Dior

Matteo Garrone, “Le Mythe Dior” [Screenshot]

“Surrealist images manage to make visible what is in itself invisible. I’m interested in mystery and magic, which are also a way of exorcising uncertainty about the future”.

Maria Grazia Chiuri *

La maison Dior, insieme a Gucci è tra le più celebrate da stampa e addetti ai lavori, per il lavoro magnificamente creativo che ha saputo portare avanti, nonostante le condizioni inedite e disagevoli di lavoro, per aver saputo leggere e interpretare il mood generale, in modo affascinante e al contempo rispettoso e per aver trasformato il momento di di crisi in un’opportunità di crescita di consapevolezza del proprio ruolo.

Maria Grazia Chiuri presenta il progetto “Le Mythe Dior” [Screenshot]

Maria Grazia Chiuri, direttrice artistica del settore donna, per Dior risponde alla chiamata della Paris Digital Fashion Week – che richiede di sottoporre un filmato della durata di 20 minuti massimi – commissionando il film al visionario regista Matteo Garrone.

In un tempo che sembra di guerra, la Chiuri guarda alla storia della maison, andando a riprendere l’idea che nel 1940 aveva permesso a Christian Dior di produrre e diffondere la propria collezione d’abiti nonostante il mondo stesse entrando in guerra.

Il “Theatre de la Mode”, così si intitolò il progetto che prevedeva la realizzazione dei modelli degli abiti su manichini della grandezza di bambole, che venivano spediti nelle diverse città e messi in scena, per presentare, con spettacoli simili a quelli delle marionette, realizzati in collaborazione con artisti dell’epoca (uno degli artisti coinvolti per la realizzazione di una scenografia fu, per esempio, Jean Cocteau).

Il “Theatre de la Mode”, Christian Dior, 1940

A Garrone viene dunque chiesto di realizzare un film che unisca la ripresa del “Theatre de la Mode”, con il mood e la palette di colori della collezione Autunno/Inverno 2021.

Ne deriva un piccolo film incantato, intitolato “Le Mythe Dior”  che inizia con la ripresa delle sarte impegnate, nel laboratorio a completare i modellini cuciti sui manichini-bambola, che dovranno essere trasportati in un baule dalle fattezze del palazzo Dior a Parigi, presentati da due facchini in livrea a una selva di ninfe e fauni in un bosco incantato e in seguito trasformati in negli abiti a formato naturale che compongono gli highlights della collezione.

Matteo Garrone, “Le Mythe Dior” [Screenshots]

E’ una meraviglia per gli occhi (con un incanto creato anche dalla musica da fiaba, composta per l’occasione da Paolo Buonvino) ricca di citazioni dal mondo della letteratura e dell’arte  e sprigionante una sensibilità rara per la luce e i colori, che rivela il passato da autentico pittore, altro talento, poco noto, di Matteo Garrone.

Matteo Garrone, “Le Mythe Dior”, luglio 2020

Scrive Valerio Veneruso su Artribune: “Ogni inquadratura diviene una citazione, più o meno esplicita, di grandi capolavori della storia dell’arte. Le allusioni al mondo della pittura, e non solo, sono infatti numerosissime: è impossibile non notare forti accostamenti tanto con pietre miliari del Rinascimento”. 

Il film viene presentato alla Fashion Week il 6 luglio, mentre fervono i preparativi per la messa in scena dell’altro progetto, che Maria Grazia Chiuri cura in parallelo: la realizzazione della collezione Cruise, prodotta in pieno lockdown, che andrà in scena di nuovo in video, live, a porte chiuse, da un piazza di Lecce.

Uno spettacolo di musica e danza tradizionale salentina, nella piazza adornata dalle luci delle sagre di paese e impreziosita dalla cassa armonica da cui la musica viene eseguita dal vivo. I danzatori che inscenano il mito dei tarantolati, si mescolano alla sfilata dei capi ispirati ai colori e alle tradizioni del Salento.

Anche questo spettacolo, la cui scenografia  viene realizzata questa volta in collaborazione con l’artista Marinella Senatore, che lavora molto con il suono e con la danza (mentre per il disegno della collezione la Chiuri aveva lavorato con il pittore Pietro Ruffo), incanta per la ricchezza dei livelli di lettura che nulla tolgono alla meraviglia della qualità artistica, dei colori, dei capi e della realizzazione impeccabile.

La performance per la Collezione Dior Cruise 2020, luglio 2020

Entrambi i filmati sembrano essere un dono volto a portare qualche minuto di serenità, e di evasione, al  mondo in sofferenza, uniti alla conferma che tutto non è perso e  si può ancora produrre bellezza, oltre la stretta sopravvivenza.

E in entrambi la favola giustifica il fasto dei colori che incorniciano abiti comunque di tono discreto, pur nell’infinita preziosità ed eleganza, dimostrando come nella trasposizione del messaggio in digitale, un ruolo fondamentale ricopra lo storytelling.

In un modo molto diverso da quello scelto da Alessandro Michele per Gucci, anche Maria Grazia Chiuri riesce a dimostrare di saper leggere con maestria il proprio tempo, di sapere riportare e rinnovare, in modo colto e misurato, in ogni collezione, la storia del marchio e di possedere un talento di assoluto spicco per la comunicazione e le rappresentazione del marchio stesso.

Anche il settore uomo riesce ad avere meritato clamore, grazie al lavoro di Kim Jones, direttore artistico di Dior settore uomo, che commissiona nientemeno che a Chris Cunningham, che ne segue regia e colonna sonora, un documentario breve, intitolato “Portrait of an Artist”, sul lavoro del pittore Ghanese Amoako Boafo, girato nel suo studio ad Accra e montato poi con una seconda parte – più specificamente dedicata ai look della collezione – diretta da Jackie Nickerson, con musiche di Max Richter].

Chris Cunningham, “Portrait of an Artist”, luglio 2020

Kim Jones è appassionato di Africa, avendo vissuto in varie parti del continente da bambino con la sua famiglia; la collezione stessa è direttamente ispirata all’arte di Boafo, che Kim Jones ha conosciuto ad Art Basel Miami nel 2018.

Questa intera operazione, insomma, diventa l’occasione per attrarre l’attenzione di un pubblico certamente in gran parte molto distante dalle vicende di una terra come il Ghana, per sostenere e promuovere un artista emergente e – su indicazione dell’artista stesso – per sostenere la comunità circostante.

ll compenso per il film viene di fatto devoluto, su richiesta di Amoako Boafo interamente a sostegno della nascitura aiutare fondazione per i giovani artisti di Accra che Boafo stesso sta aiutando a finanziare con la vendita dei suoi lavori che riscuoto negli ultimi mesi grande fortuna nel mercato dell’arte.

Chris Cunningham, “Portrait of an Artist”, luglio 2020 [Screenshots]

Anche qui, quindi, la moda che dovendosi misurare con il mezzo digitale che arriva improvvisamente e potenzialmente nelle case di chiunque, prende l’iniziativa di parlare, di scegliere un messaggio forte e recapitarlo senza tradire la propria natura  – ed è questo lo scarto di difficoltà che fa svettare questi esempi – e portando pienamente a compimento la propria missione, pur calandosi con discrezione nella realtà.

* Direttrice artistica di Dior dal 2016

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