Feste e Rave

Mappa delle diverse sale aperte per il rave online su Zoom, “The Zone”, illustrazione Gaia Harvey Jackson (Source: Bloomberg)

“No matter the circumstances, people will always find a way to party”

Grant Armour *

Privati della possibilità di incontrarsi nei locali notturni, alle feste, ai festival o nei club, anche i frequentatori abituali di questi intrattenimenti, si rivolgono al digitale, per trovare un’alternativa temporanea.

Combinando l’utilizzo delle piattaforme che permettono a più utenti di collegarsi in modalità conferenza –  come Zoom o Houseparty  – con le piattaforme studiate per lo streaming di live musicali – come Twitch – si iniziano ad organizzare delle feste in cui i musicisti e DJ trasmettono la propria musica, andando in video live dai propri appartamenti o studi di registrazione – o nei casi delle feste gestite da strutture professionali, anche da spazi spettacolari, a porte chiuse – e il pubblico partecipa collegandosi da casa propria in simultanea, per ballare la stessa musica, guardando il Dj,  come ad una vera festa, potendo anche vedere gli altri utenti in diretta e interagire con loro via chat, o a voce su rooms separate.

Sta alla fantasia del Dj e di ognuno deI partecipanti, presentarsi alla videochiamata con abbigliamento spettacolare, sfondi digitali fantasiosi, o setup festaioli delle proprie case, contribuendo a creare l’atmosfera di un vero party.

La rivoluzione, anche in questo campo, non sta tanto infatti, nell’utilizzo di mezzi che già esistevano, ma nel trasporne l’uso – in questo caso da videoconferenze generalmente di lavoro, a momenti di intrattenimento e svago  – e nello sforzo collaborativo per utilizzare creativamente il mezzo e renderlo efficace allo scopo.

Già a fine marzo numerose feste e rave online vengono organizzati anche professionalmente per un numero di persone che in alcuni casi poteva arrivare fino a 5000 persone in contemporanea – tale è il numero massimo di contatti simultanei che permette di raggiungere la piattaforma Zoom – ma che nella maggior parte dei casi era ristretto a un numero decisamente inferiore di persone, per permettere un minimo di interazione tra i partecipanti.

Alcuni festival di musica elettronica hanno utilizzato l’alternativa virtuale per cercare di non sparire dalla scena e di essere dimenticati dagli utenti, una volta cancellato l’evento fisico. 

La versione digitale dell’evento cancellato consiste spesso in una serata fissa settimanale di live streaming, che permette ai DJ che erano previsti nella lineup, di esibirsi ugualmente per lo stesso pubblico e virtualmente per un pubblico anche maggiore. 

E’ il caso questo, per esempio, del piccolo festival Psy-Boutique Festival che trasmette su Twitch da fine marzo ogni giovedì sera, offrendo anche un link per collegarsi su Zoom e ascoltare o ballare insieme agli altri partecipanti; i biglietti acquistati per l’edizione 2020 del festival, sono rimasti validi per il 2021 e il pubblico, orfano dell’appuntamento che era previsto per maggio, viene così intrattenuto virtualmente fino all’inizio della prossima edizione.  

Molte altre iniziative nascono ex novo, proprio grazie alla consuetudine ormai accettata ed acquisita, di seguire i DJ set da casa propria, inizialmente riunendosi con i propri amici solo virtualmente, ma in prospettiva, finito il periodo di lockdown, anche riunendosi in piccoli party casalinghi dove la qualità dell’intrattenimento musicale diventa improvvisamente professionale.

Saturday Night Lockdown: Dance Culture”, flyer di promozione di uno degli eventi, giugno 2020

Ne sia di esempio l’iniziativa Saturday Night Lockdown: Dance Culture, nata su una pagina Facebook il 23 marzo scorso, che trasmette ogni sabato sera per 6 ore consecutive, con 5 set di genere musicale differente, che si svolgono contemporaneamente, tra cui scegliere o saltellare, che così si descrive: “Online, interactive, multimedia PARTY with 5 rooms of music to choose from! 40 artists live streaming from around the World – Keeping tha VIBE ALIVE!”

Anche alcuni grandi club si sono messi in gioco direttamente per intrattenere la propria clientela e perché lo staff potesse essere pagato, di solito tramite donazioni facoltative, ma a volte chiedendo un biglietto. Il club Nowadays nel Queens, a New York, si è trasformato in Virtually Nowadays, con i suoi DJ che suonano dal vivo dalle proprie case o dagli studi, mentre il performance bar di Londra House of Yes ospita le feste su Zoom. 

Tra le  feste a pagamento, alcune sono state organizzate con enorme sforzo virtuale; quelle più glam prevedevano anche più stanze, con diverse atmosfere e generi musicali.

Scene da un rave online su Zoom (Source: PAPAER Mag)

La festa The Zone, per esempio, divenuta famosissima, si svolgeva in un club virtuale di 16 stanze, su Zoom a pagamento e con tanto di bouncer che all’ingresso online si accertava che gli ospiti fossero adeguatamente vestiti e che adeguato fosse anche il setup della stanza e la fornitura di drinks, come previsto dal dress code.

Alcune stanze erano programmate come chat rooms  per interagire con gli altri ospiti e a fine serata, il pubblico ancora presente, veniva radunato nella stanza della vasca idromassaggio, per entrare nella quale era richiesto di cambiarsi indossando un costume da bagno. 

Alcune stanze sono state intenzionalmente rese “segrete” fino a quando qualcuno non ti forniva la password.

Molto popolari sono diventate anche le feste queer Club Quarantene, nate da un omonimo account Instagram. Gli ospiti acquistano i biglietti per 10$, o possono pagare 80$ per una stanza privata per festeggiare insieme a DJ famosi su Instagram e ballerini di burlesque. Per queste feste è previsto un dress code.

Un DJ suona per “Club Quarantine” (Source: PAPER Mag)

Welcome to Club Quarantine, the hottest virtual gay club you’ve ever logged onto”.

Spiegano gli organizzatori: “Ogni notte dal 15 marzo, tra le 100 e le 1000 persone si sono riunite al Club Q, in teleconferenza su Zoom per bere, ballare, flirtare, vestirsi e sfuggire alla solitudine della quarantena. È un club perfetto: la musica è sempre ottima, non c’è mai una cover, i drinks sono gratuiti, anche se ognuno deve procurarsi il proprio. Quando non hai più voglia, puoi semplicemente premere “Esci dalla riunione” e camminare per qualche metro fino al tuo letto, senza nemmeno dover chiamare un Uber”.

Alcune feste virtuali sono state organizzate anche su piattaforme di gaming, come Minecraft, dove è nato il  Club Matryoshka, un club per soli membri cui si accedeva tramite un server Minecraft privato a Manila. 

Questa piattaforma ha ospitato tra l’altro anche un festival musicale virtuale di 24 ore il 26 aprile.

Volendo avere un’esperienza più immersiva, ove si  fosse già in grado di utilizzare le piattaforme di realtà virtuale, si poteva prendere parte ad alcune grandi feste lanciate anche in quegli ambienti. Second Life, per esempio, caduta un po’ in disuso negli ultimi anni, ha ripreso vita durante il lockdown, ripopolandosi di  vecchi fruitori che da tempo non vi accedevano, grazie a eventi come il grande rave virtuale “Limp Pumpo“. Con una line-up di tutto rispetto, che includeva artisti come DJ Loser, Mutant Joe e il rapper di Los Angeles Kreayshawn, la festa ha intrattenuto i partecipanti per 24 ore.

DX: Il Club Matrioska sulla piattaforma di gaming Minekraft; SX: una festa sulla piattaforma Second Life [Screenshots]

Il decoro scanzonato prevedeva, invece delle disco balls, delle spore animate di coronavirus che giravano sul soffitto sopra la pista da ballo, mente il bar serviva test virtuali di positività al Coronavirus per 5 Linden Dollars, la valuta di Second Life.

Ritorna anche qui, dunque, come nel caso degli esperimenti sui concerti live, la sperimentazione di nuovi formati di intrattenimento sulle piattaforme di gaming.

Gli esperimenti di questo tipo, però, non sono destinati ad avere probabilmente lunga vita. 

Se già le video-feste alla lunga hanno cominciato ad essere noiose per il pubblico, ancora maggiormente lo è l’idea di dover muovere se stessi e prendere parte alla socialità tramite un avatar, senza contare l’expertise che questa operazione richiede. Essere uno spettatore passivo di un contenuto spettacolare, insomma, come nel caso dei concerti organizzati su queste piattaforme, è ben altra cosa dal dover divenire un provetto utente di un ambiente  digitale complesso.

Lo scarto definitivo, comunque, è dato dalla qualità e dalla popolarità della proposta artistica: il fatto che i DJ set o le performance musicali presentate in video siano di particolare pregio o che rappresentino l’unico appuntamento per veder esibire un artista, determinano ancora e sempre la popolarità reale dell’evento.

Anche nel caso delle video-feste, passata l’eccitazione della novità, solo la situazione di emergenza e il fatto che in collegamento video fossero presenti molti veri amici con cui interagire, ha tenuto viva per un periodo la consuetudine.

* Regista londinese specializzato in documentari e video musicali

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