
“Un archivio non è un catalogo, un museo non è il suo sito, e nemmeno un festival può esaurirsi nella dimensione digitale: nessuno lo sa meglio di noi”
Archiui
Quella di aprire gli archivi, da parte di grandi istituzioni culturali, è un’iniziativa importante che va diffondendosi molto negli ultimi anni ed è letteralmente esplosa in coincidenza con il lockdown.
Avrà un ruolo sempre più decisivo nei prossimi anni, specialmente per chi saprà sfruttare le potenzialità dell’unione della ricchezza di informazioni contenute, con i mezzi per valorizzarle e farle vivere e abbiamo già visto come potrà costituire una grande miniera cui attingere volendo beneficiare dell’opportunità – che il digitale rende immediata – di approfondire ogni tema trattato, sia integrando le esperienze fisiche e dal vivo, sia in un dialogo rafforzato con i sistemi educativi e di formazione continua.
A questi preziosi strumenti è dedicato il festival Archivissima, ideato dalla società Promemoria e organizzato dall’associazione Archivissima in collaborazione con il Polo del’ 900 di Torino e con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e di Fondazione CRT. Archivissima si Archivissima si tiene a Torino, in primavera ed è giunto nel 2020 alla terze edizione.
Anche in questo caso, avendo appurato che il festival non si sarebbe potuto tenere alla presenza del pubblico, gli organizzatori hanno deciso di provare a svolgerlo interamente in digitale, cambiando formula e puntando molto su un formato già utilizzato in parte per le edizioni precedenti – il podcast – che diventa nel 2020 protagonista della manifestazione.
Con il supporto di Archiui, società specializzata nella digitalizzazione degli archivi, è stato predisposto un sito nuovo ad hoc, per poter dare ai circa 200 archivi partecipanti la possibilità di caricare autonomamente i propri contenuti.
I materiali prodotti sono quasi esclusivamente podcast, come detto, formato in grande espansione e che ben si presta alla presentazione di materiali d’archivio e anche ai confronti tra materiali diversi, poiché permette di trasformare i contenuti in veri e propri racconti.
Ai podcast si sono affiancati poi panel e videoconferenze, alcune registrate dal vivo dagli spazi del Polo del ‘900 a Torino.

Ci racconto il direttore del Polo del ‘900, Alessandro Bollo: “Il palinsesto includeva 50 podcast, di cui 18 podcast d’autore prodotti da Archivissima, tutti dedicati alle storie degli archivi. A questi si sono affiancati i contenuti realizzati dai singoli archivi partecipanti: circa 80 podcast e più di 100 video. La Notte degli Archivi, nonostante l’emergenza sanitaria, ha coinvolto tutte le regioni italiane, divenendo la prima Notte degli Archivi nazionale, patrocinata quest’anno da ANAI, Associazione nazionale archivistica italiana”.
E’ già evidente in questo commento come, grazie alla possibilità di partecipare in remoto, la manifestazione sia balzata improvvisamente ad una dimensione nazionale, permettendo a piccole entità archivistiche, che facilmente non avrebbero potuto affrontare la trasferta verso Torino, di partecipare attivamente al festival e di stringere un rapporto che sarà più facile consolidare negli anni a venire.
Tutti i materiali digitali prodotti – podcast, video, registrazione dei panel – sono stati diffusi gratuitamente sui diversi canali social del festival e rilanciati sui social media della manifestazione e di tutti i partner e archivi aderenti e sono ora rimasti a disposizione del pubblico, sul sito di Archivissima, andando a creare un archivio degli archivi, a se stante.

Il rimbalzo tra i social media di tutti i partner coinvolti nella manifestazione ha permesso di moltiplicare infinitamente la diffusione dei materiali e dell’esistenza della manifestazione stessa.
E’ possibile quindi, che questa edizione strana abbia permesso al festival – analizzando l’esito a posteriori – di fare un grande balzo di popolarità e di avvicinarlo ad un pubblico di non addetti ai lavori, che diversamente non ne avrebbero colto le potenzialità di intrattenimento e di coinvolgimento.
Questo fa intravedere la probabilità che la dimensione in digitale resterà in qualche modo come parte delle edizioni future.
Abbiamo intervistato Alessandro Bollo, in proposito, per avere anche alcune note tecniche sull’esperimento e un suo parere sul destino della parte digitale del festival.
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