Vogue Global Conversations

Anna Wintour, nella sua casa di New York, durante il Lockdown ©Instagram @Voguemagazin

“Quando la gente mi chiede della guerra, di quanto sia difficile realizzare e pubblicare un magazine come Vogue in questo momento, rispondo sempre: che razza di rivista credete che sia? Le mode non sarebbero tali se non rappresentassero lo spirito, le necessità e le restrizioni del loro tempo” 

Edna Woolman Chase *

Se WWD, come visto, è la rivista che sembra muovere le sorti della moda, dall’interno, Vogue è naturalmente la rivista cui tutto il mondo guarda, non solo per inquadrare lo stato dell’arte, ma per immergersi in cosa ancora non è stato visto e avere le proiezioni su ciò che il mondo si impegnerà a superare entro l’anno successivo.

In questo spirito e quasi a ricordare un comandante impassibile sulla prua della nave maestra, durante una tempesta, sentendosi probabilmente in dovere di rassicurare, incoraggiare e spronare gli equipaggi, indicando una direzione per traghettare simbolicamente la flotta fuori dal ciclone, Anna Wintour, celeberrima direttrice di Vogue, convoca ciò che potrebbe essere descritto come gli Stati Generali del sistema moda, organizzando, insieme agli editor di diverse edizioni della rivista nel mondo (British Vogue, Vogue America, Vogue Mexico…) e con inizio il 14 Aprile, una serie di incontri live, via Zoom, intitolata: “Vogue Global Conversations”.

Per il lancio della serie di incontri, Anna Wintour riesce a stravolgere ogni precedente, creando un caso (mediatico) nel caso, grazie ad un’immagine che resterà negli annali della rivista e nel nostro immaginario per sempre: si fa fotografare in casa, alla scrivania disordinata, con indosso un maglione e una tuta da ginnastica. La foto compare sull’account Instagram @Voguemagazine.

Vogue Global Conversations, Anna Wintour introduce [Screenshot]

Durante gli incontri, cui il pubblico di tutto il mondo è invitato a partecipare gratuitamente e ad inviare le proprie domande  in un numero limitato a 5000 “posti”, Vogue chiede a diversi attori del mondo dell’alta moda, di anticipare – questa volta con le parole, anziché con i propri disegni e progetti – i destini dell’alta moda, attraverso l’analisi di alcuni temi fondamentali: “Il futuro della creatività”, “Il futuro delle sfilate”, “Il futuro dell’e-commerce”, “La Creatività durante la crisi” “Reinventarsi durante la Crisi”  

 “Fashion is too often criticized for being elitist. We know better: that this community is about all of us.”…“We need to talk frankly and openly about what fashion is going through, but just as importantly, we need to start imagining what comes next. Please join us

Anna Wintour

Intervengono, oltre agli editori di Vogue in questione, grandi stilisti – da Marc Jacobs a Stella McCartney a John Galliano – giornalisti, CEO di grande aziende di moda – da Balmain a Moncler a Balenciaga – direttori artistici e direttori creativi di grandi firme come Marni o Valentino.

Vogue Global Conversations, “The Future of Creativity” [Screenshot]

Nell’ottica di ripensare tutto, la moda sembra scivolare inesorabilmente  – come già introdotto – verso i temi della sostenibilità (per esempio, ma non solo, nella produzione, nella provenienza e consistenza dei tessuti, nel ciclo di vita dei capi, nella riduzione dell’impronta di Carbonio) e verso il seasonless – come predicato da Giorgio Armani – un abbigliamento non legato in modo esasperato ai trend, ma realizzato per durare in termini fisici e stilistici, per essere finalmente indossato ma anche riutilizzato, magari venduto e rivenduto: “Il che potrebbe significare – scrive ancora Miles Socha – che verranno fabbricati e acquistati meno capi, quindi una contrazione dei volumi, che avrà un impatto duro sui produttori, a breve termine, ma a lungo termine potrebbe aiutare a risolvere il problema della sostenibilità”

“Sustainability is learning how to work within limitations and parameters, which, in my opinion, is great for creativity. As Stella was saying, we don’t live in an endless cornucopia of natural resources. We have to balance production and consumption… Waste, at the end of the day, is a design flaw. It doesn’t exist in nature.”

Gabriela Hearst

Si introduce anche il discorso che già pervade ogni altra piattaforma di discussione, sul ruolo del digitale nella riduzione degli eventi in presenza e della riduzione dei movimenti attraverso il globo delle migliaia di figure  – tra modelle, giornalisti, buyer, celebrities – che ruotano attorno ad ogni evento della moda.

Spiccano per lucidità, incisività e freschezza nella proposizione di una visione del futuro, le stiliste Stella McCartney e Gabriela Hearst, il direttore creativo di Balmain, Olivier Rousteing e soprattutto Cedric Charbit, CEO di Balenciaga, dalle cui parole, pronunciate nel proprio intervento, prende titolo questo lavoro.

Vogue Global Conversations, “The Future of Creativity”. Intervengono: Marc Jacobs, Stella McCartney, Gabriela Hearst, Kenneth Ize.
Conducono: Edward Enninful, Eugenia della Torriente

* Edna Woolman Chase, direttrice di Vogue America per 38 anni, in uno speech del 1941

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