
“Noi crediamo che un’istituzione come la Triennale non possa mai smettere di produrre cultura”
Stefano Boeri *
Come già accennato, parlando del contesto in cui le più grandi trasformazioni nel modo di fare cultura hanno avuto inizio, nella primavera del 2020, La Triennale di Milano ha avuto il merito indubbio di reagire alla situazione di emergenza con una prontezza ed una efficacia che si sono distinti nel panorama italiano.
Stefano Boeri, presidente della Triennale, sembra accogliere e far proprio l’invito del Sindaco di Milano Giuseppe Sala, che a fine febbraio, al motto di #milanononsiferma, aveva invitato i cittadini a non lasciarsi travolgere dalla paura e cercare in tutti i modi di proseguire con le proprie attività quotidiane e lavorative, nonostante le limitazioni imposte dall’emergenza che iniziano a pesare sulla città e sul Paese.
Domenica 1 marzo, Boeri va in onda live dall’account Instagram della Triennale, annunciando l’intenzione dell’ente di avere una programmazione che si svolgerà nell’edificio chiuso al pubblico e presenterà delle performance, degli interventi di diversi personaggi della cultura e dei contributi di contenuto vario.

Spiega Stefano Boeri: “In un momento di crisi generale come quello attuale è importante recuperare il senso profondo di questo termine a partire dalla sua radice etimologica: krisis, in greco, significa ‘scelta’ o ‘decisione’. Una crisi quindi rappresenta e comporta una scelta. Tale processo decisionale può portare a forzare i limiti contingenti e a trasformarli in opportunità creative. Questa può allora diventare l’occasione per ripensare natura e funzioni di una istituzione culturale come Triennale con l’obiettivo di sperimentare nuove formule di partecipazione e inedite modalità di veicolazione e creazione dei propri contenuti”.
Si inizia il 5 marzo con una serie di performance – tra queste, una del duo Goldschmied & Chiari, una del musicista Saturnino, una della danzatrice Silvia Bertocchi che si tengono nelle sale vuote della Triennale, ad enfatizzare la desolazione dell’edificio senza la presenza del pubblico, ma anche a voler sfruttare, al contempo l’edificio in modo diverso, adeguandosi alla situazione peculiare.
Ancora non si può immaginare che nel giro di pochi giorni la situazione andrà precipitando e nessuno potrà più muoversi da casa.
Ben presto, infatti, con un ulteriore cambio di direzione brillante e rapidissimo, si imposta la modalità definitiva di lavoro che animerà l’ente Triennale per i tre mesi successivi: su un’idea di Joseph Grima, direttore del settore Design della Triennale e immediatamente condivisa da tutto il comitato scientifico, dai direttori e dai curatori dell’ente, si avvia una programmazione intitolata “Decamerone”.
Citando e riprendendo l’idea alla base del “Decamerone” di Giovanni Boccaccio di produrre un racconto al giorno per intrattenersi durante il periodo di immobilità imposto dalla peste, tre dei direttori delle diverse sezioni della Triennale (Lorenza Baroncelli, Joseph Grima, Umberto Angelini), alcuni dei curatori dell’ente ( Gianluigi Ricuperati, Leonardo Caffo, Paola Nicolin, Antonio Ottomanelli, Davide Giannella) e il presidente stesso Stefano Boeri, alternandosi, condurranno un’intervista al giorno a diversi personaggi del mondo della cultura, invitandoli a riflettere sulla situazione contingente e a provare ad immaginare il mondo alla fine della pandemia.
Le interviste si svolgono tramite Instagram live, ogni giorno alle ore 17.00.
Questo formato, molto snello e molto diretto, si rivela, pur nella sua essenzialità, estremamente adeguato alla situazione contingente: innanzitutto permette sia agli intervistatori sia agli intervistati di portare avanti il progetto pur trovandosi in luoghi differenti, poi permette al pubblico di intervenire direttamente con domande, note e commenti e infine crea un senso di vicinanza che nel momento di emergenza e di incertezza persino per il quotidiano, è particolarmente ricercato e apprezzato.
La varietà dei temi trattati, il livello per lo più altissimo degli ospiti invitati, la qualità delle interviste stesse, determina definitivamente il successo dell’iniziativa; mentre l’alternanza nella conduzione – che ha dato carattere diverso ad ogni filone di dibattito e i toni informali, ma sempre colti – creano un modello che viene immediatamente ripreso da molte altre entità culturali: la Triennale non si è fermata e ha trascinato e in qualche modo ha “costretto” ogni altra istituzione italiana, e non solo, a fare altrettanto.
Molte altre istituzioni, infatti, hanno adottato questa formula, replicandola su Instagram e su altre piattaforme, con discreto successo, sebbene la qualità e più ancora un certo speciale flair, che la Triennale è riuscita a dare alle proprie interviste del “Decamerone”, siano rimasti impareggiati.
Spiccano in questo ciclo, l’intervista a Cino Zucchi, quella a Ferdinando Verderi, a Michele De Lucchi, a Giovanna Melandri, a Paola Antonelli e quella a Formafantasma, che a loro volta sono intervistatori in un ciclo simile di incontri, per conto della Serpentine Gallery [il cortocircuito tra intervistati e intervistatori, si produce spesso tra marzo aprile e maggio, soprattutto intorno alle figure di Leonardo Caffo, Formafantasma e Emanuele Coccia].
Questi interventi – e quelli di simile qualità e modalità, predisposti da altri enti – hanno saputo trasformare la percezione della cosiddetta quarantena, facendo intuire man mano come si trattasse di un momento enormemente trasformativo e di grande crescita intellettuale, seppur nella sua tragicità ed hanno scandito le giornate in modo piacevole e importante, come le piccole routines di piaceri trafugati che – impariamo da libri e film – aiutano a superare i momenti di difficoltà e immobilità, riuscendo a volte a segnare addirittura questi periodi in modo positivo.
Questi aspetti, che certamente risiedevano nelle pieghe dell’intento di queste iniziative – così come lo era nel vero “Decamerone” – sono passati, sono arrivati, sono stati importanti e hanno fatto la differenza.
Piccolo dettaglio, ma significativo: quasi ogni giorno, in apertura, le interviste del “Decamerone” della Triennale sono state presentate come facenti parte di una serie, accreditando esplicitamente la luminosa intuizione avuta da Joseph Grima, dimostrazione, questa, oltre che di grande carattere e nobiltà, della coscienza piena che si trattasse di un vero e proprio nuovo format e forse, pensandoci a posteriori, di un vero e proprio nuovo piccolo formato di azione culturale.
*Presidente de La Triennale di Milano
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