Gruppo pubblico Facebook “Bottom Up! Voci”. Illustrazione originale: Victoria Semykina
“Bottom Up! VOCI”, il gruppo Facebook del festival “Bottom Up!”, un laboratorio di visioni, di idee poetiche e stravaganti ma al tempo stesso convincenti, per provare a guardare oltre”.
Maurizio Cilli e Stefano Mirti *
L’edizione 2020 del Festival di Architettura di Torino, si concretizza nel progetto “Bottom Up! – Quando la città si trasforma dal basso” redatto da Maurizio Cilli e Stefano Mirti, vincitore del bando di concorso indetto nel 2019 dall’ordine degli Architetti di Torino.
Accertata l’impossibilità a mantenere in calendario gli appuntamenti pubblici che erano previsti per il maggio 2020, i direttori decidono a sorpresa di non cancellare il festival e tentare invece di trasformare la formula di presentazione al pubblico, svolgendo il festival in formato interamente digitale.
Proprio durante lo svolgimento delle prime dirette, in seguito al ricevimento in chat di numerosi spunti, segnalazioni e contributi spontanei, da parte degli ascoltatori collegati, nasce l’idea di mettere a patrimonio questi materiali, radunandoli e invitando gli ascoltatori a contribuire costantemente o allargare l’utenza del gruppo a quanti possano essere interessati a partecipare.
Nasce così un vero e proprio progetto a latere, intitolato “Bottom up! Voci” che si concretizza in un gruppo chiuso su Facebook e vuole essere un luogo di ritrovo comunitario alla ricerca di visioni laterali e fuori dall’ordinario intorno ai temi della città, dell’abitare e dei modi di vita e di convivenza, in trasformazione, nell’ottica di riplasmare il mondo per far fronte alle travolgenti novità.
Si può depositare materiale, scambiare informazioni ed esperienze, condividere testi e articoli, segnalare libri, eventi, esperimenti – tutti di carattere non commerciale.
Dal documento “Bottom Up! Laboratorio di visioni”, a cura di Maurizio Cilli e Stefano Mirti
Chiunque può chiedere di iscriversi e contribuire alla raccolta e alla discussione e tutto il materiale raccolto viene poi catalogato e raccolto dai due direttori di Bottom Up!, in una sorta di archivio digitale, il cui destino è ancora in definizione.
Questa versione del festival, trasformato in digitale, accresce ancora maggiormente la dimensione partecipativa, che già caratterizzava il progetto originario per il festival.
Dal documento “Bottom Up! Laboratorio di visioni”, a cura di Maurizio Cilli e Stefano Mirti
Si mette a patrimonio, cioè, la facilità ed immediatezza con cui si può generare e partecipare ad un lavoro di gruppo, usando la rete e si sfrutta appieno anche la possibilità di implementare, trasformare e rimodulare il progetto in corso d’opera, altra caratteristica peculiare della dimensione digitale.
Svariate sono le possibilità di implementazione della versione digitale e quelle di collaborazioni con realtà attive sugli stessi temi; resta da vedere cosa ne sarà di questa ramificazione inattesa del festival, negli anni a venire.
Dal documento “Bottom Up! Laboratorio di visioni”, a cura di Maurizio Cilli e Stefano Mirti
* direttori del festival di architettura di Torino “Bottom Up!”
“E’ che poi mi ingarello e me va de continuare, ma mo davero devo lavora’ ciao”.
ZeroCalcare
Il fumettista ZeroCalcare – nome d’arte di Michele Rech, nonché uno degli eroi nazionali del fumetto italiano contemporaneo – che lavora abitualmente quasi esclusivamente per la carta stampata, sperimenta sulle immagini in movimento, realizzando per la prima volta una vera miniserie di disegni animati, in sette episodi, intitolata “Rebibbia Quarantine”, “un reportage-verità sulla quarantena vissuta ai bordi della Tiburtina”, come lui stesso la definisce.
Notoriamente molto appassionato di serie televisive – che ama anche descrivere a parole episodio per episodio, come esercizio di stile e in una sorta di one-man show – Calcare, come lo chiamano i fans scatenati, risulta efficacissimo anche nel montaggio serrato della serie.
Potremmo descriverlo come un racconto a sfondo autobiografico dei vizi e virtu’ degli italiani in quarantena, come in una commedia dell’arte rivisitata e attualizzata; voce narrante, scanzonata ed inconfondibile, quella dello stesso autore marcata da un fortissimo accento romano e colorita di espressioni dialettali esilaranti.
ZeroCalcare, “Rebibbia Quarantine” [Screenshots]
La serie viene passata dal programma televisivo “Propaganda Live”, su La7,il venerdì sera tra aprile e maggio, riscuotendo un successo enorme e diventando ben presto un cult.
E poiché, come lui stesso dichiara al termine dell’ultimo episodio [vedi citazione su questa pagina ndr], l’esperimento lo ha appassionato, è possibile che questa esperienza non termini qui e che in futuro il disegno animato diventi un formato abituale nel suo lavoro.
ZeroCalcare, “Rebibbia Quarantine”. Prima puntata, 16 marzo 2020
Se così sarà, questo sarà un esempio brillante di come l’emergenza abbia liberato un potenziale che finora non era stato pienamente espresso (seppure qualche brevissimo video-racconto fosse già stato realizzato, ma della durata di pochi secondi e di fattura molto meno professionale) e abbia indotto il fumettista sia a ripensare al proprio mezzo espressivo e alle diverse possibili sfaccettature e declinazioni, sia all’immediatezza di legame con il pubblico, sia all’enorme potenziale di impatto nella comunicazione.
Non solo essere invitato come ospite fisso in TV, fa la differenza in termini di popolarità, ma la possibilità di essere postato e repostato sui Social Media, con il mezzo video che è senza dubbio il formato che maggiormente produce numeri in rete.
Il progetto vede coinvolti notissimi fotografi di diversa provenienza e diversa poetica, chiamati a contribuire a ciò che vuole costituirsi come piattaforma multimediale e archivio di immagini a documentazione della pandemia.
Si tratta di un progetto aperto, che intende proseguire oltre questo periodo specifico, arricchendosi costantemente di materiali relazionati al tema.
Il materiale è suddiviso per ora in sette sezioni – l’ultima delle quali intitolata “La nuova normalità” – che ritraggono aspetti diversi del fenomeno: l’emergenza sanitaria, il contraccolpo economico, i sacrifici sociali e le conseguenze personali; “Molte storie copriranno più soggetti” si legge sul sito “a volte sovrapposti. Perché, in momenti critici come questo, le categorie e le denominazioni hanno contorni poco definiti, proprio come ci sembra di percepire la nostra vita nel momento attuale”.
Interessante l’idea di affiancare a contenuti autoriali, alcuni di altissimo livello (alcuni dei contributors sono, per esempio, fotografi per Magnum Photos), anche altri totalmente spontanei raccolti per esempio sui social media, che hanno giocato un ruolo chiave specialmente nei due mesi in cui quasi nessuno poteva muoversi liberamente.
In appendice, anche articoli, documenti e scritti provenienti da diverse fonti giornalistiche.
* Storico fotografo della scuderia Magnum Photos, noto per la sua documentazione di guerre e conflitti.
“This Whole World Is Wild At Heart And Weird On Top.”
David Lynch *
David Lynch, rifugiato – sheltered, come dicono gli americani durante il lockdown – nella sua residenza di Los Angeles, sembra trascorrere buona parte della giornata in una sorta di veranda in legno nel giardino; da lì, giocando con il formato video, apre un canale YouTube intitolato “David Lynch Theater” e si rende protagonista delle sue stesse riprese.
“I like L.A. because of the light. The light makes me feel so good. It’s really beautiful. And there’s something about L.A. being so spread out that gives you a feeling of freedom. Light and freedom”
Inizialmente avvia una sorta di video-diario giornaliero – mentre scriviamo ancora attiva – che si compone di di brevissimi auto-filmati in cui descrive il cielo e le previsioni del tempo su Los Angeles, per la giornata; intitola la serie: “David Lynch Theater Presents: Weather Reports”.
Il set, essenziale e di grande effetto, ricorda quello di una stazione radio da campo, organizzato su una scrivania nella vecchia veranda e circondato da vecchi apparecchi polverosi.
“David Lynch Theater Presents: Weather Reports”. Prima puntata, 11 maggio 2020
In seguito, si aggiungeranno altre playlists: una piccola serie di “Short Films”, una miniserie in quattro episodi, intitolata “Rabbits”, che scimmiotta il genere noir fumoso un po’ anni ‘50 e le sitcom americane, contemporaneamente, citando grandemente le atmosfere dei film di Lynch stesso e diventando immediatamente un cult (al punto che compaiono subito in rete, sul tema, saggi, video-saggi di recensione, di critica e di analisi).
David Lynch, “Rabbits”. Prima puntata, 9 giugno 2020
“Absurdity is what I like most in life”
David Lynch
Un’altra è intitolata: “What Is David Working on Today?”, dove Lynch filma se stesso, mentre si prodiga in lavoretti di bricolage casalingo, spiegando passo passo cosa sta realizzando e infine una nuova serie giornaliera, definitivamente delirante, intitolata: “Today’s Number Is…”, dove, sul modello delle estrazioni del lotto, estrae ogni giorno un numero da una boule che ne contiene dieci, recitando ogni giorno lo stesso testo e lo stesso rito.
David Lynch, “What Is David Working on Today?”. Prima puntata, 28 maggio 2020
David Lynch, “Today’s Number Is…”. Prima puntata, 8 agosto 2020
* dal film: “Wild at Heart” (1990), di cui David Lynch è autore, oltre che regista
Wes Anderson, cortometraggio di animazione basato sullo storyboard del film “Budapest Hotel”. Courtesy: The Criterion Collection
“I think that ideas exist outside of ourselves. I think somewhere, we’re all connected off in some very abstract land. But somewhere between there and here, ideas exist”.
David Lynch
L’arresto forzato di quasi tutte le attività produttive e di quasi ogni trasferimento, sconvolge i ritmi e gli equilibri di vita e lavorativi in ogni angolo del pianeta.
Questo travolge tutti indistintamente e quindi, come raramente accade, anche artisti e creativi di grande fama, che normalmente riescono a mettersi in condizione di venire appena sfiorati dalle grandi emergenze e tragedie.
Dopo un iniziale sbalordimento e nonostante lo sconforto per la cancellazione di eventi, attività, inviti e progetti, molti di questi grandi personaggi, pur nella limitazione delle proprie residenze, si rimettono al lavoro. Abbiamo visto come musicisti e artisti di varie discipline, inizino a produrre in una condizione di divertita autarchia: alcuni volendo mettere a disposizione i propri talenti, altri semplicemente reagendo alla noia infinita di giorni e giorni senza viaggi, appuntamenti e socialità.
Altri ancora, però, interpretano quel momento sospeso come un inaspettato regalo di un grande contingente di tempo per sperimentare cose diverse, anche ai limiti, o oltre i limiti della propria normale disciplina o pratica artistica, o per approfondire esperimenti già ideati in passato, ma mai veramente sviluppati, avendo del tempo sufficiente a disposizione e approfittando del beneficio di avere, in una simile situazione, molta meno pressione.
Alcuni tra i mille esperimenti avviati in questo senso, che risultano particolarmente riusciti, possono qui essere rappresentati, per esempio, da David Lynch, chedecide di sfruttare il mezzo video in autonomiae di mettere, in modo inedito, se stesso al centro delle riprese, o dal regista Wes Anderson che mette a patrimonio lo storyboard del suo film “Budapest Hotel”, da lui stesso disegnato in preparazione della lavorazione del film, realizzando un cortometraggio di animazione della durata di 25 minuti, basato sui disegni originali animati e narrati dal regista stesso. Il cortometraggio viene pubblicato dalla Criterion Collection.
Teaser del cortometraggio di animazione di Wes Anderson,basato sullo storyboard del film “Budapest Hotel”
In Italia, il fumettista ZeroCalcare, normalmente concentrato quasi esclusivamente sulle immagini per la carta stampata, sperimenta con enorme successo sui disegni animati, dando vita alla breve serie “Rebibbia Quarantine” che va in onda in televisione il venerdì sera, su La7, nell’ambito del programma “Propaganda live”, diventando immediatamente un cult.
Lorenzo Jovanotti, che ha nel cassetto ore di materiale girato che aspetta di trovare una destinazione, da un suo lungo giro in bicicletta in Sud America in solitaria, costruisce e realizza una sorta di documentario intitolato “Non voglio cambiare pianeta”.
Jovanotti presenta il suo programma “Non voglio cambiare pianeta”
Dalle ore e ore di girato, ricava un formato molto leggero di video-diario in 16 puntate che va in onda in maggio sul portale della RAI, Raiplay e che il musicista stesso così definisce: “Un viaggio nel viaggio: musiche, parole, panorami, salite, discese e tanto sudore per condividere l’avventura umana e sportiva vissuta pochi mesi fa tra Cile e Argentina. Paesaggi mai visti. Pensieri mai fatti. Parole mai dette. Un’impresa in solitaria, prima che lo stare soli fosse un’impresa da vivere tutti insieme”.
Un esperimento simile in versione mediometraggio, esiste già di un suo giro in bicicletta in Nuova Zelanda, nel 2017. Questa è la versione estesa e in qualche modo più consapevole del viaggio completo.
Di particolare interesse la scelta della RAI di pubblicare la serie unicamente sul portale digitale Raiplay, rinunciando a passarlo sui canali televisivi; questo era già successo per due show di Fiorello “Viva Rayplay” e “Viva Asiago10”, che la RAI aveva messo in programmazione esclusivamente su Raiplay, tra novembre 2019 e febbraio 2020, dimostrando di aver colto il trend delle TV di stato in tutta Europa di dare importanza sempre maggiore e vita sempre più autonoma ai portale delle reti.
Altra corrente di progetti speciali, nati durante e ancora più specificamente in conseguenza della pandemia, è quella legata alla creatività in formato puramente digitale, tra account di Instagram, blog e siti web.
Tape Measures (@tape_maesures) su Instagram
Molti progetti nascono spontaneamente; ne siano esempio, tra le decine esistenti, gli accounts Instagram Tape Measures (@tape_measures), basato a Singapore, che raccoglie immagini di segnaletica relativa alle misure di sicurezza per contenere il numero dei contagi da Covid-19, realizzata tramite nastro e nastro adesivo, o Covid Art Museum (@covidartmuseum), creato da tre creativi e art enthusiasts di Barcellona – Emma Calvo, José Guerrero and Irene Llorca – che pubblica immagini di arte e creatività sul tema: “The art in times of quarantine. The Covid Art” e si propone: di dare visibilità al lavoro di chi vorrà prendere parte al progetto, in un momento in cui aiutarsi vicendevolmente è fondamentale; incoraggiare ad esprimere i propri sentimenti certamente forti e magari compressi, rispetto ai timori che la pandemia porta con sé; contribuire ad intrattenere quanti vorranno esplorare la raccolta e contribuire a sdrammatizzare un minimo la situazione con un tocco di humor, che non guasta mai, racconta Emma Calvo, portavoce del collettivo.
Covid Art Museum (@covidartmuseum) su Instagram
Pur essendo solo uno dei moltissimi account di questo genere, Covid Art Museum si distingue per presentare una selezione piuttosto curata ed eterogenea di lavori, che include il lavoro di veri artisti – non necessariamente creati per questo progetto – ma è molto inclusiva rispetto anche alle proposte arrivate da contributors di ogni genere e livello.
A riprova della qualità del progetto, il fatto che l’account sia seguito anche da personaggi di spicco del mondo della creatività.
Altri progetti nascono rispondendo a open call di società di comunicazione o piccole entità culturali, tra questi, il sito “Postcards From Isolation”– da un’idea di Sabato.studio, Anna Wojnarowska, Lorenzo Migliorero, Jacopo Botticelli – che chiede al mondo in isolamento, di partecipare inviando piccole cartoline elettroniche di puro coding, che giochino sul tema: pre / post Covid-19.
Fabio Ottavini di sabato.studio, per “Postcards From Isolation”
Infine, il progetto “Atlas of Everyday Objects — In the Age of Global Social Isolation”, a cura di The Observational Practices Lab, Parsons School of Design, co-diretta da Pascal Glissmann and Selena Kimball, che si propone di creare un archivio della inedita condizione di isolamento collettivo, andando ad indagare sul significato degli oggetti di casa, traslato dalla nuova condizione di vita in isolamente.
“Atlas of Everyday Objects — In the Age of Global Social Isolation”
Si chiede di scegliere e fotografare 9 oggetti tra quelli che hanno assunto un nuovo significato dall’inizio del lockdown e raccogliere queste foto in una griglia 3 x 3 da pubblicare sul proprio account Instagram con l’hashtag #objectsofmyisolation.
La dimensione della diffusione del progetto risulta in definitiva abbastanza simile a quella del Covid Art Museum , arrivando a raccogliere circa 450 contributi.
“Dedicato a chi capisce”, a cura di Antonio e Patrizia Marras, live su Instagram
“Stay home, stay safe!”
Così come i musicisti, anche personaggi dello spettacolo e della cultura, lanciano trasmissioni in diretta tramite i propri account sui social network, con lo stesso spirito e la stessa modalità casalinga.
Trasmettono in solitaria, a volte si invitano a vicenda, o vengono coinvolti da iniziative messe insieme a lampo da associazioni benefiche.
Anche in questo caso, infatti, l’intento principale è raccogliere fondi per diverse ONG e associazioni impegnate nelle cure, nella ricerca e nella gestione dell’emergenza.
Si organizzano interviste incrociate, letture di brani letterari, salotti di intrattenimento a più voci, giochi e quiz, serate di tributo a personaggi noti e contenuti di qualsiasi tipo, per intrattenere il pubblico a casa.
Tante trasmissioni vengono fatte anche per intrattenere i bambini, a casa da scuola e separati dagli amichetti.
Molto riuscita lalettura integrale del libro di Roald Dahl “James and the Giant Peach”, andata in onda in dieci episodi su Youtube, a cura del regista inglese Taika Waititi, insieme a diversi attori e personaggi celebri che si prestano per spartirsi l’interpretazione di diversi personaggi del libro, sempre collegandosi ognuno dalla propria abitazione.
L’iniziative è organizzata dalla Roald Dahl Story Company, che si impegna a pareggiare la cifra che verrà donata dal pubblico all’Associazione Partners in Health.
Spiccano tra i personaggi coinvolti, Meryl Streep e Camilla Parker Bowles, moglie del Principe Carlo d’inghilterra.
Lettura integrale del libro di Roald Dahl “James and the Giant Peach”, a cura di Taika Waititi, secondo episodio
C’è molta disponibilità da parte di tutti, anche ad essere intervistati e coinvolti nelle diverse trasmissioni, raccontano gli uffici stampa e i personaggi che lavorano in prima linea per contattare gli invitati, anche da parte delle star normalmente più schive o capricciose, un po’ per la reale emergenza, un po’ per l’improvviso vuoto di impegni e di socialità, un po’ per la novità e per lo spirito di emulazione.
Indimenticabile, durante la serata di tributo al famoso compositore di Broadway Stephen Sondheim per i suoi 90 anni, celebrata su Zoom da diverse star di Hollywood, il brano eseguito a tre voci da Meryl Streep, Christine Baranski e Audra McDonald.
Meryl Streep, Christine Baranski & Audra McDonald “The ladies who lunch”
Il trio di attrici – presentatesi in video in accappatoio dalle rispettive case, in pieno spirito e modalità lockdown – ha rubato la scena interpretando il classico “The Ladies Who Lunch”. Cantando, le tre attrici hanno brindato con vino e liquori, mentre Meryl Streep si è esibita nella preparazione in diretta di un cocktail con tanto di shaker per poi finire bevendo a canna da una bottiglia di scotch.
Una speciale disponibilità si ha anche dai grandi gruppi industriali, ad investire denaro in beneficenza. Molte aziende hanno annullato i propri interventi pubblicitari dalle trasmissioni o li hanno visti decadere insieme alle trasmissioni stesse che saltano sia in TV, sia in Radio e si impegnano più volentieri, anche per l’impennata di interesse verso i discorsi di responsabilità sociale delle aziende, ad investire denaro direttamente in beneficenza, tramite le diverse iniziative di intrattenimento.
A riprova di ciò, il direttore di Radio Deejay, una delle tre più grandi radio private italiane, dichiarava, a fine marzo, durante una trasmissione, di non aver al momento alcun contratto di pubblicità attivo, mentre molte società prendevano l’impegno a donare delle cifre relazionate al numero di contatti unici ottenuti da alcuni profili di artisti popolari, o a pareggiare, come detto, le cifre donate dal pubblico delle trasmissioni informali via social networks.
Impressionante anche il risultato ottenuto da alcune celebrities che riescono con la sola forza della propria popolarità, a mettere insieme cifre impressionanti, in tempo zero – in Italia, particolare scalpore genera il caso della coppia Fedez / Chiara Ferragni che arriva a raccogliere, più di 3 milioni di Euro, in 24 ore.
Rimanendo in Italia, molto successo hanno le dirette di Jovanotti dal suo profilo Instagram, intitolate: “Jova House Party”,in cui, accompagnato spesso da Fiorello, intervista personaggi, canta, suona, legge brani dai suoi libri preferiti.
“Jova House Party”, a cura di Lorenzo Jova Cherubini, live su Instagram [Screenshots]
Molto meno brillanti quelle super kitsch di Lapo Elkann, intitolate
“Italia per sempre”e trasmesse dall’account della sua società Italian Independent, condotte in duo con Stefano Fontana, famoso dj e produttore musicale.
Spicca invece per il meritato successo, la trasmissione “The Orchite Show”– dal titolo ironico ispirato dal sentimento di insoddisfazione che ha accompagnato questo periodo – ideata da Fabio Volo in collaborazione con GB Oneto, autore televisivo e Valentina Fronzoni, executive producer della casa di produzione the BigMama, realizzata interamente da casa di Fabio Volo con l’aiuto dei propri familiari, ma montata e confezionata come un vero e proprio programma televisivo, con applausi finti, contributi di messaggi e video inviati dal pubblico a casa.
“The Orchite Show”, a cura di Fabio Volo, live su Youtube, prima puntata
La trasmissione va in onda dal profilo Instagram di Fabio Volo e su un canale Youtube dedicato, ottenendo circa 2 milioni di visualizzazioni, al punto da essere contattato dalla Barilla che coglie al volo l’occasione, dovendo predisporre il lancio della nuova confezione azzurra, ispirata alle uniformi della nazionale di calcio e si impegna a donare 100.000€, in beneficenza, a fronte di un volutamente super goffo piazzamento del prodotto all’interno del programma (con Fabio che sgranocchia la pasta cruda, o tira la scatola vuota della pasta in giro per la stanza): un affare d’oro.
A tema cucina, lo chef pluristellato Massimo Bottura trasmette ogni sera dalla propria cucina della casa di New York, “Kitchen Quarantine”, preparando e spiegando in diretta ricette improvvisate con gli ingredienti trovati in casa.
Su un modello alla “Quelli della notte”, di Renzo Arbore, invece la trasmissione di nicchia, diventata presto un trash-cult “Tutti a casa”, dell’autore radiofonico Francesco Lancia, proveniente da Radio Deejay, che coinvolge una serie di giovani cabarettisti italiani, come ospiti fissi a rotazione e personaggi un po’ indie del mondo dello spettacolo, come Victoria Cabello o l’attore comico Paolo Calabresi, trasmettendo nella notte, dal proprio canale Youtube, per ben 66 puntate.
Altra piccola realtà curiosissima sono le dirette via Instagram live che lo stilista Antonio Marras conduce una volta alla settimana (il giovedì sera alle ore 19.00) insieme alla moglie Patrizia, aventi come ospiti fisse due delle muse di Marras: l’attrice milanese Federica Fracassi, incaricata di selezionare per poi leggere in diretta brani di grandi scrittrici donne e Geppi Cucciari con cui si dibatte molto spiritosamente del mondo travolto dalla pandemia.
Hanno un titolo: “Dedicato a chi capisce” e il set fisso è un angolo di casa Marras, punteggiato di pochi oggetti essenziali e curiosi che compongono un quadro di eleganza contadina understatement-chic, indiscutibilmente in stile Marras.
Lui si presenta sempre in maglia a righe alla marinara, mentre la sorella ha come elemento fisso, i cappellini da cerimonia.
Antonio Marras è un uomo colto e curioso, molto riflessivo ma anche molto spiritoso; è appassionato di teatro ed è anche un notevole artista figurativo. Questi salotti sono dunque molto gradevoli, un po’ a cavallo tra cultura alta e bassa e in qualche modo ipnotici.
Dei live non rimane purtroppo alcuna traccia, sull’account Instagram di Antonio Marras.