla presa di coscienza della portata dell’emergenza in corso – induce la Serpentine Gallery, in seguito alla chiusura dello spazio e della mostra al pubblico, ad ospitare sul proprio account Instagram un programma intitolato “Antenna Fantasma”: interviste live a diversi attori che possano portare un contributo pregnante al ripensamento del ruolo dell’arte e del design in un mondo in trasformazione.

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    Questa collezione di sedici grandi interviste, si aggiunge ad una quantità già consistente (e in continuo aumento) di materiali scritti ed audio-video a formare un archivio legato alla mostra e costituisce, nel suo insieme, una fotografia dell’anno 2020 avente un taglio autoriale molto pregnante, un piccolo manuale dello stato dell’arte di una corrente di pensiero progettuale determinata a perseguire la sostenibilità e una visione per una delle possibili ripartenze consapevoli.

    E’ un gran giro di walzer, tra tutti coloro che si sono resi protagonisti della scena culturale italiana nella primavera 2020, conducendo varie interviste a personaggi significativi, mentre loro stessi vengono intervistati da diversi personaggi e da importanti istituzioni culturali, in una sorta di corto circuito virtuoso.

    La mostra inaugura il 4 marzo e, chiusa dieci giorni dopo, riapre al pubblico il 29 settembre.

    Una seconda serie di collegamenti live, dall’account Instagram della  Serpentine Gallery, vede protagonisti una serie di artisti, che in collegamento dal proprio studio o spazio di lavoro, presentano al pubblico non solo lo spazio stesso, ma anche la pratica del proprio lavoro.

    Andando oltre l’idea della studio visit, in questo caso si ha l’opportunità di trascorrere un’ora di tempo (tale è la durata massima delle dirette Instagram) in compagnia degli artisti immersi nel proprio lavoro. Si svelano le tecniche di lavorazione, i percorsi di avvicinamento all’opera, si ascoltano consigli e piccoli trucchi su come realizzare tecnicamente certi effetti e episodi legati al percorso di vita professionale degli artisti.

    E’ un’opportunità rara, forse unica che la Serpentine Gallery regala al proprio pubblico.

    Di questa serie purtroppo non è rimasta traccia alcuna, sull’account Instagram del museo.

    * Formafantasma, a proposito della mostra Cambio alla Serpentine Gallery di Londra

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    14 agosto 2020

  • Art Basel Online Viewing Rooms

    Art Basel, Yayoi Kusama, “Life Shines On“, 2019, Courtesy OTA Fine Arts

    “Potrebbe essere il momento non solo di ripensare al nostro ruolo di gallerie, ma anche di chiederci, che cos’è una galleria? Il tuo spazio è la tua galleria? O il tuo programma è la tua galleria? Una galleria è una visione, una storia, un gruppo di persone che si uniscono attorno a idee comuni. Se lo abbiamo, possiamo trovare un modo per andare avanti“

    Agustina Ferreyra *

    Seguendo il trend in crescita tra le grandi gallerie, di sfruttare lo spazio digitale come spazio espositivo da affiancare allo spazio fisico, l’ente fiera di Art Basel aveva messo a punto per marzo il portale Art Basel Online Viewing Rooms, che si proponeva di “offrire agli espositori una piattaforma aggiuntiva per mostrare le opere d’arte alla rete globale di mecenati di Art Basel, nonché a nuovi collezionisti e acquirenti”.

    La nuova iniziativa digitale si doveva svolgere parallelamente alle mostre, non sostituendo l’esperienza fisica della fiera d’arte, ma consentendo ai galleristi di presentare ulteriori mostre di opere in vendita, non presentate in fiera.

    Grandi gallerie come David Zwirner e Gagosian già lavoravano in questo senso, rispettivamente dal 2017 e 2018, utilizzando le proprie viewing rooms digitali in particolare per proporre stampe, disegni e piccole gemme un po’ meno costose e impegnative dei dipinti o delle grandi sculture.

    Art Basel, esempio Viewing Room, galleria Marian Goodman. Nell’immagine: “Josephine” by Tavares Strachan (2019)

    Con la cancellazione dell’edizione di Hong Kong, prevista per il 20-25 marzo, il portale ha assunto un’importanza fondamentale, andando a salvare brillantemente la situazione disastrosa determinata dall’emergenza, potendo offrire alle gallerie che erano previste in fiera, la possibilità di presenziare comunque alla versione inedita della fiera interamente online, ove cioè – per la prima volta – la fiera si svolgeva non in presenza del pubblico e, soprattutto, non in un luogo fisico.

    Ben 235 dei previsti 242 espositori hanno esposto su Online Viewing Rooms Hong Kong 2020, ottenendo numeri impressionanti, con oltre 250.000 visitatori ad esplorare le sale di visualizzazione online (la partecipazione alla fiera Art Basel dello scorso anno a Hong Kong è stata di circa 88.000), più di 2.000 opere d’arte esposte, per un valore complessivo di circa 270 milioni di dollari: “Quasi certamente la più costosa raccolta di opere mai offerta attraverso un unico portale online”, scrive Tim Schneider su artnet news.

    Una delle caratteristiche più nuove della fiera in versione digitale, l’esposizione del prezzo o della fascia di prezzo per ogni opera esposta: un cambio radicale nella trasparenza in tema di prezzi, per un settore che, ad alti livelli,  è solitamente riluttante a renderli immediatamente disponibili.

    Il materiale presentato da ogni galleria, è stato integrato dai materiali prodotti dalla fiera stessa: i video-interventi di diversi critici e curatori che presentano proprie selezioni delle opere e gallerie in esposizione, video-presentazioni delle gallerie, tavole rotonde, video-diari quotidiani, interviste e seminari.

    Questo trampolino di lancio ha permesso di poter svolgere anche l’edizione di Basilea Online Viewing Rooms, il 19-26 giugno, questa volta radunando 282 espositori da 35 diversi Paesi del mondo e mettendo a punto un portale ancora più complesso e completo.

    Le gallerie partecipanti hanno infatti avuto il tempo di radunare e presentare sulle proprie pagine anche materiale preparato specificamente per la versione digitale: dai video di presentazione dedicati, sia delle singole opere che delle mostre complete, a documentari e film, interviste, studio visits, ma anche rendering dell’effetto di esposizione delle opere a parete, oltre alla presentazione delle opere stesse con immagini in altissima risoluzione che permettono anche di ingrandire dettagli delle opere stesse e offendo un tipo di frequentazione dell’opera meno direttamente esperienziale, ma comunque interessante per altri versi.

    Tra i vantaggi del presentare i propri artisti tramite le Online Viewing Rooms, anche il fatto di non avere limitazioni tecniche, logistiche o di spazio, come si ha normalmente nel proprio stand in fiera, avendo la possibilità di presentare anche opere o installazioni complesse e di grande formato. In parallelo, inoltre, molte gallerie hanno presentato un programma di incontri, talks, performances.

    Gli espositori che hanno avuto la prontezza e la possibilità di caricare molto materiale audio-visivo e impostare una programmazione, hanno dunque cavalcato in qualche modo l’onda degli ostacoli imposti dall’emergenza e per certi versi lanciato un nuovo modo di presentarsi al pubblico.

    Anche in questo caso, come un po’ per tutti gli episodi di trasposizione dell’esperienza fisica verso il luogo digitale, un ruolo fondamentale gioca la capacità di trovare una narrazione. 

    “Something still went right. Art never gets canceled”

    Galleria White Space Beijing

    Il valore aggiunto più evidente, che viene riconosciuto per esempio dai grandi collezionisti intervistati sull’esperienza della fiera interamente in digitale, è proprio quello di trovare radunati vari elementi di commento e approfondimento sulle opere che vanno a semplificare l’aspetto di ricerca e raccolta di informazioni che il collezionista farebbe in un incontro uno a uno con il gallerista o con l’artista.

    Art Basel, Online Viewing Rooms, video di presentazione della galleria White Space Beijing [Screenshot]

    Molti aspetti di questi aspetti positivi dell’avventura digitale intrapresa da Art Basel sono emersi durante un interessante panel organizzato per Online Viewing Rooms dal Financial Times Weekend sul tema “Art Collecting in a Virtual World,” cui erano invitati Iwan Wirth, presidente della importante e molto rinomata galleria Hauser & Wirth, il direttore di Art Basel Americas Noah Horowitz e Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, in qualità di grande collezionista.

    Particolarmente incisivi sono gli interventi e le considerazioni di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo sull’esperienza  di portare avanti una collezione d’arte e uno spazio espositivo, avendo a disposizione sostanzialmente solo il mezzo digitale,  emerse anche durante una sua conversazione con il direttore di exibart Matteo Bergamini, parte del ciclo di interviste “exibart live talks” su Instagram live che la rivista exibart ha condotto tra marzo e maggio 2020.

    Art Base, Online Viewing Rooms, “My Room is another Fishbowl” by Philippe Parreno (2016). Courtesy Pilar Corrias, London

    Il successo di questa seconda edizione – che ha registrato anche dei record in termini di vendite online  – ha decretato, dunque, l’affermarsi definitivo di un formato che non abbandonerà più questa fiera [sono già in programma per fine settembre e per fine ottobre 2020 altre due piccole edizioni di Online Viewing Rooms, dedicate a due temi specifici e aperte ad un numero limitato di espositori, pari a 100 per ciascuna] e costringerà tutte le altre grandi fiere d’arte a dotarsi di sistemi digitali integrativi: la fiera Artissima a Torino, per esempio, ha annunciato in agosto al pubblico, che la prossima edizione prevista per il novembre 2020 si svolgerà in formato ibrido analogico / digitale.

    Al di là delle restrizioni che ancora perdurano per tutto il 2020 sul numero di presenze fisiche in  contemporanea, in un ambiente, infatti, le gallerie conteranno sempre di più sulla possibilità di integrare le proprie proposte dal vero e gli addetti ai lavori o il pubblico di appassionati che non possono presenziare ad ognuna delle grandi fiere d’arte che si svolgono ogni anno, conteranno altrettanto sull’opportunità di non restare completamente esclusi dallo svolgimento dell’evento, seppure prendendo parte a distanza.

    Le “Online Viewing Rooms” vengono chiuse da Art Basel con il concludersi della fiera e di conseguenza l’elemento temporale limitato imprime alla manifestazione il carattere di vero evento con l’effetto: “be there, or miss out”. 

    * Agustina Ferreyra, proprietaria dell’omonima galleria a Puerto Rico e a Città del Messico

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    13 agosto 2020

  • “Radio GAMeC”, Galleria D’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

    Radio GAMeC, su Instagram live

    Don’t let that horse

                                  eat that violin

        cried Chagall’s mother

                                         But he   

                          kept right on

                                         painting

    And became famous

    And kept on painting

                                  The Horse With Violin In Mouth

    And when he finally finished it

    he jumped up upon the horse

                                            and rode away   

              waving the violin

    And then with a low bow gave it

    to the first naked nude he ran across

    And there were no strings   

                                         attached

    Lawrence Ferlinghetti *

    La prima puntata va in onda il 22 marzo 2020.

    Radio GAMeC, nasce da un’idea di Lorenzo Giusti, direttore del museo GAMeC di Bergamo in collaborazione con Lara Facco Comunicazione  – rinomata società di ufficio stampa, comunicazione e pubbliche relazioni nell’arte – che affianca il museo da molti anni.

    Spiega Lorenzo Giusti, intervistato da Matteo Bergamini per “exibart live talks” – parte del ciclo di interviste su Instagram live che la rivista exibart ha condotto tra marzo e maggio 2020 – come si sia creata in marzo una sorta di unità di crisi, costituita dai responsabili del museo, insieme all’ufficio stampa e in dialogo con altre istituzioni della città, volta ad esprimere un piano di azione per il museo, di fronte alla chiusura al pubblico e alla emergenza sanitaria particolarmente tragica per la città di Bergamo.

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    Nasce dalle riflessioni portate avanti in marzo, l’idea di creare un programma quotidiano di incontri, condotti dallo scrittore e critico letterario Leonardo Merlini, con personaggi importanti della cultura e con un focus su alcuni personaggi di spicco di origine bergamasca, affiancato da un appuntamento extra intitolato “Saturday live”, che va in onda il sabato sera in seconda serata e si raddoppia intorno a maggio, con un appuntamento serale anche in lingua inglese.

    Sarà come una radio, con le stesse prerogative di tenere compagnia, da una parte e informare dall’altra sugli sviluppi della situazione in divenire.

    Si parte, con un formato che a fine marzo è già diventato un classico, con delle dirette dall’account di Instagram della GAMeC e i file verranno poi caricati anche sull’account Youtube del museo e su un canale Soundcloud dedicato.

    In prospettiva, gli ideatori si propongono di farlo diventare un programma radio stabile curato dal museo, con una cadenza e un formato che andranno definiti, ma in apertura, a marzo, il progetto intende essere un presidio di resistenza nel momento dell’emergenza, un canale utile a convogliare donazioni all’ospedale di Bergamo Giovanni XXIII e al Fondo di Mutuo Soccorso della Città Di Bergamo, una voce per una riflessione quotidiana sullo stato dell’arte e della cultura in un momento difficile e una voce di speranza per riprendersi il futuro interrotto. Non ha una particolare originalità, in effetti, il formato con cui questo progetto prende forma, ma è importante l’intuizione di voler aprire, come museo, un canale diretto con il pubblico e l’idea di volerlo mantenere, in prospettiva, in formato di radio. 

    E’ interessante vedere le istituzioni cogliere l’occasione della pausa forzata per ripensare ad alcuni aspetti trascurati in passato e anche per fare alcune riflessioni sullo stato dell’arte, con i protagonisti della scena e con le persone che costituiscono la rete di rapporti privilegiati, con le quali si disegnerà il futuro dell’istituzione ed in particolare ripensare alle modalità con cui si relazionano con l’esterno, dovendo rilevare come i mezzi tradizionali con cui i musei comunicano non siano forse più sufficienti o non sufficientemente efficaci.

    Leonardo Merlini è appassionato e studioso di letteratura, soprattutto di letteratura americana e si propone, quindi, di chiudere ogni incontro leggendo una poesia e spesso li aprirà leggendo delle citazioni da importanti saggi e romanzi.

    Radio GAMeC live, giugno 2020

    In giugno effettivamente, tenendo fede al proposito di proseguire l’esperimento di filo diretto del museo con il pubblico di appassionati, la radio riprende andando in onda dal vivo da Bergamo, in formato “Radio GAMeC Real Live”, grazie ad un palchetto mobile attrezzato su un’Apecar e ripreso in video perché sia possibile seguire gli incontri anche da Youtube.

    * “Don’t Let That Horse…”, da “A Coney Island of the Mind”, Lawrence Ferlinghetti, 1958

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    12 agosto 2020

  • La Triennale di Milano – “Decamerone”

    Le interviste su Instagram live, per il “Decamerone” de La Triennale di Milano

    “Noi crediamo che un’istituzione come la Triennale non possa mai smettere di produrre cultura”

    Stefano Boeri *

    Come già accennato, parlando del contesto in cui le più grandi trasformazioni nel modo di fare cultura hanno avuto inizio, nella primavera del 2020, La Triennale di Milano ha avuto il merito indubbio di reagire alla situazione di emergenza con una prontezza ed una efficacia che si sono distinti nel panorama italiano. 

    Stefano Boeri, presidente della Triennale, sembra accogliere e far proprio l’invito del Sindaco di Milano Giuseppe Sala, che a fine febbraio, al motto di #milanononsiferma, aveva invitato i cittadini a non lasciarsi travolgere dalla paura e cercare in tutti i modi di proseguire con le proprie attività quotidiane e lavorative, nonostante le limitazioni imposte dall’emergenza che iniziano a pesare sulla città e sul Paese.

    Domenica 1 marzo, Boeri va in onda live dall’account Instagram della Triennale, annunciando l’intenzione dell’ente di avere una programmazione che si svolgerà nell’edificio chiuso al pubblico e presenterà delle performance, degli interventi di diversi personaggi della cultura e dei contributi di contenuto vario.

    Le interviste su Instagram live, per il “Decamerone” de La Triennale di Milano

    Spiega Stefano Boeri: “In un momento di crisi generale come quello attuale è importante recuperare il senso profondo di questo termine a partire dalla sua radice etimologica: krisis, in greco, significa ‘scelta’ o ‘decisione’. Una crisi quindi rappresenta e comporta una scelta. Tale processo decisionale può portare a forzare i limiti contingenti e a trasformarli in opportunità creative. Questa può allora diventare l’occasione per ripensare natura e funzioni di una istituzione culturale come Triennale con l’obiettivo di sperimentare nuove formule di partecipazione e inedite modalità di veicolazione e creazione dei propri contenuti”.

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    Si inizia il 5 marzo con una serie di performance – tra queste, una del duo Goldschmied & Chiari, una del musicista Saturnino, una della danzatrice Silvia Bertocchi che si tengono nelle sale vuote della Triennale, ad enfatizzare la desolazione dell’edificio senza la presenza del pubblico, ma anche a voler sfruttare, al contempo l’edificio in modo diverso, adeguandosi alla situazione peculiare.

    Ancora non si può immaginare che nel giro di pochi giorni la situazione andrà precipitando e nessuno potrà più muoversi da casa.

    Ben presto, infatti, con un ulteriore cambio di direzione brillante e rapidissimo, si imposta la modalità definitiva di lavoro che animerà l’ente Triennale per i tre mesi successivi: su un’idea di Joseph Grima, direttore del settore Design della Triennale e immediatamente condivisa da tutto il comitato scientifico, dai direttori e dai curatori dell’ente, si avvia una programmazione intitolata “Decamerone”.

    Citando e riprendendo l’idea alla base del “Decamerone” di Giovanni Boccaccio di produrre un racconto al giorno per intrattenersi durante il periodo di immobilità imposto dalla peste, tre dei direttori delle diverse sezioni della Triennale (Lorenza Baroncelli, Joseph Grima, Umberto Angelini), alcuni dei curatori dell’ente ( Gianluigi Ricuperati, Leonardo Caffo, Paola Nicolin, Antonio Ottomanelli, Davide Giannella) e il presidente stesso Stefano Boeri, alternandosi, condurranno un’intervista al giorno a diversi personaggi del mondo della cultura, invitandoli a riflettere sulla situazione contingente e a provare ad immaginare il mondo alla fine della pandemia.

    Le interviste si svolgono tramite Instagram live, ogni giorno alle ore 17.00.

    Questo formato, molto snello e molto diretto, si rivela, pur nella sua essenzialità, estremamente adeguato alla situazione contingente: innanzitutto permette sia agli intervistatori sia agli intervistati di portare avanti il progetto pur trovandosi in luoghi differenti, poi permette al pubblico di intervenire direttamente con domande, note e commenti e infine crea un senso di vicinanza che nel momento di emergenza e di incertezza persino per il quotidiano, è particolarmente ricercato e apprezzato.

    La varietà dei temi trattati, il livello per lo più altissimo degli ospiti invitati, la qualità delle interviste stesse, determina definitivamente il successo dell’iniziativa; mentre l’alternanza nella conduzione – che ha dato carattere diverso ad ogni filone di dibattito e i toni informali, ma sempre colti – creano un modello che viene immediatamente ripreso da molte altre entità culturali: la Triennale non si è fermata e ha trascinato e in qualche modo ha “costretto” ogni altra istituzione italiana, e non solo, a fare altrettanto.

    Molte altre istituzioni, infatti, hanno adottato questa formula, replicandola su Instagram e su altre piattaforme, con discreto successo, sebbene la qualità e più ancora un certo speciale flair, che la Triennale è riuscita a dare alle proprie interviste del “Decamerone”, siano rimasti impareggiati.

    Spiccano in questo ciclo, l’intervista a Cino Zucchi, quella a Ferdinando Verderi, a Michele De Lucchi, a Giovanna Melandri, a Paola Antonelli e quella a Formafantasma, che a loro volta sono intervistatori in un ciclo simile di incontri, per conto della Serpentine Gallery [il cortocircuito tra intervistati e intervistatori, si produce spesso tra marzo aprile e maggio, soprattutto intorno alle figure di Leonardo Caffo, Formafantasma e Emanuele Coccia].

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    Questi interventi – e quelli di simile qualità e modalità, predisposti da altri enti – hanno saputo trasformare la percezione della cosiddetta quarantena, facendo intuire man mano come si trattasse di un momento enormemente trasformativo e di grande crescita intellettuale, seppur nella sua tragicità ed hanno scandito le giornate in modo piacevole e importante, come le piccole routines di piaceri trafugati che – impariamo da libri e film – aiutano a superare i momenti di difficoltà e immobilità, riuscendo a volte a segnare addirittura questi periodi in modo positivo.

    Questi aspetti, che certamente risiedevano nelle pieghe dell’intento di queste iniziative – così come lo era nel vero “Decamerone” – sono passati, sono arrivati, sono stati importanti e hanno fatto la differenza.

    Piccolo dettaglio, ma significativo: quasi ogni giorno, in apertura, le interviste del “Decamerone” della Triennale sono state presentate come facenti parte di una serie, accreditando esplicitamente la luminosa intuizione avuta da Joseph Grima, dimostrazione, questa, oltre che di grande carattere e nobiltà, della coscienza piena che si trattasse di un vero e proprio nuovo format e forse, pensandoci a posteriori, di un vero e proprio nuovo piccolo formato di azione culturale. 

    *Presidente de La Triennale di Milano

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    11 agosto 2020

  • Il mondo dell’arte durante il lockdown

    Una delle immagini raccolte durante la #GettyChallenge, indetta dal Getty Museum, Los Angeles © Instagram

    Siamo stati anche un po’ degli spericolati: in pochi giorni abbiamo trasformato il MAXXI in un broadcaster, cioè ci siamo trasformati in produttori di contenuti fatti per il lockdown”

    Giovanna Melandri *

    Con la chiusura dei luoghi di esposizione che viene decretata a cascata, in tutto il mondo, a partire dalle fiere e dai grandi musei, per poi toccare mostre, luoghi di esposizioni minori e gallerie, il mondo dell’arte riceve, come tutti i settori culturali, un duro colpo iniziale. 

    Non è facile, né immediato immaginare luoghi pensati per l’esposizione al pubblico, privati del pubblico stesso e men che meno lo è, come immaginare di proseguire la propria attività rendendo comunque un servizio alla comunità ed ai propri utenti.

    Nel caso di questo settore, però, si può dire che l’arresto forzato delle normali attività si sia davvero trasformato nell’opportunità di fare uno scatto di innovazione e di ripensare in modo integrato, tra analogico e digitale, il proprio approccio con il pubblico; processo che in molti casi si era a lungo rimandato o non considerato, da parte delle grosse istituzioni d’arte, nonostante i tempi fossero già assolutamente maturi e, anzi, ce ne fosse veramente la stringente necessità.

    Un membro dello staff alla National Gallery di Londra ©Vickie Flores

    Questo non vale per tutti naturalmente: alcune istituzioni, come la Tate Modern a Londra, o il MOMA a New York, già da anni offrivano un ampio panorama di attività, tramite il proprio sito internet e i propri account sui Social Media, andando volutamente ad integrare ed amplificare le attività che si svolgono nella sede del museo e offrendo contenuti speciali che trovano sbocco naturale sul digitale: lezioni, per esempio, interviste ai curatori del museo ed agli artisti, studio visits, documentari e “dietro le quinte” (il MOMA vanta incredibili numeri di digital reach che sfiorano i 30 milioni di utenti singoli e ha un portale dedicato dove è possibile seguire interi cicli di lezioni su moltissimi argomenti diversi).

    Istituzioni come queste costituiscono un modello virtuoso e si intuisce come certamente spingeranno ancora oltre, negli anni a venire, su questo aspetto che non può più essere considerato accessorio, ma bensì parte integrante dell’attività di un’istituzione culturale importante.

    Jeff Roy e Drake Paul, “The Art of Quarantine rendition, detail, Edward Hopper, Nighthawks, 1942”, 2020

    Scattata l’emergenza, dunque molti grandi musei e centri di esposizione hanno colto l’occasione e deciso di sfruttare il mezzo digitale per mantenere un canale aperto con l’esterno, complice il fattore emergenza stesso, che giustificava la semplicità dei mezzi di produzione impiegati, da una parte e forniva la dose necessaria di adrenalina per abbattere un po’ barriere di insicurezza e generare una disponibilità maggiore sia da parte del pubblico, sia da parte degli attori che si intendeva coinvolgere.

    A parte offrire la possibilità di visitare le proprie collezioni tramite tour virtuali delle sale e tramite l’archivio di immagini digitali ad altissima risoluzione – spesso già disponibili grazie anche agli accordi stretti in precedenza da moltissimi musei con Google Art Project  o ai propri sistemi di navigazione virtuale (com’è per esempio il caso dello Smithsonian National Museum of Natural History) si avviano iniziative più o meno semplici – sia concettualmente, sia tecnicamente  – per offrire intrattenimento, informazione e affermare la propria presenza attiva.

    Smithsonian National Museum of Natural History, virtual tour

    Ciò ha portato due grandi effetti di rivelazione, entrambi importanti, seppure in qualche modo antitetici.

    Da una parte si è evidenziato come anche nella gestione quotidiana sia possibile ed auspicabile cercare un contatto più diretto ed immediato con gli utenti e soprattutto come sia possibile e non trascurabile il fatto di rivolgersi anche a coloro che non possono partecipare in presenza agli eventi in programma e di conseguenza, come si possa, con il mezzo digitale, allargare il proprio pubblico di riferimento e andare a costruire il pubblico del futuro.

    Le interviste, le lezioni, le studio visits, per esempio, possono realizzarsi anche live e non solo in forma di prodotti registrati e non necessariamente in trasmissione dalla sede del museo, bensì in collegamento – se necessario o se auspicabile – da luoghi diversi; il tutto, senza bisogno di aver necessariamente prodotto lussuosi prodotti audiovisivi.

    Dall’altra parte, iniziando a pensare alle possibilità estese che il digitale offre, non si può non riconoscere che, in prospettiva, quando verrà a mancare l’aura protettiva dell’effetto emergenza, la vera differenza potrà essere determinata dal fatto di avere in squadra persone formate per utilizzare il digitale al meglio, sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista concettuale.

    Instagram live, Formafantasma intervistano Emanuele Coccia in relazione alla loro mostra “Cambio” alla Serpentine Gallery

    Come nel caso degli interventi musicali e di spettacolo, comunque, le istituzioni museali e legate all’arte avviano in marzo attività di ogni tipo, per restare in contatto con i propri utenti, nonostante la situazione di immobilità: dalle programmazioni di interviste in diretta, in alcuni casi addirittura quotidiane, soprattutto tramite Instagram live e Youtube – così la Triennale di Milano, con la serie intitolata “Decamerone”, o il MAXXI di Roma, con la serie intitolata “Liberi di uscire col pensiero”; alle programmazioni di studio visits – così la Serpentine Gallery di Londra, dall’apertura al pubblico degli archivi digitali, tramite i web, al lancio di canali web-radio, come al GAMeC di Bergamo e poi programmazioni di lezioni o di workshops, webinars, o insights nel dietro le quinte…

    Giovanna Melandri annuncia il programma di “Liberi di uscire col pensiero”, MAXXI, Marzo 2020

    Un’interessante mappatura di queste attività, suddivisa per tipologie di intervento, è stata avviata da Chiara Zuanni, Assistant Professor di Digital Humanities presso il Center for Information Modeling dell’Università di Graz, sul portale digitalmuseums.at.

    Ci sono poi, naturalmente anche episodi di originalità e di iniziative singole, da parte di istituzioni del mondo dell’arte, che hanno piacevolmente stupito e coinvolto il pubblico di riferimento di diverse istituzioni e sicuramente attratto nuove fette di pubblico, che si è affacciato – a volte per restare a volte anche solo temporaneamente – scoprendosi più curioso e più interessato a certi temi di quanto non lo fosse mai stato in precedenza.

    Ne siano esempio la sfida lanciata dal Getty Museum di Los Angeles, sui propri Social Media (#GettyChallenge), a riprodurre le opere del museo con oggetti e travestimenti casalinghi (divenuta virale in tre giorni ed immediatamente trasformata dal museo in una mostra online – che pare non voler più terminare,  essendo ormai diventata un nuovo classico – e recentemente in un libro), o l’idea del MOMA di aprire i propri archivi editoriali per la vendita online nel web store del museo, di monografie della rara collezione.

    #GettyChallenge, Orazio Gentileschi “Lot and His Daughters”, di Qie Zhang, Erik Carlsson, e le loro figlie © Paul Getty Museum / Twitter
    #GettyChallenge, Frida Kahlo “Me and My Parrots” (1941), @artbyalanaarcher © Paul Getty Museum / Instagram

    Interessanti anche l’idea di OGR a Torino, che lancia sul proprio canale Youtube un piccolo corso dal titolo “Come nasce una mostra”, tenute dallo stesso direttore artistico Nicola Ricciardi, o quella del Tank Museum, di Bovington, in Inghilterra, che ha prodotto la serie “Tank Workshop Diaries”: un video-diario delle operazioni quotidiane di manutenzione, condotte nel laboratorio-officina del museo, degli esemplari di tank conservati nella collezione.

    In prospettiva potremmo dire che sarà saggio, da parte dei musei, trovare un equilibrio e un’offerta multipla che includa il più possibile tutte queste e altre possibilità che i mezzi digitali offrono e che andranno sempre più raffinandosi ed implementandosi negli anni a venire.

    Nel caso delle gallerie d’arte e delle fiere, infine, il tema si complica ulteriormente, implicando anche le difficoltà a vendere opere d’arte anche molto costose, senza dare ai collezionisti la possibilità di incontrare di persona i galleristi e gli artisti e di poter vedere e vivere le opere dal vivo. 

    Esattamente nel momento in cui il mondo si è trovato in lockdown, era prevista, per esempio,  la fiera Art Basel ad Hong Kong e poco dopo l’edizione principale, a Basilea.

    Art Basel, dettaglio “Some living American Women Artists”, Mary Beth Edelson (1972), Courtesy of the artist and David Lewis, NY

    Questo ha obbligato l’ente organizzatore della fiera d’arte più importante del mondo, in marzo, ad implementare la propria già avanzata piattaforma digitale, perché la fiera di Hong Kong si potesse svolgere in digitale.

    Questa esperienza, che tra il primo esperimento e il secondo, lanciato in giugno per l’edizione di Basilea, ha registrato un grande successo di pubblico e, inaspettatamente, anche di vendite, ha creato un precedente da cui probabilmente non si tornerà più indietro.

    Non parleremo invece qui in dettaglio, delle iniziative degli artisti singoli, durante il periodo di lockdown, semplicemente perché si tratta di un panorama complesso e molto ramificato di cui sarebbe difficile dar conto in modo esaustivo, ma descriveremo alcuni episodi tra quelli incontrati durante l’esplorazione, come esemplificativi di alcune delle iniziative di tipo artistico, più divertenti e leggere che sono state generate dall’emergenza virus e sul tema stesso dell’emergenza virus e hanno contribuito ad intrattenere e divertire il grande pubblico. 

    * intervista su Instagram live a cura di Stefano Boeri, per il “Decamerone” de La Triennale di Milano

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    10 agosto 2020

  • Vanity Fair Italia

    Vanity Fair Italia, aprile 2020

    “Stiamo entrando in un’epoca di serietà, un nuovo tempo, come in molti lo chiamano in questo numero, dove i valori e gli interrogativi di ieri (l’ecologia, il rispetto del lavoro umano, l’inclusione, l’importanza dello Stato) non saranno più soltanto mete da inseguire ma risultati da mettere sul tavolo”

    Simone Marchetti *

    Come già visto nel caso di Vogue, l’incertezza e la drammaticità di questo momento trovano un’espressione forte anche in alcuni prodotti editoriali.

    Si può dire con ragionevole sicurezza, che insieme al lavoro compiuto da Vogue Italia, le scelte operate da Vanity Fair, in Italia, sono tra i pochi eventi di vero impatto, al di fuori del mondo digitale.

    Una delle immagini iconiche che resteranno per sempre scolpite nelle cronache della primavera 2020, è rappresentata dall’opera che viene commissionata da Vanity Fair Italia all’artista Francesco Vezzoli per la copertina del numero di aprile.

    A tutta pagina la foto di una tela dipinta con il tricolore italiano, sul quale spicca, al centro, il taglio inequivocabile della serie di tele Concetto spaziale di Lucio Fontana.

    Titolo del numero: “#L’Italiasiamonoi”.

    Dopo aver già dedicato i numeri di febbraio e marzo 2020 al tema della pandemia, con un ideale messaggio dall’Italia al mondo, nel primo caso ed una celebrazione del personale sanitario nazionale, nell’altro,  il numero di aprile è concepito come un manuale di sostegno alle imprese italiane, con numerose interviste a voci autorevoli del mondo della politica, dell’economia, della cultura che forniscano delle visioni sul futuro della nostra società e indicazioni su come affrontare l’emergenza economica e la ripresa del Paese.

    L’operazione viene condotta in accordo con l’artista, con la Fondazione Lucio Fontana, con la case d’aste Sotheby’s e con Ebay.

    Si unisce all’intento di lanciare un segno forte e un grido di consapevolezza, infatti, la causa benefica di donare il ricavato della vendita all’asta organizzata da Sotheby’s dell’opera originale [l’opera sarà venduta in giugno a un collezionista americano alla cifra straordinaria di 875 mila Euro  ndr] ai progetti di ricerca dell’Unità Operativa di Malattie Infettive del Policlinico di Milano e ad un fondo per le imprese in difficoltà, nonché quella dell’asta su Ebay di 100 copie con copertina rigida, firmate da Vezzoli, il cui ricavato verrà donato alla Croce Rossa Italiana. 

    “Per descrivere questa esperienza userei il titolo di un libro di David Foster Wallace: una cosa divertente che non farò mai più”

    Paolo Sorrentino
    Vanity Fair Italia, giugno 2020

    Due mesi dopo, Vanity Fair replica l’hype che già aveva generato con la la commissione dell’opera di Vezzoli, incaricando il regista Paolo Sorrentino della direzione artistica del numero di giugno, intitolato per volere di Sorrentino stesso “Fase 4”.

    Un regista e scrittore, cui viene data carta bianca per trattare la rivista come una propria creazione multimediale trasposta su carta stampata. 

    “Per me la bellezza è tutto ciò che contiene uno sbaglio. E lo sbaglio contiene una forma recondita di bellezza”

    Paolo Sorrentino

    Racconta Sorrentino, in una divertente intervista a cura di Lorenza Baroncelli  per il “Decamerone” della Triennale di Milano, che l’idea è nata in modo estemporaneo, come alternativa alla intervista per il giornale, richiestagli da Malcom Pagani, vicedirettore di Vanity Fair e negata da Paolo Sorrentino con la motivazione di non avere nulla di significativo da raccontare sull’eperienza della quarantena: “Non ho niente da dire neanche nel dirigere il numero di un giornale, ma se bisogna fallire, bisogna in grande; quindi meglio fallire con un intero numero che con un’intervista”.

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    Determinante l’opportunità che gli si presenta, di poter vedere e fotografare Roma deserta a tutte le ore, come in una versione diurna de “La grande bellezza” e di poter descrivere, come nel film,  cose diversissime che lo appassionano, andando a cercare un fil rouge che le unisca.

    Ne deriva un tributo all’Italia, descritta, celebrata e immaginata da Sorrentino stesso e da tanti dei personaggi con cui ha lavorato in questi anni, cui è stato chiesto di raccontare la propria esperienza dell’Italia e di immaginare la propria simbolica Fase 4 di riapertura, mentre, come lui, si trovano in quarantena: “un momento onirico ma importante” per raccogliere delle considerazioni sul futuro del Paese, tra il post-lockdown e i primi passi verso la ripresa. 

    In copertina fenicotteri rosa fotografati di notte in Piazza di Spagna a Roma dal fotografo Alex Majoli e Paolo Sorrentino. 

    Tra i contenuti, spiccano i contributi prestigiosi di Sharon Stone, Jennifer Lawrence, Willem Dafoe, Christoph Waltz, Jude Law, Wes Anderson, Jane Fonda, John Malkovich, Rachel Weisz e Woody Harrelson che condividono i loro ricordi preferiti del paese; di Alessandro Michele direttore creativo di Gucci, in dialogo con Achille Lauro sul potere della bellezza nella cultura di oggi; di Isabella Rossellini che racconta dei propri genitori, Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, e della carriera; un’intervista a Paolo Conte – sogno nel cassetto di Sorrentino – per sua stessa ammissione; un’opera originale commissionata a Marina Abramović.

    * Simone Marchetti, direttore Vanity Fair Italia, editoriale aprile 2020

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    9 agosto 2020

  • Vogue Italia

    Vogue Italia, aprile 2020

    “Il bianco è un messaggio universale di forza, purezza, rispetto e speranza. Eppure, dietro il silenzio di questa copertina, prende vita un numero molto vivace e personale di Vogue Italia. Più di 40 artisti hanno accettato la sfida inviando un contributo, ognuno dalla sua quarantena”

    Ferdinando Verderi *

    Nelle parole della giovane stilista Gabriela Hearst, pronunciate durante le Vogue Global Conversations:  “Sostenibilità significa imparare a lavorare con delle limitazioni”.

    Colpisce questa affermazione che sembra arrivare da un mondo altro, in cui le limitazioni non sono mai state in oggetto. 

    Eppure proprio al concetto di limite come un nuovo elemento di sfida che la pandemia introduce improvvisamente nel mondo della moda, fa riferimento Ferdinando Verderi, intervistato live su Instagram il 22 aprile 2020, da Joseph Grima, per il “Decamerone” della Triennale di Milano. Se il design e l’architettura si confrontano costantemente con il concetto di limite e anzi traggono da questo concetto spesso la linfa necessaria per pervenire a progetti originali, mentre dai limiti più estremi passa altrettanto spesso la via verso l’innovazione, la moda non lavora in questa modalità  – riflette Verderi – ma piuttosto in una modalità opposta dove il principio del non-limite guida i protagonisti del fashion design verso l’innovazione continua.

    Dunque, innestandosi sulla necessità ormai imprescindibile di confrontarsi con il concetto di sostenibilità e in questa particolare occasione con l’immobilità generale del Pianeta, per la prima volta anche la moda deve confrontarsi con il concetto di limite.

    E’ questa contingenza, dunque – per ammissione del direttore creativo –  a muovere la creatività del numero di Vogue Italia di aprile 2020 che esce in edicola con una copertina interamente bianca.

    “La copertina bianca significa silenzio, attesa, tempo per pensare, per non cadere nella trappola del content a tutti i costi, del messaggi a tutti i costi”, racconta Ferdinando Verderi durante l’intervista. 

    View this post on Instagram

    Riprogettato interamente in modalità smart-working, rispetto alle bozze già pronte per aprile, per volere del direttore Emanuele Farneti, anche il contenuto della rivista è speciale: punta a valorizzare al massimo la condizione di solitudine e reclusione in cui la maggior parte degli individui si trovano in quei mesi, pubblicando l’interpretazione personale di più di 40 artisti, cui la rivista ha spedito un capo di abbigliamento, chiedendo che ne producessero un’immagine in massima libertà, ma restando “fedeli alla situazione e alle limitazioni che tutti condividiamo in questi tempi difficili, creando immagini semplici e oneste, e di rappresentare la moda in modo da riflettere il momento che stanno vivendo in prima persona, con nient’altro in mente”.

    Il limite enorme e apparentemente insuperabile per una rivista di moda, di non poter organizzare i servizi fotografici per presentare i capi di aprile, genera questa collezione originalissima di immagini, che intende rompere gli schemi e i dogmi su come e con quali potentissimi e complicati mezzi la moda dovrebbe essere rappresentata.

    In realtà questo non è il primo numero che rompe gli schemi della rivista; sentendo fortemente il peso della responsabilità che la rivista si è storicamente assunta nel  prendere posizione sui grandi temi del contemporaneo e anticipando come sempre i trend che si imporranno nel settore, Vogue Italia nel gennaio 2020, per stretta intesa tra il direttore del giornale ed il direttore creativo, esce in edicola con un numero che è in se stesso uno statement sul tema della sostenibilità.

    “No photoshoot production was required for the making of this issue. Per la prima volta nella sua storia Vogue Italia rinuncia all’utilizzo delle foto per dare spazio a disegni e illustrazioni, mettendo così la creatività al servizio della sostenibilità”

    Dall’editoriale di Vogue Italia, Gennaio 2020

    Un numero speciale in cui sia le copertine sia i servizi di moda sono illustrati (e non fotografati) da “artisti, noti, emergenti, nomi dell’arte e leggende del fumetto, che hanno raccontato la moda rinunciando a viaggiare, spedire interi guardaroba, inquinare. La sfida è dimostrare che è possibile raccontare gli abiti senza fotografarli. È una prima volta: Vogue Italia non aveva mai avuto una copertina illustrata e nessun Vogue, da quando esiste la fotografia, ha mai realizzato un numero prescindendone”.

    Due delle sette copertine diverse di Vogue Italia, gennaio 2020

    Sette copertine diverse, che vanno esaurite immediatamente e rendono il numero un’edizione cult presto introvabile.

    Per dare incisività concreta a questo progetto, infine, i costi risparmiati per produrre il numero di gennaio, vengono destinati a finanziare la Fondazione Querini Stampalia di Venezia (che conserva il patrimonio della nobile famiglia veneziana e che offre al pubblico una biblioteca, un museo e mostre temporanee, con una particolare attenzione per l’arte contemporanea), gravemente danneggiata dall’acqua alta eccezionale del novembre 2019.

    * Ferdinando Verderi, editoriale di Vogue Italia, Aprile 2020

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    8 agosto 2020

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