
“We are hurting enormously. We are losing I don’t know how much a week. We don’t have any grants or subsidy money. But we’ve been able to really experiment, to go out to a much, much wider community of people who hadn’t heard about us before. It’s certainly been a ride.”
Philip Knatchbull *
Per quanto logico, che come tutta l’industria dell’intrattenimento, anche il cinema si fermi nei mesi in cui il mondo è paralizzato in lockdown, è quando si cominciano a vedere concretamente i primi effetti, nella vita quotidiana, che ci si rende veramente conto di cosa questo possa significare.
Le serie che debuttano in aprile e maggio sulle piattaforme di streaming, infatti, non dispongono nell’immediato delle versioni doppiate; i teleromanzi che vanno in onda quotidianamente in televisione, a metà aprile esauriscono le puntate girate… (fa quasi tenerezza, l’idea dei produttori della serie RAI “Un posto al sole”, in onda ininterrottamente da più di 25 anni, che improvvisano una serie di ripiego che intitolano spiritosamente “Un po’ sto a casa”, in cui i personaggi dialogano quotidianamente due e due, per una quindicina di minuti, in videochiamata, come fanno anche i loro fans privati dell’appuntamento serale quotidiano).
Se si blocca la possibilità di girare nuovi film, d’altra parte, è sconfinata la quantità di materiali che si sono prodotti in più di cent’anni di cinema.
La prima reazione, per molte istituzioni è, dunque, quella di aprire gli archivi.
Del valore e della opportunità che rappresenta la messa a disposizione di un archivio e in una modalità che supera la necessità di impiegare trasporti e denaro, abbiamo fatto cenno parlando di arte.
Naturalmente anche gli archivi cinematografici, sono numerosissimi e preziosi: molte case di produzione mettono in visione gratuita i propri film, tramite Youtube, i canali televisivi nazionali caricano in rete materiali strabilianti per il valore storico e affettivo (così per esempio la BBC o la RAI, con le Teche RAI e il portale Raiplay).

Così come la Cineteca di Milano, che offre una vasta selezione di film e di materiali video dal grandissimo valore storico, molti in versione restaurata e consultabili grazie al servizio di streaming online del proprio sito, moltissimi altri musei e Fondazioni liberano l’accesso agli archivi digitali, per qualche mese; elenchi costantemente aggiornati di queste istituzioni vengono radunati su dei portali pop-up – ufficiali o nati per iniziativa spontanea – sia in Italia che all’estero.
A questa soluzione immediata, adottata da molte istituzioni pubbliche, fanno seguito molte altre su iniziativa privata.
Il portale MyMovies, facente parte del gruppo editoriale l’Espresso, organizza una rassegna sul modello di un cineforum, da fruire da casa, intitolata “Nuovo cinema Repubblica”. Il calendario prevede tre film d’essai al giorno, visionabili in streaming gratuitamente, tramite un sistema di prenotazioni, per un numero limitato di spettatori e con la possibilità di chattare, prima, durante e dopo i film, con gli altri partecipanti che si vedono collocati sulla pianta della sala cinematografica.

Molto bella e varia la selezione di film (si ha l’opportunità, per esempio di vedere i film del regista cult del cinema giapponese Ozu, e tra questi la magnifica e unica commedia, girata dal maestro “Buongiorno” del 1959, in lingua originale con sottotitoli, o il premiatissimo, ma pochissimo conosciuto docu-film di Carlo Zoratti “The Special Need” del 2013) e molto bella l’idea che si svolga live, con inizio a un orario preciso, senza repliche e per un numero limitato di persone, restituendo una parte dell’eccitazione dell’evento dal vivo.
Da questo momento, inoltre, il portale organizzerà diversi formati di festival cinematografici online, in accordo con altrettanti festival di cinema che sono costretti ad annullare il regolare svolgimento dal vivo – “Cinemambiente” di Torino, per esempio o “Le giornate del cinema muto” di Pordenone.
Una interessante iniziativa viene messa a punto dai cinema indipendenti di Berlino, che già formano una rete associazionistica e decidono di condurre un’azione comune per far fronte alla crisi: generano un portale chiamato Kino On Demand, su cui vengono caricati film internazionali della stagione, che non è possibile vedere nei cinema, tra cui anche alcune première che non possono debuttare nelle sale fisiche.
Il costo dello streaming di ogni film può essere destinato generalmente alla rete dei cinema, oppure ad un cinema in particolare, se si ha una sala favorita che si teme possa non sopravvivere all’impatto del lockdown. Con il primo e ogni quinto accesso al film, inoltre, si riceve un buono per vedere un film nel proprio cinema preferito, tra quelli della rete, a partire dal momento in cui le sale riapriranno.
Un’iniziativa questa, che si distingue per il fatto di mettere l’accento sul fare sistema, di guardare anche alla sopravvivenza delle sale e di voler creare affezione alle sale cinematografiche della città.
Simili iniziative nascono attivate da case di produzione e di distribuzione cinematografica.
In questi casi, non è tanto il pervenire all’idea, o la formula o la realizzazione tecnica a comportare uno sforzo, ma piuttosto la promozione, perché notizie di queste iniziative arrivino al pubblico a casa.
Un inedito e importante festival dei festival, gratuito online, viene organizzato, radunando in uno sforzo comune, 21 tra i più importanti festival di cinema dal mondo. SI intitola “We Are One – A global film festival” e viene promosso da Tribeca Film Festival, in collaborazione con YouTube.
Chiudiamo presentando l’esperimento cinematografico nato da un’idea di Lorenzo Mieli e prodotto da The Apartment Pictures e Fabula, casa di produzione del regista Pablo Larrain: un film collettivo intitolato “Homemade”.
Il titolo gioca sul doppio riferimento all’essere sia artigianale, sia fatto in caso, poiché mette in scena l’esperienza del lockdown trattata da 18 registi internazionali, tramite 17 cortometraggi, girati dai registi stessi, in isolamento e con i mezzi disponibili nella situazione contingente. Ha debuttato su Netflix il 30 giugno e ricorda i collettivi sul modello di “Paris, je t’aime”.
I registi coinvolti sono: Ladj Ly, Paolo Sorrentino, Rachel Morrison, Pablo Larraín, Rungano Nyoni, Natalia Beristáin, Sebastian Schipper, Naomi Kawase, David Mackenzie, Maggie Gyllenhaal, Nadine Labaki con Khaled Mouzanar, Antonio Campos, Johnny Ma, Kristen Stewart, Gurinder Chadha, Sebastián Lelio e Ana Lily Amirpour.
Si legge nel comunicato stampa diffuso da Netflix: “[Homemade] è una celebrazione della maestria e dell’artigianalità dell’arte cinematografica, così come del potere duraturo della creatività di fronte ad una pandemia globale”.
I corti sono naturalmente diversissimi per contenuti, cifra stilistica e ambientazione.

Spicca, a nostro parere, il film realizzato da Paolo Sorrentino, “Voyage au bout de la nuit” [Viaggio al termine della notte, ndt], che ha come protagonisti Papa Francesco e la Regina Elisabetta II d’Inghilterra, impersonati da due statuette di plastica raffiguranti i due personaggi e interpretati, rispettivamente da Javier Camara e – colpo di genio definitivo – Olivia Colman, l’attrice che interpreta la regina nella serie originale prodotta da Netflix “The Crown”.
“Homemade è stata una grande sfida per chi desidera narrare” – spiega Paolo Sorrentino, intervistato da La Repubblica – “trovare nella propria casa, e senza nient’altro a disposizione, una storia e dei personaggi mi ha fatto sentire come quando, da ragazzino, sognavo di fare questo lavoro’”.
Anche in questo caso, è stata legata all’operazione una causa benefica: a ogni cortometraggio corrisponde una donazione da parte del fondo creato da Netflix a sostegno delle maestranze della macchina produttiva del sistema cinema, che hanno avuto i maggiori danni economici da questa dura esperienza.
* direttore della casa di distribuzione Curzon Artificial Eye, ideatore dell’iniziativa “Curzon Home Cinema”
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