
“What we can’t predict, it’s actually what will stick”
Anna Cox *
E’ il 4 marzo 2020.
Con il Dpcm del 1 marzo 2020, la Presidenza del Consiglio ha sancito, per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, “la sospensione, sino all’8 marzo 2020, di tutte le manifestazioni organizzate, di carattere non ordinario, nonché degli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico”.
Tutti gli enti stanno cancellando a cascata i propri eventi in calendario, ma la Triennale di Milano – che ha in programma per quel giorno l’incontro pubblico intitolato “Verso la XXIII Esposizione Internazionale di Triennale Milano”, decide che l’evento si terrà comunque, in diretta streaming sui propri canali Facebook e Youtube.
Con questa decisione, e con l’affermazione esplicita di non aver voluto cancellare l’evento, proprio per affermare che l’ente Triennale sente la responsabilità di continuare a produrre cultura, anche in una situazione di emergenza che impone degli ostacoli logistici, il Presidente della Triennale Stefano Boeri, lancia una programmazione che verrà portata a avanti da quel giorno, ogni giorno alla stessa ora, dall’ente Triennale, per tre mesi e poi ripreso da quasi ogni altra istituzione culturale e dai singoli attori del mondo della cultura: si trasmette a porte chiuse e poi si arriverà a trasmettere da casa, ma la macchina non si ferma.
Si accendono le webcam prima, e le microcamere degli smartphone, poi e prima ancora che ce ne si renda conto, il pubblico cui ci si rivolge si è ampliato e moltiplicato infinitamente, poiché in diretta streaming ci si rivolge improvvisamente potenzialmente a tutto il mondo.
Da quel giorno streaming sarà una delle parole più utilizzate in assoluto e probabilmente l’attività più praticata dai cittadini del mondo bloccati nelle proprie abitazioni, mentre il mondo interrompe man mano tutte le attività non strettamente legate alla sopravvivenza e sostanzialmente, chiude.
Già a inizio febbraio, la Cina e la Corea avevano comunicato ufficialmente la sospensione della partecipazione delle proprie aziende al Salone del Mobile 2020, gettando l’ente fiere di Milano nello sconforto e facendo suonare in Italia un primo campanello d’allarme che non smetterà più di suonare, mentre fioccavano sempre maggiormente, in Italia e in tutto il mondo, i provvedimenti di restrizioni e divieti che andavano rendendo lo svolgimento delle normali attività ricreative e poi più genericamente quelle di gruppo e quelle pubbliche, nonché i viaggi e gli spostamenti, sempre più impossibili.
Pochi giorni dopo, Giorgio Armani chiude la settimana della moda di Milano, facendo sfilare le proprie modelle a porte chiuse, lo stesso giorno in cui il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, annulla ufficialmente il Carnevale di Venezia.
Bisognerà aspettare la fine di Marzo, perché siano cancellate e spostate in blocco al 2021 le Olimpiadi di Tokyo 2020 ed annullato il Salone del Mobile di Milano, benché se ne vociferasse ormai da molte settimane; ma il mondo a questo punto è già cambiato e a parte lo stupore non sopprimibile, generato soprattutto dallo stop ai giochi olimpici che solo la Seconda Guerra Mondiale aveva potuto fermare, nel 1940 (e per un caso tragicamente sfortunato, proprio in Giappone) i cittadini del mondo si sono già arresi a veder smaterializzarsi ogni tipo di manifestazione pubblica di grande, grandissimo, medio, o piccolo formato.
Queste poche settimane di marzo, infatti, saranno determinanti e rappresenteranno una cesura nel modo di fruire la cultura che le nostre generazioni hanno per gran parte sperimentato e raramente messo in discussione: preferibilmente di persona, dal vivo e marchiato, di conseguenza, da una gerarchia di fruizione legata alla potenza economica.
Nonostante le possibilità aperte dalla nascita della televisione prima e del World Wide Web successivamente, il valore e l’importanza della partecipazione di persona ad ogni tipo di esperienza, sia in ambito ludico che lavorativo, non sono mai stati messi in discussione e hanno, anzi, negli ultimi due decenni acquisito un ruolo sempre più determinante, al punto da arrivare a raggiungere e forse scavalcare l’ambizione a possedere: esserci più che avere, la cosiddetta experience, come oggetto immateriale più ambito: viaggiare per essere presenti ad una situazione, incontrare di persona i protagonisti, assistere live ad un fenomeno.
D’altra parte, per essere sempre più presenti bisogna sempre più viaggiare, moltiplicare le possibilità e la velocità di spostamento.
Da sempre l’uomo anela al superamento dei propri limiti in termini di velocità; non solo la scienza e la tecnica, ma anche le speculazioni artistiche e intellettuali, nella sfida a creare degli immaginari fantastici e fantascientifici hanno per lo più speso energie nel creare un immaginario di velocità e annullamento delle distanze.
Ed intorno alla velocità, in marzo, si gioca tutto: nella velocità negata – dai provvedimenti che vietano gli incontri e la vicinanza fisica, gli spostamenti i viaggi – e nella velocità di reazione: l’immobilità richiesta dalla situazione sanitaria non ammette, di fatto, l’immobilità di reazione.
In un mondo veloce, che tiene ritmi concitati nemmeno più per scelta, ma ormai per un inarrestabile obbligo, il cambiamento avviene in pochi giorni, ma il tono e la direzione del cambiamento vengono determinati in effetti in pochi attimi, dai soggetti in grado di reagire immediatamente, in modo pratico, semplice ed efficace. Soggetti, questi, che già abbiamo definito come game-changers; tra questi, certamente la Triennale di Milano, da cui è partita questa storia.
* cit. Anna Cox, Prof. of Human-Computer Interaction, UCL Interaction Centre
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