
“I do not seek novelty. We don’t want to be the first to do something new; it’s not about that; it’s about looking at the ecosystem, looking what’s missing, seeing what we, they, can do and going for it”
Paola Antonelli *
Interrogandosi, come tanti, su cosa poter fare di concreto e quale apporto poter dare per contribuire a non disperdere quanto di rilevante e significativo si celi anche nelle pieghe del disastro generale, Paola Antonelli – curatrice del settore design per il MoMa di New York – insieme ad Alice Rawsthorn – conosciuta ed apprezzata giornalista e critica d’arte – avviano un progetto intitolato Design Emergency.

Si tratta di un account su Instagram curato ed interamente dedicato a raccogliere episodi di spicco nel panorama sfaccettato del design, preso – ci tiene Paola Antonelli a specificare – nell’accezione più ampia e più alta, nati in conseguenza o intorno al tema del Covid-19 e della pandemia.
Il feed che raccoglie articoli, discussioni, tracce di archivi, intorno agli accadimenti generati dalla pandemia nel design e una serie di talks, tenuti a scadenza settimanale a diversi designers e personaggi che intorno al mondo del design si muovono con progetti pregnanti per la comunità.

In una bellissima intervista che le ha rivolto Joseph Grima per il “Decamerone” della Triennale di Milano, spiega la Antonelli come con Alice Rawsthorn abbiano sentito l’esigenza di mettere a servizio la propria competenza, la possibilità di avere uno sguardo ampio privilegiato sul panorama esistente e il fatto di rappresentare un punto di riferimento nel mondo del design e dell’architettura e di esercitare una certa influenza, data la posizione di prestigio, ricoperta da molti anni.
Lo scopo finale del progetto è quello di mettere in luce alcuni progetti e alcuni progettisti, alcuni aspetti peculiari di certi elaborati, ma anche la consapevolezza intorno alla intenzionalità di certe scelte o di certi percorsi progettuali che fanno la differenza in termini di qualità e di innovazione anche del pensiero e della percezione condivisa.
Il design è inteso nell’accezione più ampia, come detto, a includere i tanti aspetti diversi che si raccolgono sotto il cappello di questo termine: così anche l’illustrazione medica, per esempio, intesa come Communication Design, con cui si può comunicare efficacemente il rischio.

E’ questo il caso dell’intervista raccolta sul feed a Alissa Eckert, illustratrice medica presso i Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta (USA) e autrice della rappresentazione del SARS-CoV-2 che provoca il virus Covid-19 (Alissa spiega per esempio come il rosso delle punte sia stato scelto per richiamare un istintivo sentimento di pericolo e l’aspetto roccioso, perché potesse richiamare l’immagine di un sasso che ti può colpire fisicamente) e che viene ora comunemente presa coma quella ufficiale per rappresentarlo – o l’intervista a Federica Fragapane, information designer italiana le cui eleganti e precise traduzioni visive di alcune serie di Big Data rappresentano certe vulnerabilità delle città, per conto di Wired, del Corriere della Sera e per il Rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente.
Nota Paola Antonelli come ci possano essere tanti tipi di designers; ci si imbatte talvolta in casi di “accidental designers” – designers per caso – che riescono con un proprio gesto, o con un proprio lavoro a raggiungere una scopo di rappresentazione efficacissima, o una soluzione d’uso, assolutamente completa: “qualsiasi cosa che usi utilmente i nostri sensi per raggiungere uno scopo comune, può essere considerata design. Lo scopo o la funzione espressa possono essere di tipo diverso, anche frivolo, a volte, ma se lo scopo cercato è raggiunto efficacemente ed è misurabile, è comunque design.

In un’epoca di emergenza, nota dunque la Antonelli come sia responsabilità di chi ha gli strumenti per leggere questi fenomeni, mettere a servizio la propria competenza per contribuire a far emergere certi episodi, movimentare ed arricchire il dibattito, portare alla luce fenomeni perché entrino a far parte del patrimonio comune.
Si può fare politica con il design e si può influenzare il pensiero.
Da queste considerazioni e da una immutata passione intellettuale per questa disciplina, che Paola Antonelli e Alice Rawsthorn hanno concretizzato anche in moltissimi progetti precedenti, spesso legati al tema del pericolo, dell’emergenza o mirati a tener alta la soglia di attenzione a qualche fenomeno di rilevanza comune (ne siano esempio il tema proposto e curato dalla Antonelli “Broken Nature – Design Takes on Human Survival” per la XXII Triennale di Milano, alla mostra al MoMa sempre curata da Paola Antonelli “SAFE: Design Takes On Risk” del 2005, o nel caso di Alice Rawsthorn, le serie “Design in a Crisis” e “Design in a Pandemic”) – nasce questo progetto destinato a diventare anche un libro.
* dall’intervista a cura di Joseph Grima per il “Decamerone” della Triennale
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