Vogue Italia

Vogue Italia, aprile 2020

Il bianco è un messaggio universale di forza, purezza, rispetto e speranza. Eppure, dietro il silenzio di questa copertina, prende vita un numero molto vivace e personale di Vogue Italia. Più di 40 artisti hanno accettato la sfida inviando un contributo, ognuno dalla sua quarantena

Ferdinando Verderi *

Nelle parole della giovane stilista Gabriela Hearst, pronunciate durante le Vogue Global Conversations:  “Sostenibilità significa imparare a lavorare con delle limitazioni”.

Colpisce questa affermazione che sembra arrivare da un mondo altro, in cui le limitazioni non sono mai state in oggetto. 

Eppure proprio al concetto di limite come un nuovo elemento di sfida che la pandemia introduce improvvisamente nel mondo della moda, fa riferimento Ferdinando Verderi, intervistato live su Instagram il 22 aprile 2020, da Joseph Grima, per il Decamerone” della Triennale di Milano. Se il design e l’architettura si confrontano costantemente con il concetto di limite e anzi traggono da questo concetto spesso la linfa necessaria per pervenire a progetti originali, mentre dai limiti più estremi passa altrettanto spesso la via verso l’innovazione, la moda non lavora in questa modalità  – riflette Verderi – ma piuttosto in una modalità opposta dove il principio del non-limite guida i protagonisti del fashion design verso l’innovazione continua.

Dunque, innestandosi sulla necessità ormai imprescindibile di confrontarsi con il concetto di sostenibilità e in questa particolare occasione con l’immobilità generale del Pianeta, per la prima volta anche la moda deve confrontarsi con il concetto di limite.

E’ questa contingenza, dunque – per ammissione del direttore creativo –  a muovere la creatività del numero di Vogue Italia di aprile 2020 che esce in edicola con una copertina interamente bianca.

La copertina bianca significa silenzio, attesa, tempo per pensare, per non cadere nella trappola del content a tutti i costi, del messaggi a tutti i costi”, racconta Ferdinando Verderi durante l’intervista. 

Riprogettato interamente in modalità smart-working, rispetto alle bozze già pronte per aprile, per volere del direttore Emanuele Farneti, anche il contenuto della rivista è speciale: punta a valorizzare al massimo la condizione di solitudine e reclusione in cui la maggior parte degli individui si trovano in quei mesi, pubblicando l’interpretazione personale di più di 40 artisti, cui la rivista ha spedito un capo di abbigliamento, chiedendo che ne producessero un’immagine in massima libertà, ma restando “fedeli alla situazione e alle limitazioni che tutti condividiamo in questi tempi difficili, creando immagini semplici e oneste, e di rappresentare la moda in modo da riflettere il momento che stanno vivendo in prima persona, con nient’altro in mente”.

Il limite enorme e apparentemente insuperabile per una rivista di moda, di non poter organizzare i servizi fotografici per presentare i capi di aprile, genera questa collezione originalissima di immagini, che intende rompere gli schemi e i dogmi su come e con quali potentissimi e complicati mezzi la moda dovrebbe essere rappresentata.

In realtà questo non è il primo numero che rompe gli schemi della rivista; sentendo fortemente il peso della responsabilità che la rivista si è storicamente assunta nel  prendere posizione sui grandi temi del contemporaneo e anticipando come sempre i trend che si imporranno nel settore, Vogue Italia nel gennaio 2020, per stretta intesa tra il direttore del giornale ed il direttore creativo, esce in edicola con un numero che è in se stesso uno statement sul tema della sostenibilità.

“No photoshoot production was required for the making of this issue. Per la prima volta nella sua storia Vogue Italia rinuncia all’utilizzo delle foto per dare spazio a disegni e illustrazioni, mettendo così la creatività al servizio della sostenibilità”

Dall’editoriale di Vogue Italia, Gennaio 2020

Un numero speciale in cui sia le copertine sia i servizi di moda sono illustrati (e non fotografati) da “artisti, noti, emergenti, nomi dell’arte e leggende del fumetto, che hanno raccontato la moda rinunciando a viaggiare, spedire interi guardaroba, inquinare. La sfida è dimostrare che è possibile raccontare gli abiti senza fotografarli. È una prima volta: Vogue Italia non aveva mai avuto una copertina illustrata e nessun Vogue, da quando esiste la fotografia, ha mai realizzato un numero prescindendone”.

Due delle sette copertine diverse di Vogue Italia, gennaio 2020

Sette copertine diverse, che vanno esaurite immediatamente e rendono il numero un’edizione cult presto introvabile.

Per dare incisività concreta a questo progetto, infine, i costi risparmiati per produrre il numero di gennaio, vengono destinati a finanziare la Fondazione Querini Stampalia di Venezia (che conserva il patrimonio della nobile famiglia veneziana e che offre al pubblico una biblioteca, un museo e mostre temporanee, con una particolare attenzione per l’arte contemporanea), gravemente danneggiata dall’acqua alta eccezionale del novembre 2019.

* Ferdinando Verderi, editoriale di Vogue Italia, Aprile 2020

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