
“Ci siamo trasformati improvvisamente in un broadcaster”
Giovanna Melandri *
Nella maggiorparte dei casi, per la riapertura, i musei, oltre a ridare il via alle normali attività di visita – spesso istituendo un biglietto di ingresso temporaneamente gratuito o a prezzo ridotto, per invogliare i visitatori – mantengono alcune attività in remoto e nei casi più felici propongono attività speciali nei propri spazi all’aperto.
La Triennale di Milano, si distingue di nuovo per aver messo a punto, in tempo per la riapertura, il 15 giugno, un intero e ricco calendario per 4 mesi di appuntamenti da fruire nel bel giardino, intitolato: “Triennale Estate – Un giardino di voci e colori”.
Si tengono incontri, proiezioni, lectures, cabaret, eventi live, festival, attività per bambini e ragazzi, organizzati anche in collaborazione con diversi entità culturali, cui viene proposto di beneficiare dello spazio per proporre le proprie attività e arricchire il calendario generale. La disponibilità a “fare sistema”, che la Triennale di Milano ha dimostrato fortemente negli ultimi anni, ma che non è comune tra le grandi istituzioni culturali, in coincidenza con l’emergenza si amplia e contagia alcune altre istituzioni.
Si può dire che nell’immediato, questo sia uno dei risvolti positivi di questa crisi.
Oltre a questo, la disposizione – nata per necessità e poi cresciuta in modo più consapevole e in alcuni casi poi esplicitata – a rivedere i presupposti della propria funzione, i propri obiettivi e i possibili sviluppi per il futuro, provando a ripensarsi e ad immaginare quali soggetti esterni eventualmente provare a coinvolgere per avviare un processo di crescita e di evoluzione.
Il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo – di Roma, a pochi giorni dalla riapertura, propone una giornata di celebrazione per i “10 anni di MAXXI“; si tratta di un piccolo festival che si svolge in piccola parte in presenza, ma soprattutto online, in diretta su tutti gli account dei Social Media afferenti al Museo e sul sito del quotidiano La Repubblica.
In una “maratona”, lunga un’intera giornata, di interviste, dibattiti e dialoghi, condotta dalla Presidente del museo Giovanna Melandri, si incontrano direttori di musei, personaggi della cultura, politici, operatori culturali, artisti, grandi istituzioni italiane e internazionali, architetti, designer, critici, curatori, scienziati, tutti in qualche modo legati alla storia del MAXXI, o invitati a proporre visioni per il futuro di questa grande istituzione.
I due grandi filoni della giornata sono proposti come: “Il MAXXI nel mondo, ovvero sono ancora necessari i musei globali?” e “Verso un nuovo ecosistema della creazione”.
Non è il formato in sé, qui, a generare interesse, ma piuttosto il fatto che la giornata sia pensata per essere fruibile in remoto, avendo in mente di aprirsi al pubblico più eterogeneo possibile; lo dimostra il fatto che la giornata sia trasmessa su tante piattaforme diverse, tra Facebook, Twitter, YouTube e LinkedIn, cosa che non si sarebbe progettata fino a sei mesi fa, se non probabilmente con il sito de La Repubblica, da sempre partner del museo e affamato di contenuti digitali.
Estremamente interessante la conversazione tra Stefano Boeri – presidente della Triennale di Milano e Giovanna Melandri – presidente del Maxxi, durante una delle interviste su Instagram live per il “Decamerone” della Triennale, in maggio.
Emerge molto forte, nella conversazione tra i due, il tema della condivisione di intenti e della interconnessione tra le grandi istituzioni, soprattutto tra quelle simili per dimensione, vocazione e natura giuridica.
Questo, non solo in merito alla programmazione, ma anche rispetto al ruolo che le grandi istituzioni potrebbero ricoprire come piattaforme di produzione di formazione e di ricerca, oltre che museali e di produzione culturale.
Nel momento in cui si sono dovute compiere scelte drastiche in materia economica e di struttura del personale – fa notare la Melandri – in totale contrasto con le scelte compiute per esempio dal Met o dal Moma a New York, che nelle difficoltà hanno tagliato innanzitutto sul personale incaricato dei percorsi didattici, le grandi istituzioni italiane, con atteggiamento che potremmo definire molto più europeo in cui vive il concetto di cultura legata al sistema del welfare, si sono scoperte più che mai legate alla volontà di non rinunciare ma anzi potenziare, in prospettiva, le attività formazione e di incidere sulla scolarizzazione (l’abbiamo visto parlando anche per esempio degli Uffizi in lockdown).
Molta attenzione – molta più che in tempi normali – è stata dedicata ai bambini, in questo periodo complicato, da parte dei musei che si sono prodigati nel proporre attività di laboratori online, lettura di racconti, proposte di giochi e in prospettiva molto di più ancora si potrebbe immaginare non solo in collaborazione con le scuole primarie, ma con gli istituti di educazione a tutti i livelli.
Discutono Boeri e la Melandri, di come, in accordo e in collaborazione con gli atenei e con i ministeri di riferimento, si potrebbero mettere molto maggiormente a patrimonio i lavori di ricerca sugli archivi e i percorsi didattici, finanziando per esempio le ricerche, o istituendo dei Master o dei corsi di istruzione superiore legati a queste istituzioni.
Su questi stessi temi e in questo spirito lavora moltissimo il Polo del ‘900 a Torino, per volere del direttore Alessandro Bollo, che in coincidenza del lockdown, si distingue, come poche altre istituzioni, per essere riuscito a virare totalmente in digitale il festival “Archivissima”, dedicato agli archivi italiani e non solo, previsto come ogni anno per maggio e svoltosi regolarmente ed interamente online.
Con una virata di sorprendente rapidità ed efficacia, si trasforma in digitale anche il “Fuorisalone“ di Milano, evento diffuso legato al Salone del Mobile, che mette in rete le centinaia di locations, eventi ed installazioni satellite che si svolgono al di fuori della fiera.
Il New Museum di New York – la cui direzione artistica è curata da Massimiliano Gioni – propone per esempio, tra maggio e giugno un progetto di Maurizio Cattelan intitolato: “Bed Time Stories” (molto interessante l’intervista a Massimiliano Gioni per la serie su Instagram live “exibart.live”). Si Tratta di una serie di Podcast in cui artisti e performer, selezionati e invitati da Cattelan, leggono dei brani dai propri libri preferiti.

Che siano tratte dalla memoria, dall’immaginazione o da preziosi volumi tenuti a portata di mano, le registrazioni degli artisti sono state catturate rapidamente in modo non filtrato su telefoni o laptop nelle loro case o negli studi di tutto il mondo.
Alcuni hanno scelto di leggere brani da opere che hanno ammirato, altri di leggere i propri scritti, altri ancora di creare performance improvvisate. Intervengono, tra gli altri: Iggy Pop – tra quelli che leggono una propria storia originale – David Byrne, Tracey Emin, Michael Stipe, Jeff Koons, Elizabeth Peyton…
L’idea, in questo caso, nasce dal bisogno di tenersi compagnia durante l’isolamento; ma dà il via alla possibilità di coinvolgere personaggi e artisti legati a questo o a qualsiasi altro museo, per studiare infiniti possibili format di approfondimento o intrattenimento, tramite i podcast, formato che anche grazie a piattaforme come Soundcloud o Spotify, va diventando sempre più popolare.

Maurizio Cattelan, “Bed Times Stories”, per il New Museum di New York ©Maurizio Cattelan/ Paolo Ferrari
Cosa caratterizza in buona parte il periodo del dopo-lockdown, sono gli eventi ibridi.
Partono immediatamente dopo il lockdown inizialmente più intorno agli incontri di parola – lectures, conferenze, dibattiti – che riprendono nella versione “in presenza”, come abbiamo visto con forte limitazioni e simultaneamente in digitale.
Un perfetto esempio di questa modalità è rappresentato dalla conferenza “Smart City – Resilience – How will Berlin look like in 2022”, organizzato dall’agenzia Berlin Innovation Agency: classico evento destinato ad un pubblico di professionisti che si ritrovano non solo per ascoltare una serie di interventi su un tema, ma anche per portare il proprio contributo e fare networking con colleghi già conosciuti e con colleghi non ancora incontrati.
Volendo coinvolgere anche un pubblico collegato in remoto, gli interventi sono trasmessi via Youtube e partecipare in modalità remota non ha alcun costo (mentre partecipare dal vivo comporta un costo, seppur molto accessibile di 4€ e la necessità di prenotare per tempo, data la limitazione nei posti disponibili in sala).
Sono poi messe a disposizione, per chi partecipa in digitale, altre due piattaforme:
- una lavagna interattiva e collaborativa, che viene intitolata “Smart City Brainstorm Board” e predisposta su una bacheca del sistema Miro, mirata a raccogliere tutte le domande, idee e contributi, condividere le proprie opinioni e entrare in connessione con gli altri partecipanti
- una videochat interattiva, perché i partecipanti in remoto possano connettersi tramite streaming video, tramite la piattaforma Zoom. Un moderatore del team organizzativo presente alla chiamata e aiuta a smistare e trasmettere le domande e i commenti al pubblico in sala, o può aprire delle ‘stanza’ separate per sottogruppi di lavoro omogenei, se necessario.
Infine, come follow up dopo l’evento, viene attivato un gruppo Linkedin per poter proseguire eventualmente la conversazione con gli speaker e con i partecipanti e messa a disposizione la registrazione dell’evento e una selezione di foto scattate durante l’evento.
Il raddoppio in digitale va a garantire, in questo modo, che gli interventi della conferenza possano essere fruiti anche successivamente e che il dibattito possa proseguire collettivamente anche oltre il giorno dell’evento.
Al contempo, la possibilità di seguire l’evento in remoto, ha la potenzialità di attrarre un pubblico di non addetti ai lavori molto più numeroso di quello che sarebbe intervenuto altrimenti, poiché si annulla ogni difficoltà logistica, ogni costo e – per essere onesti – anche la necessità di una dedizione totale a seguire le vicende della conferenza (potendo, in remoto, svolgere anche altre attività, mentre si seguono in video le vicende che altrove accadono dal vivo).
Questo episodio può dunque essere preso come fluido ed efficiente esempio di evento ibrido di base. Da qui ha senso partire – e questa sarà la sfida dei mesi e anni a venire – perché l’interattività e l’offerta in digitale, nonché l’attrattività, l’originalità e l’efficacia nell’utilizzo del mezzo digitale, siano implementate.
Sempre più spesso si parla di implementare queste esperienze, per i partecipanti, con ologrammi, video 3D, realtà virtuale, ma non è (o non solo) sugli effetti speciali si gioca il futuro del digitale, come elemento significativo nella programmazione di un evento o di un sistema di progettazione culturale. Il vero elemento che rende apprezzabile l’integrazione del digitale nel sistema di fruizione di un evento, è l’offerta e la produzione di contenuti significativi immaginabili esclusivamente in digitale, che arricchiscano le attività in cartellone.
Se sarà verificata la teoria secondo la quale la partecipazione agli eventi “in presenza” diventerà in futuro il vero lusso, sugli elementi sopracitati di spettacolarità del digitale, ma anche sullo storytelling si giocherà la possibilità di riscatto della componente digitale.
* Presidentessa MAXXI di Roma
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