Divertissements e progetti speciali

Wes Anderson, cortometraggio di animazione basato sullo storyboard del film “Budapest Hotel”. Courtesy: The Criterion Collection

I think that ideas exist outside of ourselves. I think somewhere, we’re all connected off in some very abstract land. But somewhere between there and here, ideas exist”. 

David Lynch

L’arresto forzato di quasi tutte le attività produttive e di quasi ogni trasferimento, sconvolge i ritmi e gli equilibri di vita e lavorativi in ogni angolo del pianeta.

Questo travolge tutti indistintamente e quindi, come raramente accade, anche artisti e creativi di grande fama, che normalmente riescono a mettersi in condizione di venire appena sfiorati dalle grandi emergenze e tragedie.

Dopo un iniziale sbalordimento e nonostante lo sconforto per la cancellazione di eventi, attività, inviti e progetti, molti di questi grandi personaggi, pur nella limitazione delle proprie residenze,  si rimettono al lavoro. Abbiamo visto come musicisti e artisti di varie discipline, inizino a produrre in una condizione di divertita autarchia: alcuni volendo mettere a disposizione i propri talenti, altri semplicemente reagendo alla noia infinita di giorni e giorni senza viaggi, appuntamenti e socialità.

Altri ancora, però, interpretano quel momento sospeso come un inaspettato regalo di un grande contingente di tempo per sperimentare cose diverse, anche ai limiti, o oltre i limiti della propria normale disciplina o pratica artistica, o per approfondire esperimenti già ideati in passato, ma mai veramente sviluppati, avendo del tempo sufficiente a disposizione e approfittando del beneficio di avere, in una simile situazione, molta meno pressione.

Alcuni tra i mille esperimenti avviati in questo senso, che risultano particolarmente riusciti, possono qui essere rappresentati, per esempio, da David Lynch, che decide di sfruttare il mezzo video in autonomia e di mettere, in modo inedito, se stesso al centro delle riprese, o dal regista Wes Anderson che mette a patrimonio lo storyboard del suo film “Budapest Hotel”, da lui stesso disegnato in preparazione della lavorazione del film, realizzando un cortometraggio di animazione della durata di 25 minuti, basato sui disegni originali animati e narrati dal regista stesso. Il cortometraggio viene pubblicato dalla Criterion Collection.

Teaser del cortometraggio di animazione di Wes Anderson, basato sullo storyboard del film “Budapest Hotel”

In Italia, il fumettista ZeroCalcare, normalmente concentrato quasi esclusivamente sulle immagini per la carta stampata, sperimenta con enorme successo sui disegni animati, dando vita alla breve serie “Rebibbia Quarantine” che va in onda in televisione il venerdì sera, su La7, nell’ambito del programma “Propaganda live”, diventando immediatamente un cult.

Lorenzo Jovanotti, che ha nel cassetto ore di materiale girato che aspetta di trovare una destinazione, da un suo lungo giro in bicicletta in Sud America in solitaria, costruisce e realizza una sorta di documentario intitolato “Non voglio cambiare pianeta”

Jovanotti presenta il suo programma “Non voglio cambiare pianeta”

Dalle ore e ore di girato, ricava un formato molto leggero di video-diario in 16 puntate che va in onda in maggio sul portale della RAI, Raiplay e che il musicista stesso così definisce: “Un viaggio nel viaggio: musiche, parole, panorami, salite, discese e tanto sudore per condividere l’avventura umana e sportiva vissuta pochi mesi fa tra Cile e Argentina. Paesaggi mai visti. Pensieri mai fatti. Parole mai dette. Un’impresa in solitaria, prima che lo stare soli fosse un’impresa da vivere tutti insieme”.

Jovanotti, “Non voglio cambiare pianeta” [Screenshots]

Un esperimento simile in versione mediometraggio, esiste già di un suo giro in bicicletta in Nuova Zelanda, nel 2017. Questa è la versione estesa  e in qualche modo più consapevole del viaggio completo.

Di particolare interesse la scelta della RAI di pubblicare la serie unicamente sul portale digitale Raiplay, rinunciando a passarlo sui canali televisivi; questo era già successo per due show di Fiorello “Viva Rayplay” e “Viva Asiago10”, che la RAI aveva messo in programmazione esclusivamente su Raiplay, tra novembre 2019 e febbraio 2020, dimostrando di aver colto il trend delle TV di stato in tutta Europa di dare importanza sempre maggiore e vita sempre più autonoma ai portale delle reti.

Altra corrente di progetti speciali, nati durante e ancora più specificamente in conseguenza della pandemia, è quella legata alla creatività in formato puramente digitale, tra account di Instagram, blog e siti web.

Tape Measures (@tape_maesures) su Instagram

Molti progetti nascono spontaneamente; ne siano esempio, tra le decine esistenti, gli accounts Instagram Tape Measures (@tape_measures), basato a Singapore, che raccoglie immagini di segnaletica relativa alle misure di sicurezza per contenere il numero dei contagi da Covid-19, realizzata tramite nastro  e nastro adesivo, o Covid Art Museum (@covidartmuseum), creato da tre creativi e art enthusiasts di Barcellona – Emma Calvo, José Guerrero and Irene Llorca – che pubblica immagini di arte e creatività sul tema: “The art in times of quarantine. The Covid Art” e si propone: di dare visibilità al lavoro di chi vorrà prendere parte al progetto, in un momento in cui aiutarsi vicendevolmente è fondamentale; incoraggiare ad esprimere i propri sentimenti certamente forti e magari compressi, rispetto ai timori che la pandemia porta con sé; contribuire ad intrattenere quanti vorranno esplorare la raccolta e contribuire a sdrammatizzare un minimo la situazione con un tocco di humor, che non guasta mai, racconta Emma Calvo, portavoce del collettivo.

Covid Art Museum (@covidartmuseum) su Instagram

Pur essendo solo uno dei moltissimi account di questo genere, Covid Art Museum si distingue per presentare una selezione piuttosto curata ed eterogenea di lavori, che include il lavoro di veri artisti  – non necessariamente creati per questo progetto – ma è molto inclusiva rispetto anche alle proposte arrivate da contributors di ogni genere e livello.

A riprova della qualità del progetto, il fatto che l’account sia seguito anche da personaggi di spicco del mondo della creatività.

Altri progetti nascono rispondendo a open call di società di comunicazione o piccole entità culturali, tra questi, il sito Postcards From Isolation – da un’idea di Sabato.studio, Anna Wojnarowska, Lorenzo Migliorero, Jacopo Botticelli – che chiede al mondo in isolamento, di partecipare inviando piccole cartoline elettroniche di puro coding, che giochino sul tema: pre / post Covid-19.

Fabio Ottavini di sabato.studio, per “Postcards From Isolation”

Infine, il progetto Atlas of Everyday Objects — In the Age of Global Social Isolation, a cura di The Observational Practices Lab, Parsons School of Design, co-diretta da  Pascal Glissmann and Selena Kimball, che si propone di creare un archivio della inedita condizione di isolamento collettivo, andando ad indagare sul significato degli oggetti di casa, traslato dalla nuova condizione di vita in isolamente.

“Atlas of Everyday Objects — In the Age of Global Social Isolation”

Si chiede di scegliere e fotografare 9 oggetti tra quelli che hanno assunto un nuovo significato dall’inizio del lockdown e raccogliere queste foto in una griglia 3 x 3 da pubblicare sul proprio account Instagram con l’hashtag #objectsofmyisolation.

La dimensione della diffusione del progetto risulta in definitiva abbastanza simile a quella del Covid Art Museum , arrivando a raccogliere circa 450 contributi.

Oppure continua a esplorare questo tema cliccando sulle etichette rosse