
“Die Party geht online weiter!”
Club Commission Berlin *
Volendo parlare della scena musicale, è impossibile non notare immediatamente come le vicende intorno a questa categoria si distinguano purtroppo per un primato negativo.
Gli eventi musicali dal vivo sono stati tra primi ad essere fermati e tra gli ultimissimi ad essere nuovamente autorizzati e comunque in una forma di frequentazione molto contingentata e molto poco spontanea.
Con il decreto del 1 marzo 2020 che sospende qualsiasi tipo di manifestazione in Italia, le performance musicali subiscono lo stesso destino di ogni altro evento con pubblico dal vivo, cosa che poco dopo accadrà anche negli altri Paesi d’Europa e del mondo.
Se su altri tipi di situazioni di compresenza, ci sono dubbi in merito a come agire o differenze di reazione da parte dei diversi Paesi – scuole e luoghi di culto, per esempio – sul tema spettacolo si ha, invece, l’unanimità di parere e azione.
La maggior parte delle sale e delle organizzazioni cancellano immediatamente i propri eventi in programma, ma un’intuizione balena altrettanto velocemente in alcune altre: grazie alla possibilità di andare live sui propri account di Facebook e Instagram, o ad alcune piattaforme dedicate, alcuni di questi eventi possono svolgersi comunque a porte chiuse e in streaming.
Da questo momento in poi si perderà il conto della quantità di appuntamenti che andranno live in streaming, gratuiti per la maggior parte e spesso accompagnati dalla richiesta di donare ad organizzazioni benefiche o di categoria.
Non è solo il tema degli spettacoli cancellati, in se stessi, a preoccupare, infatti e dei biglietti che sarà necessario rimborsare o smettere di vendere, ma anche la sopravvivenza stessa delle strutture che di questi eventi vivono e hanno personale impiegato ed enormi costi fissi.
A cascata, il problema va a toccare immediatamente anche i lavoratori – per esempio del settore tecnico e della comunicazione – che lavorano a chiamata e nel mondo dello spettacolo rappresentano un numero molto consistente e quindi degli artisti stessi che, escludendo i più noti che possono contare su un proprio patrimonio sufficiente a potersi permettere lunghi periodi di inattività, in molti casi vivono soprattutto delle esibizioni dal vivo.
Prim’ancora che alcune strutture riescano a mettere insieme delle produzioni-lampo per garantire lo svolgimento in streaming di almeno alcuni degli spettacoli previsti e cancellati, molti musicisti, molti DJ e personaggi dello spettacolo in senso esteso, con il passare dei giorni, si organizzano anche autonomamente per trasmettere live dai luoghi dove si trovano in isolamento, ovvero, da casa propria o dal proprio studio di registrazione.
Questo, sia con l’intento di non sparire improvvisamente agli occhi del pubblico – data la valanga di concerti, spettacoli e incontri saltati a migliaia tra febbraio e marzo – sia nell’ottica di intrattenere il proprio pubblico, bloccato in casa dalle ordinanze che man mano in quasi tutti i Paesi imporranno ai propri cittadini di restare in casa in regime di lockdown totale o almeno parziale.
La creazione di un filo quasi diretto tra artisti e pubblico bloccato in casa, verrà anche molto sollecitato e incoraggiato dai governi locali e nazionali, proprio data la necessità di convincere le persone, in modo rapido ed efficace, a restare a casa con la presunta consolazione di vedere anche i propri beniamini nella stessa condizione, ma soprattutto di avere sufficienti fonti di intrattenimento e di averne di nuove, anche inattese, addirittura in una forma di contatto quasi personale con i propri favoriti.
Hashtags quali #iorestoacasa, #stayhome #istayhomefor e simili, vengono utilizzati nei post che proliferano su ogni piattaforma, anche sui profili di personaggi notissimi, nell’urgenza di esprimere la vicinanza ai propri fans e di dare il buon esempio e vengono elevati a slogan, a filtri e stickers per Instagram e per la personalizzazione dei profili dei social media, o diventeranno il nome di portali generati a effetto immediato, per radunare i link alle principali iniziative nate in conseguenza del lockdown.
Data l’impossibilità di muoversi da casa e di avere aiuto o materiale tecnico per realizzare queste performance, che vengono trasmesse spessissimo in diretta, molte saranno le soluzioni casalinghe e quindi estremamente semplici adottate dagli artisti; ma proprio questo carattere casalingo ed arrangiato, che in alcuni casi viene impreziosito da piccole idee creative soprattutto in tema di setup, darà in molti casi a queste trasmissioni un flare che in qualche modo diventerà caratteristico di questa breve intensissima epoca.
Molti artisti creano degli appuntamenti fissi o addirittura quotidiani, o un piccolo palinsesto e alcuni arriveranno a mettere insieme in poche settimane, anche dei piccoli programmi televisivi.
Nascono, dalle performance casalinghe, anche progetti collaborativi: brani eseguiti a casa dai musicisti di orchestre, bande, cori e filarmoniche, ognuno individualmente per la propria partitura, ripresi con il proprio telefono e poi montati in studio, a comporre i brani interi; tra queste, La Filarmonica della Scala di Milano, per esempio, che esegue per festeggiare la Pasqua, il Canone di Pachelbel.
Con questa modalità, vengono organizzati anche giganteschi concerti modello Live Aid, dove ogni cantante si esibisce da casa propria e i contributi vengono presentati e diretti da una regia di tipo televisivo – è il caso questo di “One World: Together At Home”, concerto di beneficenza organizzato da Global Citizen e curato dalla cantante Lady Gaga, a sostegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha visti coinvolti, tra i più di 100 artisti, anche Paul McCartney, Billie Eilish, Annie Lennox e i Rolling Stones che si sono esibiti in simultanea, suonando il proprio strumento ognuno da casa propria.

In Italia, con questa stessa modalità, la RAI organizza: “Musica che unisce”, in sostegno alla Protezione Civile, mentre il Concerto del Primo Maggio, organizzato tradizionalmente dai sindacati, per la prima volta anziché svolgersi dal vivo in Piazza San Giovanni, a Roma, si svolgerà live da diverse sale da concerto, dove gli artisti si esibiscono a porte chiuse.
Nelle stesse settimane alcune agenzie e organizzazioni del settore musicale mettono a regime formati di carattere più professionale per trasformare in versione digitale le serate e i festival che sarebbero stati previsti per i mesi successivi o per permettere ai propri artisti di raggiungere il pubblico, smanioso di evasione.
Live di musica elettronica in solitaria e Dj sets vengono trasmessi, oltre che dagli appartamenti degli artisti, anche da sale attrezzate per suonare deserte, da club a porte chiuse o da locations spettacolari nel rigore della solitudine e seguiti in diretta da casa, dai fan che in molti casi si radunano idealmente in feste digitali ballando simultaneamente sulla stessa musica.
Feste e veri rave online, che durano in alcuni casi notti intere, si organizzano sia da parte di gruppi spontanei, sia a livello professionale.

Con questi spettacoli si raccolgono cifre in alcuni casi anche consistenti: è il caso per esempio della serie di Dj sets “United We Stream”, organizzato dalla Club Commission di Berlino che raccoglie in 4 mesi di attività più di 1.5 milioni di Euro per donazioni dirette del pubblico.

Se fin qui si è parlato di operazioni a titolo gratuito o mirate a raccogliere donazioni per beneficenza, altri episodi rimandano invece a operazioni commerciali di grande portata.
Tra aprile e maggio vanno online, tramite piattaforme di gaming, alcuni esperimenti di grandi concerti a pagamento, per un numero limitato di contatti simultanei, quindi con una logica simile a quella di un vero concerto con capienza limitata.
Tra i più clamorosi esperimenti, il concerto gratuito di Travis Scott su Fortnite che sfondano il World Guinness Record con 27 milioni di spettatori in tre serate e il concerto delle star del pop sudcoreane, i BTS, che totalizzano 757.000 contatti simultanei, determinando il record tra i concerti in streaming a pagamento.

* [“La festa continua online!” ndt] Commissione regionale per la gestione dei club di Berlino
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