“Now, more than ever, we need the unique power of film to inspire us, to entertain us, to comfort us, wherever we live, whatever language we speak... Twenty one festivals join forces to find a way for us all to stay together. Twenty one festivals and you: we are one”.
Robert De Niro
Un inedito e importante festival dei festival, viene invece organizzato, radunando in uno sforzo comune, 21 tra i più importanti festival di cinema dal mondo, alcuni dei quali sono stati costretti a cancellare l’edizione del 2020, ma non intendono rinunciare a far sentire la propria presenza, e a far debuttare con qualche clamore almeno alcuni dei film dei quali si sono assicurati la première in esclusiva.
I promotori sono Tribeca Film Festival, fondato da Robert De Niro con Jane Rosenthal, in accordo con YouTube, appunto. Viene annunciato il 27 aprile 2020 e andrà in scena a partire dal 29 maggio.
Recita il comunicato, che l’iniziativa non intende essere semplicemente un sostituto online per Tribeca, ma “mira a essere un evento veramente globale con cui si desidera sostenere, tra le altre cose, il COVID-19 Solidarity Response Fund dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nonché alcuni enti di soccorso locale”.
“We Are One – A global film festival”. Presentazione
Il festival è gratuito, ma sarà chiesto di effettuare delle donazioni in corrispondenza con la fruizione dei film.
Il programma è curato dai seguenti festival cinematografici:
Annecy Festival, Internationale Filmfestspiele Berlin, London Film Festival, Festival de Cannes, Festival Internacional de Cine en Guadalajara, Jerusalem Film Festival, Karlovy Vary International Film Festival, Locarno Film Festival, International Film Festival and Award Macao, Festival International du Film de Marrakech, Mumbai Film Festival, New York Film Festival, International Film Festival Rotterdam, San Sebastiàn International Film Festival, Sarajevo Film Festival, Sundance Film Festival, Toronto International Film Festival, Tokyo International Film Festival, Tribeca Film Festival, Mostra internazionale d’arte cinematografica – La Biennale di Venezia”.
Ogni festival mette a disposizione parte del materiale selezionato per l’edizione 2020.
In 10 giorni vengono proiettati più di 100 film, comprese alcune anteprime mondiali e alcune anteprime per il Nord America. La selezione spazia da lungometraggi narrativi, documentari, cortometraggi e film di animazione; inoltre vengono proposte alcune tavole rotonde con i principali registi e presentazioni in realtà virtuale.
Come in ogni festival, i film vanno in visione in lingua originale con sottotitoli.
Alcuni film rimangono in visione sul sito del festival, dopo il debutto, per tutta la durata del festival; alcuni vanno in programmazione un’unica volta.
In corrispondenza della messa in onda, è anche naturalmente possibile chattare e lasciare dei commenti e utilizzare il pulsante apposito per donare all’ente associato ad ogni film.
Per i direttori dei festival, che normalmente competono per assicurarsi anteprime ed eventi speciali, “We Are One” può rappresentare un luogo complementare per celebrare il lavoro dei registi locali, per promuovere il carattere delle proprie programmazioni, per soddisfare gli appassionati di cinema che non possono viaggiare per partecipare alle manifestazioni di questo tipo, ma anche per avvicinare un pubblico che normalmente non è uso a prendere in considerazione film indipendenti, cortometraggi, documentari o film di Paesi stranieri; senza contare, che non tutti i festival sono realmente aperti al pubblico.
In diverse interviste, più di uno tra i direttori dei festival coinvolti ha fatto cenno al fatto di vedere favorevolmente l’idea che il festival possa diventare un appuntamento annuale e gli stessi due co-fondatori di Tribeca non hanno escluso questa eventualità.Non è detto, quindi, che come varie altre iniziative nate in conseguenza della pandemia, anche “We Are One” non sia nato per restare.
Fotogramma dal film “Buongiorno”, Reg. Yasujiro Ozu, con Masahiko Shimazu, Koji Shidara, Kuniko Miyake, Giappone, 1959
“We are hurting enormously. We are losing I don’t know how much a week. We don’t have any grants or subsidy money. But we’ve been able to really experiment, to go out to a much, much wider community of people who hadn’t heard about us before. It’s certainly been a ride.”
Philip Knatchbull *
Per quanto logico, che come tutta l’industria dell’intrattenimento, anche il cinema si fermi nei mesi in cui il mondo è paralizzato in lockdown, è quando si cominciano a vedere concretamente i primi effetti, nella vita quotidiana, che ci si rende veramente conto di cosa questo possa significare.
Le serie che debuttano in aprile e maggio sulle piattaforme di streaming, infatti, non dispongono nell’immediato delle versioni doppiate; i teleromanzi che vanno in onda quotidianamente in televisione, a metà aprile esauriscono le puntate girate… (fa quasi tenerezza, l’idea dei produttori della serie RAI “Un posto al sole”, in onda ininterrottamente da più di 25 anni, che improvvisano una serie di ripiego che intitolano spiritosamente “Un po’ sto a casa”, in cui i personaggi dialogano quotidianamente due e due, per una quindicina di minuti, in videochiamata, come fanno anche i loro fans privati dell’appuntamento serale quotidiano).
Se si blocca la possibilità di girare nuovi film, d’altra parte, è sconfinata la quantità di materiali che si sono prodotti in più di cent’anni di cinema.
La prima reazione, per molte istituzioni è, dunque, quella di aprire gli archivi.
Del valore e della opportunità che rappresenta la messa a disposizione di un archivio e in una modalità che supera la necessità di impiegare trasporti e denaro, abbiamo fatto cenno parlando di arte.
Naturalmente anche gli archivi cinematografici, sono numerosissimi e preziosi: molte case di produzione mettono in visione gratuita i propri film, tramite Youtube, i canali televisivi nazionali caricano in rete materiali strabilianti per il valore storico e affettivo (così per esempio la BBC o la RAI, con le Teche RAI e il portale Raiplay).
Archivio della Cineteca di Milano, fotogramma dal film “The Trail Of Octopus”, Reg. Duke Worne, USA, 1919
Così come la Cineteca di Milano, che offre una vasta selezione di film e di materiali video dal grandissimo valore storico, molti in versione restaurata e consultabili grazie al servizio di streaming online del proprio sito, moltissimi altri musei e Fondazioni liberano l’accesso agli archivi digitali, per qualche mese; elenchi costantemente aggiornati di queste istituzioni vengono radunati su dei portali pop-up – ufficiali o nati per iniziativa spontanea – sia in Italia che all’estero.
A questa soluzione immediata, adottata da molte istituzioni pubbliche, fanno seguito molte altre su iniziativa privata.
Il portale MyMovies, facente parte del gruppo editoriale l’Espresso, organizza una rassegna sul modello di un cineforum, da fruire da casa, intitolata “Nuovo cinema Repubblica”. Il calendario prevede tre film d’essai al giorno, visionabili in streaming gratuitamente, tramite un sistema di prenotazioni, per un numero limitato di spettatori e con la possibilità di chattare, prima, durante e dopo i film, con gli altri partecipanti che si vedono collocati sulla pianta della sala cinematografica.
Poster del film “The Special Need”, Reg. Carlo Zoratti, Italia, 2013
Molto bella e varia la selezione di film (si ha l’opportunità, per esempio di vedere i film del regista cult del cinema giapponese Ozu, e tra questi la magnifica e unica commedia, girata dal maestro “Buongiorno” del 1959, in lingua originale con sottotitoli, o il premiatissimo, ma pochissimo conosciuto docu-film di Carlo Zoratti “The Special Need” del 2013) e molto bella l’idea che si svolga live, con inizio a un orario preciso, senza repliche e per un numero limitato di persone, restituendo una parte dell’eccitazione dell’evento dal vivo.
Da questo momento, inoltre, il portale organizzerà diversi formati di festival cinematografici online, in accordo con altrettanti festival di cinema che sono costretti ad annullare il regolare svolgimento dal vivo – “Cinemambiente” di Torino, per esempio o “Le giornate del cinema muto” di Pordenone.
Una interessante iniziativa viene messa a punto dai cinema indipendenti di Berlino, che già formano una rete associazionistica e decidono di condurre un’azione comune per far fronte alla crisi: generano un portale chiamato Kino On Demand, su cui vengono caricati film internazionali della stagione, che non è possibile vedere nei cinema, tra cui anche alcune première che non possono debuttare nelle sale fisiche.
Il costo dello streaming di ogni film può essere destinato generalmente alla rete dei cinema, oppure ad un cinema in particolare, se si ha una sala favorita che si teme possa non sopravvivere all’impatto del lockdown. Con il primo e ogni quinto accesso al film, inoltre, si riceve un buono per vedere un film nel proprio cinema preferito, tra quelli della rete, a partire dal momento in cui le sale riapriranno.
Un’iniziativa questa, che si distingue per il fatto di mettere l’accento sul fare sistema, di guardare anche alla sopravvivenza delle sale e di voler creare affezione alle sale cinematografiche della città.
Simili iniziative nascono attivate da case di produzione e di distribuzione cinematografica.
In questi casi, non è tanto il pervenire all’idea, o la formula o la realizzazione tecnica a comportare uno sforzo, ma piuttosto la promozione, perché notizie di queste iniziative arrivino al pubblico a casa.
Un inedito e importante festival dei festival, gratuito online, viene organizzato, radunando in uno sforzo comune, 21 tra i più importanti festival di cinema dal mondo. SI intitola “We Are One – A global film festival”e viene promosso da Tribeca Film Festival, in collaborazione con YouTube.
Chiudiamo presentando l’esperimento cinematografico nato da un’idea di Lorenzo Mieli e prodotto da The Apartment Pictures e Fabula, casa di produzione del regista Pablo Larrain: un film collettivo intitolato “Homemade”.
Il titolo gioca sul doppio riferimento all’essere sia artigianale, sia fatto in caso, poiché mette in scena l’esperienza del lockdown trattata da 18 registi internazionali, tramite 17 cortometraggi, girati dai registi stessi, in isolamento e con i mezzi disponibili nella situazione contingente. Ha debuttato su Netflix il 30 giugno e ricorda i collettivi sul modello di “Paris, je t’aime”.
I registi coinvolti sono: Ladj Ly, Paolo Sorrentino, Rachel Morrison, Pablo Larraín, Rungano Nyoni, Natalia Beristáin, Sebastian Schipper, Naomi Kawase, David Mackenzie, Maggie Gyllenhaal, Nadine Labaki con Khaled Mouzanar, Antonio Campos, Johnny Ma, Kristen Stewart, Gurinder Chadha, Sebastián Lelio e Ana Lily Amirpour.
Si legge nel comunicato stampa diffuso da Netflix: “[Homemade] è una celebrazione della maestria e dell’artigianalità dell’arte cinematografica, così come del potere duraturo della creatività di fronte ad una pandemia globale”.
I corti sono naturalmente diversissimi per contenuti, cifra stilistica e ambientazione.
Fotogramma dal cortometraggio “Voyage au bout de la nuit” di Paolo Sorrentino, per il progetto “Homemade” su Netflix. (Source: Twitter @McHenryJD)
Spicca, a nostro parere, il film realizzato da Paolo Sorrentino, “Voyage au bout de la nuit” [Viaggio al termine della notte, ndt], che ha come protagonisti Papa Francesco e la Regina Elisabetta II d’Inghilterra, impersonati da due statuette di plastica raffiguranti i due personaggi e interpretati, rispettivamente da Javier Camara e – colpo di genio definitivo – Olivia Colman, l’attrice che interpreta la regina nella serie originale prodotta da Netflix “The Crown”.
“Homemade è stata una grande sfida per chi desidera narrare” – spiega Paolo Sorrentino, intervistato da La Repubblica – “trovare nella propria casa, e senza nient’altro a disposizione, una storia e dei personaggi mi ha fatto sentire come quando, da ragazzino, sognavo di fare questo lavoro’”.
Anche in questo caso, è stata legata all’operazione una causa benefica: a ogni cortometraggio corrisponde una donazione da parte del fondo creato da Netflix a sostegno delle maestranze della macchina produttiva del sistema cinema, che hanno avuto i maggiori danni economici da questa dura esperienza.
* direttore della casa di distribuzione Curzon Artificial Eye, ideatore dell’iniziativa “Curzon Home Cinema”