INTERVISTA a Alessandro Bollo

Direttore Polo del ‘900, Torino

Le celebrazione per il 25 aprile e Archivissima, in digitale, edizione 2020

Ottobre 2020

Dal sito internet di “Archivissima”, alcuni dei podcast realizzati per l’edizione digitale, giugno 2020

L’intervista è stata leggermente ridotta ed editata

Quanto tempo ha richiesto, per la vostra struttura, decidere di realizzare le manifestazioni in programma per la primavera ugualmente, ma in formato unicamente digitale e quali sono stati i punti i fissi e i punti cardine che vi hanno guidato nel progettarla?

Posso dire che l’’evento che ha innestato la reazione, per quanto riguarda la nostra struttura, è stata la celebrazione della festa della Liberazione, il 25 aprile.

E’ una ricorrenza che celebriamo ogni anno con un programma ricco di eventi, di collaborazioni e di partecipazione e non volevamo arrenderci a rinunciare alla tradizione, nonostante a inizio marzo si fosse già capito che non sarebbe stato possibile svolgere la giornata come era in programma.

Quest’anno, poi, le collaborazioni si erano moltiplicate e avevamo ricevuto l’incarico di coordinare anche lo svolgimento delle celebrazioni della Liberazione anche di altre strutture ed entità.

Così, determinati ad andare avanti, abbiamo deciso di virare tutta la giornata in una manifestazione fruibile totalmente in digitale e abbiamo iniziato immediatamente a progettare una maratona di 10 ore di diretta, in cui coinvolgere tutte le strutture e tutti gli ospiti che erano previsti. La manifestazione prevede da sempre contributi di parola, musica, teatro, esposizioni, performance… e così sarebbe stato, anche nella versione in digitale.

E’ stata creata una piattaforma collaborativa con il contributo, oltre al Polo del ‘900, di un gruppo di lavoro dell’ufficio del Sindaco, uno dell’Assessore alla Cultura della Regione, e uno costituito dalla struttura Off Topic.

Agli ospiti è stato chiesto di preparare degli interventi dai 3 ai 5, massimo 10 minuti; bisogna immaginare scrittori, autori e registi teatrali come Gabriele Vacis, storici come il Professor Zagrebelsky, musicisti, come gli Eugenio in via di Gioia…

Poiché non eravamo strutturati per realizzare tutti i collegamenti in diretta, si è deciso di registrare una parte dei contribuiti prima della manifestazione.

Alcuni degli ospiti hanno registrato il proprio intervento negli studi di registrazione RAI – partner della giornata di celebrazioni – mentre in altri casi si è concordato di inviare dei giornalisti RAI a registrare gli interventi a casa degli ospiti.

Il giorno della maratona, siamo riusciti ad andare davvero in diretta per 10 ore consecutive dagli spazi del Polo del ‘900,  tramite Facebook e Youtube, alternando le attività in diretta e i contributi registrati e devo dire che il risultato è stato molto soddisfacente.

Lo sforzo che ha richiesto ripensare e realizzare la manifestazione in digitale, è stato direttamente o inversamente proporzionale al successo riscontrato?

Il successo di pubblico è stato impressionante e molto superiore a quanto sperato: abbiamo avuto 40.000 contatti, cioè infinitamente di più di quante abbiamo mai avuto in presenza negli anni precedenti.

Pensi che, superato il problema contingente, quando in futuro si potrà nuovamente frequentare le manifestazioni di persona senza particolari restrizioni, la versione in digitale della manifestazione sopravviverà o sarà eliminata?

Se sopravviverà, sarà in modo simile a quello attuale, o ridotto, o semplicemente diverso?

Il successo dell’operazione e l’aver saputo realizzare materiale sufficiente per svolgerla in poche settimane, ci ha fatto capire che è decisamente possibile virare le nostre attività in versione digitale e che il risultato non è una soluzione di ripiego.

Manterremo dunque la produzione di contenuti in digitale e intendiamo investire su questo ramo di attività ed espanderlo.

Ciò non significa immaginare di rinunciare alle attività dal vivo – diamo molto valore, comunque, alla partecipazione dal vivo – ma progettare d’ora in poi manifestazioni di carattere ibrido, tra live e digitale. 

Il formato podcast, per esempio, che abbiamo sperimentato con successo per la manifestazione Archivissima, andata in onda anch’essa  in digitale nel giugno scorso, ci sembra molto adatto al tipo di contenuti che produciamo e promuoviamo e ne faremo un uso sempre più consistente.

Ci sono esempi di capitoli di offerta al pubblico, interamente nuovi, nati grazie al fatto di lavorare in digitale?

Per lo più si tratta di attività già in parte esistenti che abbiamo potenziato, ma iniziamo a progettare anche in maniera diversa.

Un esempio può essere la nuova rassegna di eventi e attività legate alle elezioni USA 2020, che abbiamo messo a punto con il contributo della Compagnia di San Paolo, intitolata “Tu Vuo’ Fa’ L’americano”, per la quale stiamo lavorando con YouTrend, Visionary Days, Club Silencio e Rete Case del Quartiere e realizzando vari supporti in digitale ed eventi sia dal vivo sia in streaming su Facebook e Youtube.

Intorno a queste attività stiamo anche costruendo progetti di didattica e formazione permanente.

Un laboratorio su come si costruisce un podcast, attivato in settembre nell’ambito di questa rassegna e condotto dal giornalista Lorenzo Pregliasco, intitolato “La democrazia in America”, ha prodotto un podcast finale che abbiamo reso disponibile su Spotify, risultando il più ascoltato in Italia, in ottobre, su temi di politica.

Un’altra materia che ci interessa molto e che già curiamo da anni è quella del rapporto con le scuole e con il sistema educativo

Abbiamo avviato una sezione di attività che si intitola “Chiedi al Polo” dedicata agli insegnanti che desiderano richiedere materiali di supporto e integrazione per presentare dei temi di studio e ricerca agli studenti. 

E’ un’iniziativa che funziona molto bene e con l’utilizzo dei podcast e dei supporti digitali intendiamo svilupparla sempre maggiormente, predisponendo, per esempio, dei Kit digitali per la didattica su alcuni temi di studio presenti in tutti i programmi scolastici.

Molte altre attività si possono immaginare in relazione sia con gli istituti di istruzione obbligatoria, sia con quelli di istruzione superiore.

Quali sono stati invece i punti di difficoltà, o i problemi – se ce ne sono stati – che questa nuova ondata di attività ha generato?

Il tema più spinoso è stato quello dei diritti d’autore.

Mentre progettavamo gli interventi e realizzavamo in velocità la registrazione dei contributi, ci siamo resi conto solo in parte di quante liberatorie e quanta documentazione fossero necessarie in materia di diritti d’autore.

A posteriori, registrazioni in mano, siamo andati avanti due mesi in una trattativa e in un lavoro estenuante con la SIAE, per ricostruire ogni riga di testo autoriale, letto, citato o recitato e ogni nota suonata, anche per brani di durata minima e infinitamente parziali rispetto all’opera completa.

Si è rischiata una multa di 10.000€ relativa ad una manifestazione totalmente no-profit che è stata fruita in modo totalmente gratuito.

Il problema sussiste comunque anche rispetto alla trasmissione via Youtube e via Facebook: i sistemi di trasmissione sono programmati per arrestarsi automaticamente ove siano rilevati contenuti soggetti ai diritti d’autore, ma anche rispetto ai contenuti  controversi o non riconosciuti.

Questo in un’epoca dove si è costretti a fare affidamento quasi esclusivamente sulla trasmissione in streaming e considerando che quest’onda non passerà e, anzi,  potrà solo aumentare, è un vero problema.

Come immagini, dunque, gli sviluppi di questa attività per la vostra struttura, nel prossimo futuro?

Stiamo riflettendo molto sugli sviluppi futuri di questo tipo di attività e sulle diverse implicazioni.

Rispetto alle difficoltà incontrate finora, alle cose che vorremmo progettare, ma ci rendiamo conto di non essere ancora attrezzati a sufficienza per poterle realizzare, stiamo redigendo una lista di fabbisogni e di elementi che ci mancano, sia tecnici, sia nozionistici, sia di personale incaricato. 

Abbiamo la fortuna e l’orgoglio di aver vinto a giugno il “Premio Gianluca Spina per l’Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali”, promosso dall’ Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali del Politecnico di Milano, che seleziona i migliori progetti in Italia e i modelli virtuosi nell’ambito dell’innovazione digitale.

Il premio consisterà in un contributo per il supporto nella crescita delle nostre attività in questa materia e noi intendiamo utilizzare questo supporto per alcuni capitoli specifici tra i più scottanti per noi in questo momento:

  • l’analisi dei dati, fondamentale sia per apprezzare la fortuna delle attività che svolgiamo sia per presentarci a investitori e sponsor
  • la gestione della proprietà intellettuale  e dei diritti di broadcasting, che come spiegato, è una questione molto delicata

Come è stata accolta la proposta di realizzare la manifestazione della primavera 2020 in digitale, dai vostri referenti principali? Avete incontrato particolare resistenza o scetticismo da parte di alcuni soggetti?

Nel nostro caso, avendo noi preso la decisione in autonomia e avendo proposto le manifestazioni in formato digitale come alternativa già definita, non abbiamo incontrato resistenza quanto piuttosto un po’ di spaesamento, all’inizio.

Molte persone, molte strutture non erano e non sono attrezzate tecnicamente e a volte mentalmente per questo tipo di attività; in questo senso sarà necessario investire molto sulla formazione permanente per accrescere il livello di consapevolezza e capacità autonome almeno di base, sull’attrezzatura e sul coinvolgimento di figure professionali specifiche.

Pensi che vi doterete anche voi di personale specifico dedicato solo a questo ramo, dunque?  E più in generale, credi che in futuro il “fattore digitale” inciderà in modo significativo sull’intero bilancio della vostra struttura?

Noi abbiamo già coinvolto stabilmente una società che si occupa di broadcasting che ci aiuta nella realizzazione delle dirette, sia dal punto di vista tecnico, sia nel concept delle dirette e nella regia; seguire un evento dal vivo o seguirlo in streaming è una esperienza molto diversa e le caratteristiche dell’offerta devono essere adeguate a questa considerazione.

E’ necessario avere una regia, più punti di registrazione, una postproduzione e, anche in diretta, titoli in sovrimpressione, sottotitoli, sottopancia…

E’ necessario predisporre dei setting almeno accettabili – durante il lockdown si accettavano le soluzioni ‘fai da te’, da casa, col gatto che attraversa lo schermo, ma in prospettiva bisogna immaginare di proporre immagini di qualità professionale, setting dignitosi e attrezzati perché il suono e l’immagine siano ottimali; anche i tempi di svolgimento di ogni intervento, nel broadcasting, devono avere un ritmo diverso e via dicendo.

Abbiamo già acquistato dell’attrezzatura che ci serve per svolgere anche in autonomia parte delle attività e l’idea è di arrivare ad avere un dipartimento dedicato alle attività che si programmano, si svolgono e si trasmettono in digitale.

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